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Nov 102011
 

Parlare di Caterina di Russia sarebbe riempire centinaia di pagine, le sue avventure, le sue passioni, la sua politica, i suoi intrighi hanno caratterizzato la storia europea del Settecento.
Di seguito Rosalia De Vecchi, che abbiamo conosciuto in un’intervista e tramite il suo blog, ci parla del rapporto che la regina aveva con gli uomini.

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Caterina la Grande nel costume nazionale russo

Allarme! Trentamila Prussiani stanno venendo a portar via la nostra piccola madre!“, aveva urlato un ussaro nella notte del 29-30 giugno dell’anno 1762. Ed un ufficiale nel frattempo era venuto ad informare Caterina che i soldati erano tutti ubriachi. Per ringraziare i soldati che l’avevano aiutata a salire al potere, infatti, Caterina aveva ordinato a tutti i locali della capitale di offrir loro a nome suo birra e vodka. Ora perciò, dopo averli rassicurati lei stessa che non c’era nessun pericolo, li convinceva ad andare a dormire.
Sofia Augusta Federica, che aveva cambiato il suo nome di battesimo in Caterina, quando, alle sue nozze con il cugino Pietro di Holstein-Gottorp, designato alla successione del trono di Russia, dovette convertirsi alla fede russo-ortodossa, salì al trono il 17 luglio 1762. Figlia di Cristiano Augusto e Giovanna di Holstein–Gottorp, principi di Anhalt–Zerbst, un piccolo stato di lingua tedesca a nord della Prussia, Caterina, per la sua intelligenza e l’ampia cultura, si rivelò presto superiore a Pietro, divenuto zar nel gennaio del 1762 e, nell’estate del medesimo anno, fu portata sul trono di Pietroburgo e acclamata regina da “un coup d’Etat“, una congiura organizzata da due ufficiali della guardia imperiale, i fratelli Aleksej e Grigorij Orlov. Pietro III abdicò e poco dopo morì.
Caterina decise di non incoronare il piccolo figlio Paolo di otto anni ed essere nominata reggente per non mettere il governo nelle mani di un’oligarchia aristocratica. Ma Paolo, anche perché influenzato dai suoi sostenitori, crebbe odiando la madre che considerò sempre un’usurpatrice.
Caterina, ascesa al potere, si trovò di fronte all’ostilità del popolo russo, che continuava a vedere come suo legittimo zar Pietro, anche perché, differentemente dagli abitanti della capitale, non aveva avuto modo di constatarne gli errori. Perciò, quando giunsero a Mosca, mentre il piccolo Paolo fu applaudito clamorosamente, Caterina fu accolta con grande freddezza.
Pietro le inviava lettere nelle quali le chiedeva di aver pietà di lui e di concedergli l’unica consolazione di cui aveva bisogno: la sua amante. Invece, confinato in una cella, veniva sorvegliato notte e giorno. Il 6 luglio 1762, Aleksej, capo delle guardie che custodivano Pietro, venuto di corsa a Pietroburgo, portò alla regina la notizia della sua morte avvenuta in una rissa con lui e le altre guardie. Le circostanze precise della morte del re deposto non furono mai rivelate e questo mistero ha alimentato varie ipotesi, tra le quali anche quella di una diretta responsabilità della regina, sebbene questa tesi sia reputata dai più piuttosto improbabile. Eppure tutta Europa guardò a lei come alla vera responsabile e solo Federico il Grande pronunciò le parole che l’assolsero, dichiarando che la regina era totalmente all’oscuro di tutto e Voltaire si schierò subito con lui. Dopo la morte di Caterina, Paolo fece sapere che, lette le carte della madre, era venuto a conoscenza che era stato Aleksej ad aver ucciso Pietro all’insaputa di Caterina.
Ma la morte di Pietro inizialmente rese più difficile il compito di governare: Caterina dovette affrontare le cospirazioni che volevano la sua deposizione, la corruzione e la debolezza del senato, la crisi economica del paese che da poco era uscito da una guerra, il rifiuto dei banchieri olandesi a concederle dei prestiti, la difficoltà di reperire i denari per pagare i soldati e la loro disorganizzazione… L’ambasciatore di Prussia commentava che il regno di Caterina sarebbe stato una breve parentesi, alimentando così la speranza di non pochi regnanti europei.
Ma lei non si perse d’animo e cominciò a ricucire una per una le sue alleanze a cominciare dalla Chiesa, nei confronti della quale ritirò l’ordine di Pietro di espropriare le terre. Concesse ricchi doni ai propri sostenitori, ma soprattutto riuscì a mantenersi il trono grazie al fatto che i 17 anni vissuti come moglie trascurata dell’erede al trono le avevano sì conservato la giovanile vivacità, ma nel contempo le avevano insegnato la pazienza, la prudenza e la diplomazia. L’intelligenza che l’aveva contraddistinta fin dall’infanzia ora lei la usava con abile capacità costruttiva e decideva di non fidarsi della competenza del senato, ma di accentrare tutto nelle proprie mani e di affrontare l’assolutismo delle monarchie europee, a cominciare da quello di Federico, con il proprio. Si circondò di uomini abili, ne conquistò la lealtà e, in alcuni casi, anche l’amore e li fece lavorare duramente, ricompensandoli generosamente. Creò una corte lussuosa ed eterogenea, venata di cultura francese, ma di fatto diretta da una donna di cultura e di intelletto tedeschi.
