Jun 182012
 

“Marco Dominici: redattore editoriale ed appassionato non solo della lettura, ma anche delle nuove tecnologie. Autore di libri e materiale didattico (ambito Italiano L2-LS). Viaggiatore per piacere, necessità e lavoro. Padre e marito. Altro? Sì, ma non c’è mai tempo… “

Da seguire il suo blog.

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- Che cos’è per te la Storia, che rapporto hai con essa?
Sono laureato in Storia Romana e ho insegnato la materia nella mia breve parentesi (3 anni) di supplente alle scuole medie e superiori.
Questo solo per dire che il mio rapporto con la storia è di lunga data e non si basa solo su una passione che comunque continuo a coltivare, quando posso. Ma se dovessi riassumere la Storia in una parola, userei “ricerca”. La ricerca delle fonti, il loro confronto, la riflessione su di esse e la loro selezione. Quell’operazione sostanzialmente di filtro da applicare non solo nei confronti del passato, ma anche del presente, soprattutto nel presente, ora che le fonti sono così numerose e diverse.
In un presente che diviene passato nel giro di pochi giorni – se non ore – il lavoro dello storico credo sia diventato la necessità di ognuno di noi di fronte al flusso inesauribile di notizie, dati, documenti in cui siamo immersi quotidianamente.
Da questo punto di vista, alcuni mi dicono che nello scrivere i post del mio blog ho un approccio da storico, e la cosa non può che farmi piacere. Direi anzi che lo ritengo un complimento notevole.

- Che significa avere coscienza storica e a che serve?
In parte ho risposto già alla domanda, credo: coscienza storica è secondo me la consapevolezza che ogni evento e ogni fatto non siano a sé stanti ma avvengano per una serie precisa di cause, portando a loro volta una mutazione del contesto in cui viviamo. In più, ora più che mai, si annulla la distanza (e la portata) geografica di ogni avvenimento. L’interconnessione rafforza e restringe le maglie in cui avvengono i fatti e succedono gli eventi, dai più piccoli e – apparentemente – insignificanti ai più importanti.
Coscienza storica e consapevolezza del presente quindi si fondono – o si dovrebbero fondere – in un concetto unico che mira sempre alla ricerca delle cause e dei nessi tra i fatti tra loro, e tra i fatti e gli uomini.

- Qualcuno parla di revisionismo storico, di rivedere la Storia – anche, ma non solo – alla luce di nuove idee, spesso politiche e di parte, che ne pensi?
Domanda difficile, a cui non so se sono degno di rispondere.
La storia è a mio modesto parere una visione prospettica sul mondo, e come tale può variare a seconda della collocazione dell’osservatore, nello spazio così come nel tempo.
Tuttavia, ripensando proprio alla mia amata storia antica, ci sono delle caratteristiche che si ripetono perché fanno parte della nostra natura umana, sotto molti aspetti immutata e immutabile.
Ecco, penso che il primo livello di analisi dovrebbe essere, prima che politico o ideologico, proprio antropologico, perché sono gli uomini che in primis fanno la storia, per esserne poi plasmati a loro volta, ma il demiurgo del processo storico siamo noi ed è da qui che dovrebbe partire ogni ricerca, cioè sul cosa siamo o non siamo diventati e perché.

