Con Annarita oramai ci conosciamo da tanti anni, da quando entrambi avevamo i nostri blog sulla piattaforma Splinder, oramai scomparsa. Ci seguivamo a vicenda, lei raccontava di libri e storie per bambini – ma non solo -, io proseguivo le mie escursioni nella storia moderna.
Dopo averla intervistata qualche anno fa (»»qua), adesso sono felicemente sorpreso sapere che ha pubblicato un romanzo, con le Edizioni Fili d’Aquilone, di ambientazione storica, un romanzo che, dalle prime righe, cattura la nostra attenzione e non la molla fino alla fine. Delicato, pieno di sentimenti, dalla bella scrittura, Quando l’usignolo (»»qua) è uno di quei libri che riescono a intrattenere insegnando qualcosa.
- Annarita, insomma, non è questa una piacevole sorpresa, tu che usualmente scrivi di storie per bambini, da dove nasce questa fatica e perché?
Anche questa storia, come le precedenti, è nata dal grande interesse che nutro per l’affascinante universo dei bambini e degli adolescenti. I due precedenti libri (»»qua e »»qua) sono testi di narrativa per la scuola secondaria di primo grado e questo è destinato a un pubblico un poco più grande, i cosiddetti young adults, ma io preferisco dire adolescenti. In particolare mi sono voluta cimentare in una storia di ambientazione storica perché il Medioevo è sempre stato il mio periodo storico preferito e non sono mai stata d’accordo sull’usuale definizione di secoli bui.
- Questo significa che la lettura del tuo libro è consigliata anche ai bambini, o gli intrecci del racconto sono tali da essere destinati a un pubblico più adulto?
Come dicevo prima, indubbiamente questa storia è destinata a un pubblico più adulto perché affronta temi come l’amore, la rivalità, il senso dell’onore e descrive situazioni e personaggi nei quali i più piccoli non possono giustamente ancora riconoscersi.
- Il romanzo è ambientato nell’Italia del XIII sec., un secolo controverso e caratterizzato dalle crociate: quanto hanno influito gli eventi di quegli anni nelle vicende dei protagonisti, Vieri Viviana e Jacopo?
La crociata di re Luigi IX è un momento di crescita e di maturazione per Jacopo, che spera di dimenticare così i problemi e le preoccupazioni che lo hanno allontanato dalla sua terra e dalla sorella Viviana, sposa dell’amico d’infanzia Vieri. Al contrario di Jacopo, Vieri non ha sentito il richiamo della crociata e preferisce seguire le orme paterne nel governo del borgo. Viviana ha vissuto come un doloroso strappo la brusca partenza del fratello e desidera solo il suo ritorno.
- Quanta storia, vera storia, c’è nel libro, e quanto ti è costato nel ricercare eventi fatti circostanze accaduti realmente?
All’infuori del riferimento alla crociata, la storia è completamente di fantasia. Tuttavia ho fatto molte ricerche sui libri di storia per documentarmi con la maggior esattezza possibile riguardo la crociata e gli usi, le abitudini, la vita quotidiana dell’epoca. Cominciai a scrivere la storia parecchi anni fa quando ancora internet non era diventato il principale mezzo d’informazione e di ricerca e ho un bellissimo ricordo del tempo trascorso a documentarmi sui libri che via via acquistavo o mi procuravo in biblioteca. Conservo il taccuino con gli appunti e i disegni e i grossi quaderni rilegati sui quali ho scritto la storia a mano. È stata una faccenda lunga riportare poi tutto al computer, ma mi è servito anche per rivedere la trama e intervenire sullo stile e sul taglio della storia.
- Quale dei tuoi personaggi è esistito per davvero o sono frutto della tua fantasia, per esempio, il barone Folco Bonomi?
Tutti i personaggi sono puramente di fantasia, ma rispecchiano, spero abbastanza fedelmente, la mentalità e gli usi dell’epoca. Il barone Folco è una summa delle doti del buon castellano, severo, ma giusto; messer Pietro è il ritratto di un dotto dell’epoca, amante dei libri e della cultura; il cavaliere Giovanni Bonaccolsi è un campione di lealtà e di coerenza. Però non sono personaggi sempre e solo positivi, ho cercato di infondere nei loro caratteri quel tratto decisamente umano fatto di dubbi, incertezze, debolezze che ci accomuna in ogni epoca. I personaggi del libro conoscono anche la bassezza, la gelosia, l’inganno, la cattiveria, ma sanno trarne giovamento per crescere.
- Come hai intrecciato i giochi della storia con quelli della tua creatività?
Avevo bene in mente le linee generali, sapevo quali percorsi di vita avrebbero seguito i personaggi e ho adattato la storia alle esigenze della trama, ma sempre con il massimo rispetto per la realtà e per la documentazione storica. Sicuramente avrò commesso qualche errore, ma spero non particolarmente grave!
- Grazie per la tua disponibilità, sono sicuro sarà un successo.
Sono io che ti ringrazio per l’attenzione e spero che questo libro possa piacere ai lettori, giovani e un po’ più grandi. Nel contatto con i miei giovani lettori, diretto nelle scuole o attraverso il blog (»»qua), non c’è per me soddisfazione più grande del sentirmi dire che le mie storie hanno regalato loro momenti di riflessione o di svago.


[...] a Gaspare Armato che ha voluto intervistarmi qui per il suo blog. Share this:TwitterFacebookLike this:Mi piaceBe the first to like [...]
Ti ringrazio! Un caro saluto, Annarita
Grazie a te, Annarita, sono sicuro il tuo romanzo sarà un successo. Buona domenica.