May 172012
 

Vi sono date nella Storia che sembrano non avere importanza, specialmente quando si crede che nulla di rilevante sia accaduto. Eppure se andiamo alla ricerca di eventi fatti accadimenti, anche se di poco conto, questi hanno, in un modo o nell’altro, contribuito a un continuum storico di cui facciamo parte. Prendiamo per esempio l’anno 1498, una data a caso, e accingiamoci a indagare gli intrecci della Storia i quali, se a un primo acchito ci possono sembrare talvolta silenziosi, insignificanti, semplici, in realtà presentano relazioni e correlazioni, azioni e interazioni, cause ed effetti, che possono sfuggire se non studiati da un punto di vista quanto più ampio possibile.

Dicevamo dunque 1498, anno in cui viene annunziato il matrimonio fra Lucrezia Borgia (1480-1519), figlia illegittima del papa Alessandro VI (1431-1503), e il diciassettenne Alfonso d’Aragona (1481-1500), figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli, unione festeggiata poi il 21 luglio 1498 a Roma. Città, che ci ricorda Giovanni dalle Bande Nere (1498-1526), quel de’ Medici che nel 1526 tenterà ostacolare la discesa dei lanzichenecchi di Carlo V diretti a saccheggiare la Città Eterna. Città Eterna il cui pontefice Alessandro VI l’anno dopo scomunicherà Girolamo Savonarola (1452-1498), frate domenicano ribelle che desiderava il ritorno della chiesa a una condizione più umile e più vicina alla gente, che, condannato al rogo, morirà a Firenze in Piazza della Signoria il 23 maggio 1498 a quarantasei anni. Legami, questi, fra luoghi personaggi eventi, i quali, per essere meglio compresi, sono da visionare nell’insieme, quell’insieme composto da un’infinità di particolari che valicano sempre le mura di un paese, di una fortezza, di uno stato, di una data, delle decisioni di un singolo essere umano.
In effetti, per complicare ancor più la trama: 1498, Luigi XII (1462-1515) ascende al trono di Francia alla morte di Carlo VIII (1470-1498), senza eredi. Di lui accenniamo brevemente ai suoi interventi in Italia, rivendicando i diritti ereditari della nonna Valentina Visconti (1371-1408).
Si potrebbe proseguire con questi piccoli tasselli che servono ad arricchire un mosaico generale, mosaico che, ricordiamo, mai e poi mai potremmo completare definitivamente, vuoi perché la Storia si aggiorna in continuazione grazie a nuovi documenti rinvenuti e riletti, vuoi perché tanti fatti sono caduti nell’oblio senza testimonianze giunte, vuoi perché la damnatio memoriae gioca ancor oggi, sebbene meno che in passato, un certo ruolo, vuoi per tanti altri motivi.

Uomini città date, dunque, che hanno fatto Storia, quella Storia di cui siamo gli eredi viventi, prodotto delle decisioni del, anche ma non solo, 1498. Ma questa Storia ha intrecci ben più profondi e intercontinentali di quanto possiamo immaginare.
Andiamo avanti.

Incaricato dal re portoghese Emanuele I (1469-1521), Vasco da Gama (1469-1524), all’età di 29 anni raggiunse le coste occidentali del subcontinente indiano, un continente che, sebbene sconosciuto ai più, aveva già rapporti commerciali con l’Europa. Leggiamo un brano del libro della prof.ssa Maria Fusaro che serve per farci capire, fra le altre cose, le interdipendenze, i legami storici:

Il 20 maggio del 1498 il portoghese Vasco da Gama, dopo più di dieci mesi dalla partenza da Lisbona, ormeggiò la sua piccola flotta al nord del porto di Calicut, in India. Il giorno successivo inviò a terra in esplorazione un membro dell’equipaggio, João Nunes, il quale venne accompagnato da alcuni abitanti del luogo al cospetto di due «mori provenienti da Tunisi, che sapevano parlare Castigliano e Genovese». Alvaro Velho, cui è stata attribuita la stesura del diario del viaggio di da Gama, così racconta il dialogo che ne seguì: uno dei due tunisini, rivolgendosi a João, esclamò: «Che il Diavolo ti prenda! Cosa vi ha portato fin qui?» E João rispose: «Cerchiamo spezie e cristiani»; al che costoro replicarono: «Come mai né il Re di Castiglia, né quello di Francia né la Signoria di Venezia hanno inviato i loro uomini?». João spiegò che il re del Portogallo non lo aveva acconsentito e i due mori conclusero che aveva fatto molto bene.
[…]
L’episodio è illuminante. […] Illuminante, perché riassume in maniera molto semplice i principali motivi dell’espansione europea, e perché evidenzia come Europa e Asia già a quell’epoca fossero strettamente legate. Il globo si stava rimpicciolendo.
Il commercio sulle lunghe distanze è da sempre una costante della storia dell’umanità, ma tra il Quattrocento e il Cinquecento subì una radicale trasformazione qualitativa e quantitativa mettendo in moto una serie di eventi e di interazioni economiche, sociali e culturali che si dimostrano fondamentali per la genesi della società contemporanea.” (1)

E ancora: il 30 maggio dello stesso anno Colombo partiva con sei navi per il suo terzo viaggio verso le terre scoperte tempo prima, aprendo nuove rotte commerciali e facendo sì che l’economia europea spostasse il suo asse principale dal Mediterraneo all’Atlantico.
Mi fermo, si potrebbe aggiungere ancor altro.
Mi sembra sia palese come gli avvenimenti nella Storia si relazionino fra loro, formando ragnatele di tale portata di cui è difficile, anzi, impossibile, coglierne l’inizio nella speranza di scorgerne la fine e comprenderne il vero significato. Forse possiamo seguire un tracciato, un complicato cammino di cui i fili che si intrecciano sono così sottili che perfino la più complessa e preparata mente umana raramente riesce a coglierne l’unità composta da un’infinità di particolari, mosaico di relazioni e interrelazioni che comprendono uomini date luoghi vicende per proseguire un continuum di cui l’uomo è l’attore principale, a volte cosciente a volte incosciente.

*****

- 1. Maria Fusaro, Reti commerciali e traffici globali in età moderna, Editori Laterza, aprile 2011, ebook: pos. 17, 24, 32.

  One Response to “Gli intrecci della Storia, 1498, un esempio”

  1. la Storia è sempre affascinante,e più ci si avvicina più aumenta l’interesse,
    grazie

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