- I nuovi mezzi di comunicazione, come internet, stanno agevolando una maggiore conoscenza, come credi sarà il futuro della società?
Come sai e come è evidente dal mio blog, sono un entusiasta delle nuove tecnologie. Tuttavia il mio è un entusiasmo consapevole, nel senso che – e qui dico una cosa banale ma del resto vera – il valore del mezzo dipende da quello di colui che lo adopera.
Personalmente penso che ancora dobbiamo tutti, chi più chi meno, imparare bene la grammatica di internet, che per sua natura non è cristallizzata ma prende forme e norme sempre nuove e nuovi modi di utilizzo.
Del web mi è piaciuto sin dall’inizio il concetto di ipertesto, cosicché da un dato o da un argomento si passa facilmente ad un altro strettamente correlato, quasi per gemmazione del pensiero, una cosa del resto molto naturale e che il web esalta e rappresenta concretamente.
Questo processo reticolare si addice molto all’analisi perché, per confermare quanto ho detto prima, la storia e gli avvenimenti stessi seguono un processo più reticolare che lineare.
Piuttosto, credo sia necessario distinguere tra informazione e conoscenza; il web è un flusso di informazioni quale mai l’uomo ha avuto modo di avere in passato, e questo ovviamente ha i suoi effetti collaterali. Ma per passare dall’informazione alla conoscenza (e anche qui ci sarebbero diverse sfumature della stessa) ci vuole appunto quello sforzo ermeneutico di cui sopra, cioè l’analisi e il filtraggio di tutto quello che altrimenti rischia di essere un overload, un sovraccarico di dati e informazioni che danno l’impressione di sazietà, ma in verità non placano alcuna sete di conoscenza.

- Nel cammino storico della comunicazione, dalle tavolette di argilla ai papiri ai manoscritti ai libri, che posto occupano i nuovi device?
Sembra semplicistico, ma esattamente lo stesso che occuparono ai tempi le tavolette di argilla, i papiri, i manoscritti e poi i libri stessi. Non a caso si parla di quarta rivoluzione, quella appunto in cui il supporto di scrittura e lettura evolve di nuovo ma in senso digitale, quindi fatto non più solo di atomi, ma di atomi e bit.
A questo proposito mi piace sempre citare una frase di Mark Weiser: “Le tecnologie più profonde sono quelle che scompaiono, assorbite completamente nel tessuto della nostra quotidianità tanto da non distinguerle più da essa”. Ora usiamo con disinvoltura assoluta oggetti come il bancomat o lo stesso cellulare, i quali nella mia infanzia erano strumenti più vicini a Star Trek che al mondo dei miei genitori, fatto di cambiali e telefono a muro con il commutatore rumoroso ad anelli.
Avverrà lo stesso anche con i libri digitali, anche se la curva di apprendimento sarà più lunga e la resistenza all’innovazione più tenace, come del resto è normale che sia, dopo mezzo millennio di libri cartacei. Sia chiaro comunque che io sono un fautore del “doppio passo”, cioè della convivenza di libro cartaceo e supporto elettronico, in quanto uno non esclude l’altro, anzi ognuno esalta le caratteristiche dell’altro e offre possibilità diverse.

- In che modo gli ereader possono essere d’aiuto nell’apprendimento delle varie materie scolastiche, come bisognerebbe adoperarli?
Mi limito a parlare proprio della Storia, non solo perché sei tu il mio interlocutore, ma perché, come ex insegnante di Storia e ora redattore in ambito editoriale e a contatto con le nuove tecnologie applicate ai materiali didattici, vedo grandissime potenzialità soprattutto in materie come la Storia che, come accennavo, ha un andamento reticolare più che lineare e personalmente vedo costretta sempre più forzatamente nei confini e nella struttura di un libro di testo cartaceo.
L’utilizzo di un libro di storia è da sempre non progressivo, ma fatto di rimandi: alle note, alle tavole illustrate, ai grafici, alle mappe, alle foto, ai documenti autentici, se non a capitoli o paragrafi precedenti o successivi. Tutto questo è stato per ora inserito, a fatica e a prezzo di notevole noia (per lo studente, ma anche per l’insegnante), nei limiti imposti dalla pagina scritta, ma immaginiamo quanto sarebbe più stimolante per uno studente visualizzare grafici e statistiche in questo modo o avere nel proprio libro di testo digitale rimandi ad audio autentici, spezzoni di film o documentari (il tutto possibilmente didattizzato con attività ed esercizi, un po’ come stanno facendo quelli di Ted ed) e con la possibilità per i ragazzi di ricercare autonomamente fonti o immagini e creare a loro volta una sezione del libro che approfondisca questo o quell’argomento.
Da parte mia, sogno una storia insegnata in modo completamente diverso (e magari qualcuno già lo fa, anzi spero proprio che sia così), dove le informazioni date siano pochissime e quelle da trovare e ricercare rappresentino la gran parte del lavoro per lo studente, non però copincollando da Wikipedia, ma piuttosto cercando di capire le dinamiche degli eventi, le diramazioni che un fatto confinato nella storia ha poi avuto in altri ambiti, e le sue ripercussioni sul presente, magari proprio partendo dal presente, invece che percorrere il solito cammino.
Non voglio andare più in là, qui mi limito ad affermare che sicuramente il modello scolastico attuale e soprattutto il fatto che ancora il sistema ruoti intorno al libro di testo mi sembra una visione superata. Ci vuole una rivoluzione copernicana anche e soprattutto nel mondo dell’educazione e forse il digitale potrà essere la chiave giusta per scardinare chiavistelli ormai inutili.
Poco più di un mese fa, a Librinnovando, il direttore del dipartimento digitale di Giunti Scuola ha sintetizzato molto bene in quattro punti la fisionomia che dovrà assumere l’editoria scolastica (ne ho scritto anche un post) in cui alla base di tutto sta la granularità dei materiali e il passaggio da oggetti di apprendimento ad ambienti di apprendimento.
Penso sia la direzione giusta, anche se il mondo della scuola ha tempi di reazione molto dilatati, diciamo così.

