di Daniela Nutini
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Luigi XV di Francia era bello.
Addirittura era considerato il più bell’uomo del regno. Scampato alla decimazione di tutta la sua famiglia da parte del morbillo e dell’inetto medico reale Fagon, si salvò perché la sua governante lo nascose. E così succedette al nonno, il Re sole. Ma era ancora troppo piccolo, e Reggente fu Filippo, duca di Orleans, figlio del fratello di suo nonno. Un uomo strano, intelligente e buono, immerso in tutti i vizi, figlio di due strani genitori, l’effeminato Monsieur e la mascolina Madame, la Principessa Palatina.
Filippo amò il suo pupillo: era affettuoso pieno di attenzioni, ma morì presto in seguito ai bagordi, alle donne, al buon cibo, agli eccessi di ogni tipo. Gli successe come reggente il Duca di Borbone, futuro principe di Condè. Anche lui si prese a cuore il real fanciullo, che era un ragazzo affabile, buono, intelligente, afflitto da una timidezza patologica che lo rese sempre simpaticissimo tra gli intimi, seppur duro e scostante nella folla.
La sua infanzia fu di un orfano. A sette anni fu tolto dalle mani della governante e dato in custodia agli uomini. Il piccolo re si attaccò alle gonne di Madame de Ventadour, piangendo disperatamente, ”Maman, maman”.
Poi fu allevato da Re. Latino, storia, matematica, comportamento, astronomia, disegno, incisione e, come manualità, la tipografia. Poi ancora tutta la macchina del governo. Lui cacciava e correva per i boschi con una vitalità che conserverà sempre per tutta la vita.
Era fidanzato con una principessa spagnola che già abitava a corte, ma era una bambina di 5 anni, Luigi 13. Gli erano stati allontanati d’attorno alcuni amici: stava scivolando lungo una china non molto edificante e alle sue domande gli era stato detto che erano stati mandati via ”perché avevano rotto le cancellate del parco”. Lui stette zitto, ma fu poco convinto.
Un matrimonio urgeva e dei figli anche: l’Infanta era troppo giovane. Così fu rimandata da suo padre con grande strepito di cancellerie e la scelta cadde sulla polacca Maria Leszczynska, figlia dello spodestato re di Polonia. Aveva vent’anni, non era bella, era povera, era pia, buona, onesta, educata a stare tra la folla, ballava e cantava, era grata alla sua sorte. Il matrimonio si fece e Luigi si innamorò della sua polacca: era felice, allegro, si dava da fare, proteggeva le arti, abbelliva Versailles. Ebbe 10 figli in brevissimo tempo. Maria si lamentava: ”toujiours cocher, toujours accoucher!” Ma anche il Re si stancò. Lei sfiorì e sembrava sua madre. Lui era giovane, bello, con il temperamento ardente dei Borboni.
Presto arrivò tutta una serie di amanti in carica!
Luigi era timido anche in questo: non andò a cercare troppo lontano. Praticamente passò da una sorella all’altra, 5, cominciando da Madame de Mailly, l’unica che lo amò veramente e non chiese nulla per sé, alle altre su sorelle, una per una, ma i maligni dicevano anche due per volta, fino all’ultima, la bellissima duchessa di Chateauroux. Il fatto era che si trovava a suo agio solo con persone che conosceva veramente, ricominciare da capo era per lui una tortura. E così, ecco le sorelle, sebbene l’ultima fosse più difficile: era infatti innamorata del Duca di Agenois, che fu subito spedito lontano. Lei pose delle condizioni onerose, fu spavalda e intrigante tanto che al suo decesso si parlò di veleno.
Alla morte di questa, il posto risultò vacante. Erano state così avide e spinte dai vari partiti dei personaggi di corte, che Luigi cominciò a pensare che forse una parigina, borghese, di quella classe ricca in ascesa, poteva andargli meglio in confronto a tutte quelle aristocratiche che gli si proponevano ora ad ogni piè sospinto. Entra in scena, tempestivamente Jeanne- Antoinette Poisson.
Ma questa è un’altra storia.
© Daniela Nutini

Ma quanto mi piace quest’epoca, quanto?
La adoro, mi piace e forse aver visto tanti castelli in Francia aumenta il piacere di sentire, ops leggere, storie come queste!
Bellissimo.
Anna