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Dec 032011
 

Daniela Nutini ci trasporta nei sapori e nei piatti di un convito rinascimentale.

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Nella primavera del 1513 arrivava a Ferrara Prospero Colonna, famoso capitano e con un alto grado nell’esercito spagnolo-pontificio, oltre che eminente figura della Casata dei Colonna. Per Lucrezia Borgia, duchessa di Ferrara, il bel profilo del signore romano doveva evocare una massa di ricordi, dolci e tristi al medesimo tempo. Il Colonna aveva protetto la fuga di Alfonso d’Este da Marino, l’anno precedente, ma era stato anche colui che aveva difeso Alfonso di Bisceglie, fuggente da Roma, aiutato Sancia d’Aragona nei tempi terribili della catastrofe borgiana, e accompagnato il Valentino verso la Spagna, nel suo ultimo disperato viaggio.
Tanti ricordi commuovevano la duchessa mentre correvano nei boschi di Belfiore e più tardi al convito, in casa Constabili, improvvisato in ventiquattrore, con due tavole, quella ducale e quella dei cancellieri. Oltre a Lucrezia e al Colonna, che le sedeva accanto, vi erano Angela Borgia, cugina della duchessa, e Cesare Fieramosca, fratello del famoso Ettore, Diana d’Este e – scrivo i nomi per curiosità di cronista – il Feruffini, Eleonora Pio, una Constabili, Jeronima Bonaciolo, Elisabetta dall’Ara, damigelle di Lucrezia e molti altri, cancellieri e nobili minori addetti agli uffici di corte.
Si era di venerdì e si mangiò di magro, mostrando di essere una corte tutta cattolica. Furono cantati salmi a voce bassa mentre arrivavano gli antipasti: insalate di lattughine, di capperi, di asparagi, gamberi grossi, marzapani, pignoccate, cannelli ripiene di crema e sfogliate, accompagnate dal rinfrescante Moscatello. Smessi i salmi e dato fiato alle viole ai liuti e alle cornette, furono portati il lesso di luccio, di storione, di rane e grosse anguille di Comacchio in salsa verde e il fritto di lucci, di tinche, di carpioni guarnito da limoni, arance e olive. Poi una zuppa all’ungherese e ravioli, in attesa dei piatti forti, con un più corposo Trebbiano. Lucci coperti di gelatina, storioni di fiume, arrosto in gratella, tortelli alla lombarda e anguille, al sugo o allo spiedo. Seguivano le robuste vivande, piatti di uova ripiene, frittate semplici o miste, castagne lesse nel latte, frittelle di riso, frappe fritte, ostriche e frutti di mare di ogni specie. Sicuramente non c’era da rimanere affamati dopo tanto ben di Dio. Si arrivò poi alla frutta, pere, mele, uva passa, insieme a lattemiele con cialdoni e vinelli frizzanti e dolci, infine girava l’acqua di rose per le mani. Gli ultimi discorsi si tenevano gustando le invenzioni del confettiere – di Mastro Vincenzo, come dicevano le dame golose -: marmellate, gelatine di frutta, conserve, canditi, mandorle e nocciole pralinate.
Era stato un convito superbo e con un’apparecchiatura d’argento massiccio – “apparato degnissimo”, come ebbe a scrivere un corrispondente. La lista delle vivande circolava tra i cortigiani, con i nomi dei partecipanti, e anche alle tavole dei cancellieri che erano coloro che a quei tempi facevano la cosiddetta opinione pubblica e che non tralasciavano occasione per diffondere a palazzo e nelle altre corti ogni manifestazione della splendida e lussuosa vita di corte degli Este di Ferrara.

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Note:
- Alfonso di Bisceglie, della casa degli Aragona di Napoli, era stato il secondo, amatissimo, marito di Lucrezia. Fu ucciso dal duca Valentino nel capovolgimento delle alleanze dei Borgia a favore del Re di Francia.
- Sancia d’Aragona era la sorella di Alfonso di Bisceglie. Spostata con Goffredo Borgia, ultimo figlio di papa Alessandro VI, donna di mille estri e mattane, si salvò dalla catastrofe borgiana.
- Il Valentino, Cesare Borgia, fratello di Lucrezia, ebbe una fine misera e ingloriosa alla morte di Alessandro VI. L’unica di tutta una famiglia con una sorte onorata e sicura fu appunto Lucrezia, moglie del duca Alfonso d’Este.

©Daniela Nutini

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