Jul 132011
 

Il palazzo del Monte di Pietà, Milano

La seconda metà del Quattrocento vide la nascita dei Monti di Pietà, istituzioni pubbliche il cui obiettivo era aiutare economicamente le persone necessitate, con fini solidaristici e senza scopo di lucro. Uno dei promotori fu Michele da Carcano (1427-1484), religioso e predicatore francescano acclamato a Roma come a Firenze, a Siena come a Venezia, che, fra le altre cose, sostenne la fondazione degli ospedali nel modo in cui li vediamo oggi. In effetti il primo Monte di Pietà nasce a Perugia nel 1462, diffondendosi all’inizio in Umbria e nelle Marche.

Il religioso più influente dal punto di vista persuasivo fu Bernardino da Feltre (1439-1494), dei Frati Minori osservanti, un uomo di corporatura esile e di non buona salute, ma di una forza intellettuale davvero notevole e di una vitalità che suggestionava, riuscendo a convincere facilmente. Bernardino, contro l’usura e contro gli ebrei, era favorevole e predicava l’istituzione dei Monti di Pietà e fu tale il suo intervento nelle varie città che quello di Mantova nacque nel 1484, quello di Parma nel 1488, poi venne quello di Piacenza nel 1490, Padova nel 1491, seguì Pavia 1493, Milano nel 1496, e via dicendo.

La rapidità della loro diffusione lascia riflettere sia sulle doti di convincimento del frate, sia sulle necessità della società del tempo, sia sulle capacità organizzative e legislative.

Nella realtà non fu facile mettersi d’accordo, per esempio, sul tasso d’interesse, giacché se consideriamo i tempi in cui sorgevano tali istituzioni e consideriamo che la chiesa era contro ogni attività di usura perché vietato dal Vangelo di Luca (2), non mancarono certamente i contrasti e le discordie.

Nicolò Bariani (metà XV sec.-1515 ca.), piacentino, agostiniano, nel suo trattatello De monte impietatis (Cremona 1496), sosteneva l’esigenza gratuita del prestito, prestito che non doveva avere come ritorno economico nessun tipo di beneficio se non lo scopo di aiutare i necessitati. Affermava che il denaro, essendo merce di scambio, per sua natura non può produrre frutti.

Differente era la posizione del francescano Bernardino de Busti (1450 ca.-1513 ca.), il quale scriveva nel suo Defensorium Montis Pietatis contra figmenta omnia aemulae falsitatis (Milano 1497) il bisogno di un pur minimo tasso di interesse per consentire la continuità e la solidità dei Monti, in un’epoca in cui la richiesta di denaro sembrava essere sempre maggiore.

Milano ha una storia particolare in questo movimento, poiché non fu ben accettato sin dall’inizio, oltre al fatto che sia il duca sia i patrizi cittadini entrarono subito nella gestione del Monte, intervenendo spesso in modo determinante e palese nella gestione dei prestiti e nella scrittura dello statuto, cosa che non avevano fatto nel ducato in generale. Cosicché, l’istituzione nacque per volontà e tramite delle famiglie nobili che ne organizzarono anche l’andamento, imponendo, il duca, un suo luogotenente. E a Milano si stabilì un tasso d’interesse intorno al 5% annuo, per lo più in linea con la media degli altri che si aggirava dal 6 al 10%.
L’obiettivo di questi Monti era mettere a disposizione delle persone meno abbienti piccole somme di denaro affinché potessero sopravvivere, indicazione che lo stesso Bernardino da Feltre palesava in una sua famosa frase:

Da Monti, et dedesti omnia. Hic imples semptem opera pietatis. De illo denario subvenitur a chi compra panem, vinum, vestitum, medicinas et omnia.” (2)

Eppure il frate andava oltre, cercava non solo il benessere del singolo, ma quello dell’intera società, e nello stesso tempo sconfiggere gli usurai e mettere fuori gioco gli ebrei – ricordiamo la sua predica antiebraica nella cattedrale di Trento del 1475. Nelle sue avvincenti predicazioni, Bernardino premeva per una maggiore moralizzazione del popolo, della vita cittadina, invogliava i bisognosi a rivolgersi ai Monti di Pietà per riprendersi da eventuali piccole difficoltà.

Tali organismi erano retti da un organo collegiale, formato usualmente da dodici presidenti. La componente laica era sempre maggioritaria rispetto alla religiosa, per esempio a Pavia otto dei dodici presidenti erano laici, a Parma erano nove, così come a Piacenza. I dirigenti laici erano eletti annualmente con la possibilità di essere richiamati, alla scadenza del mandato, un anno in più, mentre gli ecclesiastici erano a carica vitalizia. Costoro nominavano gli officiali, per prima cosa il conservatore e il depositario e, se c’era bisogno, anche altri impiegati per semplificare il lavoro.

Con il passare del tempo e per avere una certa sicurezza nel recuperare il debito, i Monti stabilirono l’uso del pegno, un pegno eventualmente da mettere all’incanto se il debitore non avesse pagato.

All’apertura di un Monte vi era una specie di offerta spontanea iniziale che veniva fatta durante una cerimonia ufficiale, con la possibilità di accettare donazioni e lasciti per incrementare i depositi.
C’erano però delle regole da seguire, come il dover essere residente nella data città o nel relativo contado, non si poteva richiedere oltre una certa quantità di denaro, inoltre si stabilì durata, finalità e saggio d’interesse, interesse che doveva solo coprire le spese di gestione, si determinò alla fine che il prestito non era per finalità speculative, quindi per commerciare, e lo si negò per ultimo agli ebrei.

I Monti di Pietà, che dovevano aiutare, almeno momentaneamente, i meno fortunati, non ebbero una così profonda ripercussione come indicavano le fervorose prediche dei frati e, a lungo andare, divennero luoghi di deposito, luoghi dove era possibile anche “investire”.

Purtroppo la gestione non sempre fu corretta, si registrarono alcuni casi di furto di denaro, contabilità disorganizzata, smarrimento della cassa dove era tenuto il denaro, cause, insomma, che portarono talvolta alla chiusura di alcune sedi.

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- Nella foto, il Monte di Pietà di Milano oggi.
– 1. Luca, 6,34: “E se prestate a quelli dai quali sperate di ricevere, qual grazia ne avete? Anche i peccatori prestano ai peccatori per riceverne altrettanto.”
– 2. Sermoni del beato Bernardino da Feltre, a cura di C. Varischi da Milano, Milano, 1964, II, pp. 182-212, De Monte Pietatis Papie, frase pronunciata nella predicazione della “feria quarta post octavam Pace” (ibid., pag 207).

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