Tra le cospirazioni contro di lei c’era quella che avrebbe voluto al trono Ivan IV. Voltaire esprimeva la sua preoccupazione: “Temo che la nostra amata regina possa essere uccisa“. Ma Caterina andò a trovare Ivan, lo vide devastato dagli anni trascorsi in prigione e ordinò alle guardie che se qualcuno avesse tentato la sua liberazione, piuttosto che consegnarlo, avrebbero dovuto ucciderlo. Così infatti fu fatto. Più tardi, quando un ufficiale di nome Choglokov volle vendicarne la morte e tentò un agguato alla regina nello stesso palazzo reale, scoperto, fu mandato in Siberia.
In mezzo a tanto cospirare, Caterina inventò una nuova forma di governare: ogni suo amante diventava Primo Ministro! Ma rispettava sempre le forme, non si abbandonava mai a conversazioni risquée, né lo permetteva a nessuno, e con i suoi amanti fu fedele tenera e sincera. Sapeva scegliere i suoi “favoriti”. Osservava e valutava con grande cura la prestanza fisica e le abilità politiche, i modi e l’intelligenza. Li faceva persino visitare dal medico di corte. Non essendo credente, non permise mai all’etica cristiana di interferire sulla scelta dei suoi ministri, che pagò sempre profumatamente, ma mai tanto quanto Luigi XV le sue concubine. Queste somme, inoltre, ritornavano alla Russia sotto forma di servizi efficienti.
In quarant’ani ne mutò ventuno: qualcuno morì, qualcun altro si dimostrò infedele, uno era necessario in qualche luogo lontano, un altro s’innamorò di una donna più giovane… Caterina non ebbe mai risentimento né odio nei confronti di nessuno di loro, mai li punì, semmai li licenziò, dimostrando superiorità e intelligenza. Di Grigorij Orlov, che le restò al fianco dieci anni, disse con molto amore che sarebbe stato per sempre se non si fosse stancato lui per primo, che aveva la mente di un’aquila, un intuito in ogni campo superiore a chiunque altro, un’onestà rara e che se avess
e avuto un’istruzione più adeguata, le sue qualità e i suoi talenti, già supremi, sarebbero stati ancor migliori.
Fu lui infatti che si adoprò per l’emancipazione dei servi della gleba, la liberazione dei cristiani dal giogo ottomano, ma avendo tradito la regina con altre donne, fu esiliato.
Potëmkin, il meglio pagato tra gli amanti di Caterina, aggiunse ricchi territori all’Impero. Era ufficiale delle guardie a cavallo, lo stesso dal quale Caterina si era fatta prestare l’uniforme per condurre le truppe contro Pietro. Avendo notato che alla spada della futura regina mancava la nappa che le Guardie portavano con molto orgoglio, Potëmkin audacemente si staccò dalle fila per consegnarle la propria. Caterina lo ammirò e ne apprezzò la prestanza fisica. Destinato dal padre al sacerdozio, il giovane Potëmkin aveva preferito e scelto invece la vita militare. Era innamorato di Caterina della quale lo attraevano intelligenza e bellezza e diceva che quando lei appariva in una stanza buia, questa era come se s’illuminasse. Fu divorato dalla gelosia nei confronti di Orlov e per dimenticare la regina si isolò in periferia a studiare teologia con l’intenzione di diventare monaco. Ma Caterina ne ebbe pietà, lo mandò a chiamare a corte e fu gentile con lui, che, tagliatosi barba e capelli, indossò di nuovo l’uniforme e riprese a servire la sua regina. Aveva 35 anni ed era all’apice del suo vigore fisico e del suo fascino quando la regina lo scelse come suo amante. Se lui era lontano, lei gli scriveva: “il solo pensiero di questa separazione mi fa piangere”, “il mio amore per te mi rende cieca”, “non riesco a distogliere i miei stupidi occhi da te”. Potëmkin le propose il matrimonio ed alcuni storici sono convinti che i due si siano sposati in segreto. In molte lettere Caterina lo chiama”marito mio adorato” e parlava di se stessa come “tua moglie“. Lui però si stancò, e la regina dovette allontanarlo da sé, anche se da quel momento Caterina non scelse più un suo favorito senza la sua approvazione. Fino ad Aleksej, Caterina non fu più innamorata. Questo era bello, raffinato, dotato di una certa sensibilità poetica, generoso e molta colto. Improvvisamente colto da insopportabili dolori al ventre, dopo poco, egli morì tra le braccia dell’amata regina. Caterina visse tre giorni in isolamento e dolore. “La mia stanza è divenuta un nido vuoto, nel quale mi trascino come un’ombra… non riesco né a mangiare né a dormire… non so cosa sarà di me”, scrisse poi.
L’ultimo fu Platone Zubov che Caterina trattò come un figlio e che rimase con lei fino alla sua morte.