- Pensi che la lettura, l’apprendimento, l’analisi di un testo letto su carta sia diversa da quella su un ereader?
Per la lettura di testi narrativi o di saggistica, posso dirti per esperienza personale che no, la percezione del testo rimane identica. Io quando leggo bado al contenuto, sinceramente, e spero che per ogni lettore serio sia così.
Parlo però da utente di ereader con schermo non retroilluminato (uso il Kindle), mentre per quanto riguarda i tablet in effetti riconosco che potrebbero risultare più stancanti o comunque suscitare più diffidenza rispetto al supporto cartaceo.
A parte che di qui a 5 anni già potremmo assistere sotto questo aspetto all’avvento di innovazioni tecnologiche che ora nemmeno ci immaginiamo, ma secondo me tutto sta a mettere sulla bilancia benefici e criticità: se e quando i primi supereranno di gran lunga le seconde, non ci sarà motivo di chiedersi se vale la pena o no.
Per dirla con una battuta, vedo gente che legge sul metrò “Il cimitero di Praga” reggendo con difficoltà su una mano sola il tomo cartaceo di mezzo chilo cercando di non cadere ad ogni scossone. Ma evidentemente la lettura di Eco val bene la fatica di reggerlo in bilico sui mezzi pubblici.

- Un ebook che consiglieresti in questo momento?
Per rifarmi a quanto detto poco sopra, direi il libro “La quarta rivoluzione” di Gino Roncaglia, un testo che va benissimo sia per chi vuole essere “iniziato” al mondo del libro digitale, sia per chi desidera approfondirne determinati aspetti. È reperibile in ambedue i supporti, cartaceo (»»quae digitale (»»qua) (ma come ebook costa molto meno).
Poi, se posso permettermi un altro consiglio e per segnalare anche un libro di narrativa, suggerirei “Il libraio(»»qua) di Règis De Sà Moreira, un libro che ho letto in digitale ma che indubbiamente è un piccolo inno d’amore al cartaceo e alle librerie indipendenti, le quali purtroppo sembrano però essere tra le vittime sacrificali di questa lenta ma inesorabile trasformazione del mondo editoriale.
Anche in questo caso, come vuole la legge darwiniana, penso che i più adatti al rinnovamento sopravviveranno, anche se le soluzioni sono ancora oltre l’orizzonte visivo. Ma ci sono, ne sono sicuro.
L’importante è non avere paura di ciò che non conosciamo, ma cercare di comprenderlo meglio.

  One Response to “Noi, la storia e Marco Dominici, l’intervista”

  1. [...] Qualcuno incautamente mi ha intervistato sulla storia, quella con la S maiuscola, facendomi anche domande su editoria digitale e altro. Chi fosse interessato trova tutto qui. [...]

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