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Oct 192011
 

Personaggio poco conosciuto, la contessa di Bentinck sembra aver avuto una certa influenza nella vita della futura Zarina. Ce ne parla Daniela Nutini.

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Seconda metà del Diciottesimo secolo.
Principato di Anhalt-Zerbst, uno dei trecento piccoli stati di lingua tedesca.
Prima attrice: Sofia Augusta Federica.
Comprimari: il padre Cristiano Augusto e la madre Giovanna di Holstein–Gottorp, povera, ma di nobili natali.
Teatro dell’azione: il suddetto principato, poche centinaia di chilometri quadrati, confinante con l’elettorato della Sassonia, con l’arcivescovato di Magdeburgo e con la Prussia, il cui re era protettore e nemico di tutti quei principati, arcivescovati, libere città, ducati, uniti solo dal labile legame politico della decaduta autorità del Sacro Romano Impero.

Ora mi immagino i pascoli, le paludi, le pinete di quella terra desolata, la lugubre Stettino dell’epoca, ai confini della Pomerania, dove Cristiano Augusto era di guarnigione al soldo del re di Prussia, i lunghi inverni, il freddo glaciale di quelle case male arredate, squallide, le lunghe ore di noia totale, la povertà intellettuale. E con quanta sorpresa ho saputo che per curare la piccola Sofia, che aveva riportato la deviazione della colonna vertebrale per una caduta, fu chiamato il boia locale. Per un minimo di pudore, di nascosto e di notte. D’altronde, ripensandoci mi pare logico: chi meglio di uno che per mestiere rendeva storpia la gente avrebbe saputo curare una deformità grave? Rendendo onore alla maestria del suddetto boia, bisogna riconoscere che medicò la fanciulla perfettamente: con saliva di vergine e con un busto strettissimo da portare giorno e notte. In pochi mesi la restituì guarita e più forte di prima.
Sofia aveva un precettore tedesco, un maestro di ballo francese un professore di musica, un istitutore calvinista che le insegnava calligrafia e una governante di origine francese che conosceva bene Moliere e Racine. Babette commentò che Sofia aveva un “esprit gauche”: ritengo intendesse un’indole eccentrica e uno spirito individualista, oltre a due occhi grandi azzurri, una figura esile, un volto irregolare, ricciuti capelli castani, una mente acutissima e ragionatrice, una salute di ferro, e una vitalità a tutta prova.

Caterina di Russia a 16 anni ca.

A quattordici anni Sofia è una ragazza adulta per gli standard dell’epoca. Vive a Zerbst, città medioevale, cinta da alte mura, con strade buie e tortuose e un delizioso palazzo. Ha ereditato un possedimento a Jever, sulla costa del Mare del Nord e qui, insieme alla sua famiglia, incontra la donna che avrebbe ricordato per tutta la vita, la Contessa di Bentinck, la donna che dà il nome al nostro breve articolo.
In effetti, non si sa molto di lei, ma quel poco mi ha lasciata stupefatta. Forse c’erano molte donne come lei, in quel tempo, nei cadenti castelli dell’Europa Settecentesca, confinate in terre desolate, che riuscivano a vivere la loro vita seguendo la propria indole fino in fondo. Forse quell’epoca era meno formale della nostra e simili amazzoni avevano più libertà di essere se stesse a qualsiasi strato sociale appartenessero. Di sicuro non importava nulla a nessuno cosa facessero queste oscure figure, mentre per le altre, imperatrici come Maria Teresa d’Austria o Elisabetta di Russia, vi era un plauso profondo e un rispetto senza limiti. Queste donne facevano ciò che volevano, e lo facevano a dispetto o con l’approvazione di chi le circondava.