©Rosalia De Vecchi

Comments

  2 Responses to “Su Caterina II la Grande di Russia”

  1. è un piacere leggermi nel tuo blog! Trovo molto interessante la scelta dei ritratti con i quali accompagni queste righe. In particolare mi piace il ritratto di Caterina nel costume nazionale russo. Non sono riuscita a sapere chi ne sia l’autore. Ma mi colpisce come lo sguardo, acuto e intelligente, dell’imperatrice si ritrovi, intatto , malgrado la mano diversa degli autori, in tre ritratti di rilievo, quale quello di lei giovinetta eseguito da Louis Caravaque, questo in cui Caterina ci appare nell’età della maturità e quello di lei ormai avanti negli anni dipinto da Dmitry Grigorievich Levitzky. Lo sguardo, la luce chiara degli occhi che guardano dentro le cose, l’espressione della bocca atteggiata ad un lieve sorriso,che conferisce un’espressione consapevole e sicura di sé, persino un po’ divertita…. la linea dritta del naso nell’ovale del volto, la fronte ampia e il mento volitivo…. l’imperatrice conserva fin nei tratti del suo volto i caratteri distintivi che ha ampiamente manifestato nelle scelte e nelle opere compiute durante la sua vita.

  2. Rosalia: grazie a te per compartire quest’interessante resoconto. Ti confesso che neanche io conosco l’autore del dipinto di Caterina nel costume nazionale russo, dicono essere di un anonimo. In ogni caso mi è sembrato interessante sottolineare il suo essere “legata” anche alle tradizioni russe, e nello stesso tempo aperta alle novità, alle idee illuministe, ai nuovi venti che provenivano dall’Europa occidentale. Buona giornata.

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