di Ivana Palomba
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Nessuna parolina è più stringata, simpatica ed espressiva di OK (okay), soluzione grafica della sigla O.K.
Anche se di importazione americana, e nel nostro lessico potremmo tradurla con bene benissimo perfetto, non c’è dubbio che OK sia molto più incisiva.
L’origine del termine, diffuso in tutto il mondo, ha impegnato per anni gli studiosi statunitensi che hanno fatto numerosi tentativi per scoprirne l’arcano.
Alcuni hanno prospettato che derivasse dall’abbreviazione di “0 killed” (nessuno ucciso, zero morti) al tempo della guerra di Secessione americana (1861-1865), quando le truppe di ritorno ai loro quartieri, senza aver riportato alcun morto, scrivevano su una grande lavagna “0 Killed”.
Altri che fosse un’invenzione giornalistica del 1839 dove per la prima volta, il 23 Marzo, apparve, inosservata, nella seconda pagina del Boston Morning Post: “It is hardly necessary to say to those who know Mr. Hughes, that his establishment will be found to be ‘A. No. One’ — that is, O.K. — all correct”.
Ma l’ipotesi più accreditata dagli studiosi, fra cui il giornalista e saggista Henry Louis Mencken (1880-1956), ed accolta nell’Historical Corpus dell’Oxford English Dictionary, è che okay derivi da “orl korrect”, forma scherzosa di all correct, slogan usato nel 1840 durante la campagna presidenziale di Martin Van Buren (1782-1862), ottavo presidente degli Stati Uniti d’America. Tutto deriva da un gioco di parole, dal soprannome “Old Kinderhook” dato a Martin Van Buren.
Le elezioni americane del 1840, da sempre a quanto pare molto vivaci e pittoresche, vedevano contrapposti il presidente in carica Martin van Buren e il repubblicano generale Henry William Harrison (1773-1841).
Martin van Buren era nato a Old Kinderhook, piccolo villaggio di Hudson Valley nello stato di Nuova York, e da ciò gli era derivato il nomignolo di “saggio, mago di Kinderhook”.
Il comitato di amici che sostenevano la sua candidatura prese il nome di Old Kinderhook Club abbreviato per comodità prima in O.K. Club e poi più semplicemente in O.K.
Sebbene OK divenisse il grido elettorale più diffuso, la vittoria alle elezioni americane arrise al generale Harrison, il cui mandato verrà ricordato come il più breve della storia statunitense. Infatti il giorno del suo insediamento, 4 marzo 1841, tenne il suo discorso (che detiene il primato come discorso di insediamento più lungo della storia) sotto una pioggia battente rifiutando una qualsivoglia protezione, per non sfatare l’aureola di uomo aduso ai rigori della vita, contraendo così una polmonite fulminante che lo portò alla morte dopo appena un mese.
Dopo che Van Buren fu battuto da Harrison, circolò la voce che OK stava per Orful Kalamity e Orrible Katastrophe.
La sigla OK, molto orecchiabile, ebbe una grandissima fortuna tanto che molti si contendono l’onore di averla inventata. Infatti, come sostengono i linguisti anglosassoni, i suoni “o” e “k” sono presenti in ogni lingua, anche se il termine passando da una nazione all’altra ha subito riadattamenti locali: per i nativi americani “Okeh” (è così), per i greci “ola kala” (tutto bene), per i tedeschi “ohne Korrektur” (nessuna correzione), per gli scozzesi “och aye” (oh sì), per i finnici “Oikea”(corretto).
Nel nostro lessico, la prima attestazione scritta di OK è del 1931 (Dizionario moderno di A. Panzini), ma è divenuto popolare nel 1945 con i soldati americani.
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Bibliografia:
- Monica Harwey, Anna Ravano, Wow. The Word on Words, Grande dizionario Inglese Italiano di parole e di frasi idiomatiche colloquiali e gergali, Bologna, Zanichelli, 1999.
- Henry Louis Mencken, The American Language. A Preliminary Inquiry Into the Development of English in the United States, Cosimo Inc., 2010.
- Edward A. Collier, A History of Old Kinderhook, Putnam’s sons, 1914.
© Ivana Palomba



Nel greco moderno non dicamo “Ola Kala”.
Alla domanda “Pu pas?” ossia “Come va”.
Si risponde “Isse Kalà” che significa tutto OK.
Mentre; benino “Etsi ghetsi”.
Benone o molto bene “Polì Kalà” da non dimenticare l’accento sulla A finale KALA’.
La parola male si dice “Kakò”.
In greco εντάξει=edaxi è il termine più appropiato e veloce e si pone il pollice della mano su in senso positivo.