Entra quindi in scena sul teatro della storia, nelle desolate regioni della Frisia, la nostra contessa. Aveva trenta anni all’epoca e non era bella: alta e robusta, aveva un aspetto mascolino, era esuberante e di animo generoso, intelligente, colto e informale. Era sposata con il conte di Bentinck – che nessuno sapeva dove fosse – e viveva delle rendite materne insieme a un’altra donna che sembrava la sua amante. Aveva anche un figlio di tre anni il cui padre era il domestico della madre.
Questo il ritratto della donna, uno spirito libero. Quando incontrò Sofia, la prese per mano e la coinvolse in una danza campestre sotto gli sguardi di una piccola folla. Mi sembra di vedere la donna, alta, robusta, ridanciana, mentre balla l’allegra danza con la graziosa quattordicenne, sua signora. E mentre cavalcano sfrenate nelle terre della Frisia “come dei corrieri”, e chiacchierano concitate, i capelli al vento, la pelle irrigidita dal freddo, con la gioia di essere stanche, esuberanti e felici. Sofia avrebbe ricordato molti anni dopo: ”da allora il cavalcare divenne la mia passione principale”.
Ma l’aneddoto più delizioso di questa amicizia è il seguente: la contessa condusse la fanciulla nei suoi appartamenti privati dove vi era il ritratto di un uomo molto bello che indicò come suo consorte, con la stupefacente affermazione: ”Se non fosse stato mio marito, sarei stata pazzamente innamorata di lui”.

Charlotte Sophie contessa di Bentinck

Considero questo episodio, delizioso. Vi è in esso tutto l’esprit del secolo. Pare essere stato detto alla corte di Versailles, tanto rispecchia lo spirito caustico, leggero dell’epoca, che tuttavia non scandalizzava nessuno oltre misura.
Parole di una donna intelligente e spiritosa che viveva come le pareva, che era sposata, ma indipendente, amoreggiava con i domestici e aveva un’amicizia particolare con un’altra donna, era aperta e libera, e contenta di sé e delle proprie scelte.
Sofia, bambina, sentiva la contessa affine a sé stessa e in quei giorni a Jever si era probabilmente resa conto che avrebbe potuto diventare anche lei una donna eccezionale come la contessa. E lo divenne.
Perché Sofia Augusta Federica non è altro che l’imperatrice Caterina di Russia, la Zarina, che regnò dopo un’altra donna eccezionale, che prese il potere a dispetto del marito, aiutata dal suo amante Grigory Orlov, che ebbe figli da uomini diversi, che regnò per un lunghissimo tempo l’Impero Russo con saggezza e mano di ferro, che licenziava i suoi amanti quando le erano venuti a noia, che era amica personale di Voltaire e Diderot, che cavalcava come una pazza per l’intera giornata. Sono certa che ricordò sempre la contessa di Bentinck e la sua indipendenza di spirito. Nelle sue memorie scrisse ”questa donna avrebbe fatto scalpore sulla scena mondiale”, e ora questo scalpore lo stava facendo lei.

Sofia Augusta: hai fatto un lungo viaggio, sei partita dalle terre della Frisia per regnare su un impero, una piccola e povera principessa di un insignificante staterello tedesco, hai abbandonato tutto, lingua, genitori, religione, abitudini, nome, ma hai conservato nelle tue memorie un gradito ricordo della gioviale contessa di Bentinck e della sua indimenticabile affermazione ”Se non fosse stato mio marito, sarei stata pazzamente innamorata di lui”. Complimenti, cara contessa.
Non sappiamo altro di lei: sarebbe rimasta una figura senza volto, persa come tante altre nelle pieghe della storia, e non avremmo dunque nemmeno conosciuto questa sua straordinaria asserzione, se una giovane quattordicenne non ne fosse rimasta colpita a tal punto da conservarla per noi nelle sue Memorie da Imperatrice di tutte le Russie.

©Daniela Nutini

Comments

  One Response to “Sulla contessa di Bentinck e Caterina di Russia”

  1. Un affascinante ritratto nel ritratto! Sempre belle e interessanti letture, qui!
    Salutissimi, Annarita

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