Oct 272012
 

di Daniela Nutini

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La vita politica del duca di Richelieu è conosciutissima. Giudico inutile il soffermarci. Meno conosciuti sono alcuni suoi aspetti personali e caratteriali che furono tipici di colui che fondò la politica moderna.
Nato da una modesta famiglia nobile, orfano di padre, fu allevato dalla madre Suzanne de la Porte, per la quale aveva un’adorazione, e dalla nonna, in campagna, fra gli orrori di una guerra civile. Era un ragazzo malaticcio, pensieroso, assai studioso.
A causa dei parti difficili della madre, lui e i suoi fratelli furono danneggiati fisicamente e mentalmente. Una sorella morì pazza. Un suo fratello, eccellente prelato e cardinale di Lione, era soggetto ad occasionali crisi di squilibrio mentale, durante questi accessi indossava abiti cremisi ricamati d’oro e affermava di essere Dio Padre.
Più modestamente Armand si credeva un cavallo, galoppava in camera sua, nitriva e tirava calci ai servi che erano costretti a legarlo a una finta greppia in attesa che la crisi finisse. Allora piombava in un sonno profondo e al risveglio non ricordava nulla. Soffriva inoltre di terribili emicranie ed era preda di crisi di epilessia che secondo Anna Gonzaga de Cleves lo portavano alle soglie della demenza e causavano la sua trasformazione in cavallo.
Il suo carattere fu sempre alterato dalle malattie di cui soffriva e lo portarono ad una crudeltà e ad una spregiudicatezza senza limiti. Soleva dire: ”in materia di delitto di Stato bisogna chiudere le porte alla pietà”. Era debolissimo di salute e soffriva molto fisicamente e questo lo indusse ad esercitare un forte autocontrollo. Abituatosi a disprezzare il proprio dolore, era spietatamente indifferente a quello degli altri, e così adottò quella durezza che fu il tratto principale del suo comportamento.

Si sentiva destinato alla carriera delle armi, la famiglia aveva però il vescovato di Lucon e uno dei ragazzi doveva occuparlo. Alphonse, in un primo momento doveva essere Cavaliere di Malta, ma dato che non aveva mai imparato a nuotare, dovere primo dei Cavalieri, fu insignito del vescovato al quale rinunciò per farsi monaco certosino. Toccò così ad Armand, a diciassette anni. Studiò teologia, barò sui suoi anni per essere consacrato vescovo a Roma, ventisettenne, divenne prediletto di papa Paolo V Borghese, e al suo ritorno a Parigi si fa notare, scrive preziosi libretti per la vita di corte.
Ma è con la morte di Enrico IV che gli si spalancano le porte della gloria. Viene nominato Grande Elemosiniere di Anna d’Austria, la futura regina, comincia così la sua scalata, prima come consigliere di Maria de’ Medici e poi come ministro di Luigi XIII e arbitro dei destini d’Europa. Era un maestro nei doppi, tripli giochi con le grandi potenze europee, era astuto, intelligente, tenace malgrado la sua salute malferma, uno statista dal prodigioso autocontrollo. Patisce quotidianamente di febbriciattole, dolori, emicranie, nevralgie, ciononostante il bilancio della sua giornata è superlativo, la sua capacità di lavoro inesauribile. Soffre di emorroidi e ascessi che gli hanno reso un braccio tutto piagato, e la maledizione di dover dividere il suo tempo con medici e medicine lo demoralizza e lo devasta, tanto da avere anche violenti esplosioni di emozioni, crisi di pianto, nonché i suoi famosi attacchi epilettici.
Non ha avuto amori o forti sentimenti. Si conosce solo la sua devozione a Luigi XIII e alla Francia. Con le due regine con le quali ebbe a che fare, si comportò da astuto galante: suona il liuto con Maria de’ Medici, ai suoi piedi, e la regina scoppia in lacrime a sentire le arie italiane. È consunto, affilato, i baffi alla moschettiera, ha il volto emaciato per le notti insonni, tende la lunga mano bianca per ricevere i baci. La manipola, le toglie i suoi amici italiani, le ruba il figlio e le prepara una triste vecchiaia in esilio.
Con Anna d’Austria è diverso. Ne è quasi innamorato, ma lei lo odia. Il suo matrimonio è sterile perché il re si occupa più dei suoi favoriti che di lei. Al cardinale viene quasi in mente di sostituirsi al marito per dare un Delfino alla Francia. Sennonché ad Anna il cardinale non piace per nulla, autoritario, nervoso violento e padrone dell’anima del marito. A quei tempi era ancora bello, con i baffi e il pizzo ben curati, l’alta, magra persona, i begli occhi malinconici, ma la regina aveva ancora nel cuore il duca di Buckingham, il suo amore, che il cardinale aveva brutalmente interrotto. E il Delfino fu concepito miracolosamente in un monastero in una notte di tempesta. Lei amò però il successore e protetto del cardinale, Mazzarino, il bell’italiano.
Richelieu muore a 57 anni nel 1642. Tutti alla fine lo sfuggirono. “Non ha altri amici – dicevano a Parigi – che il carnefice Laffemas, che esegue le sue condanne a morte”.
Il corpo piagato da ascessi purulenti, trova però il modo di dire: ”voglio che Mazzarino mi succeda”. Come ultimo disperato rimedio viene chiamata una medichessa che gli propina la sua panacea: un elisir a base di urina di cavallo. Così, con il sapore degli escrementi animali in bocca, muore l’arbitro dei destini d’Europa.

©Daniela Nutini

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