Uno dei personaggi di rilievo del Quattrocento fu senz’altro Federico da Montefeltro (1422-1482), amante della cultura umanistica, mecenate, appassionato di libri, grande condottiero, uomo che, se adottiamo la nostra suddivisione storica, vide la fine di un’epoca e l’aprirsi di una nuova, un lento cambiamento nel passaggio dal Medioevo all’Età moderna.
Fra una battaglia e un’altra, fra un assedio e un altro, il duca trovava il tempo per coltivare l’arte e le lettere, di occuparsi della costruzione del suo bel palazzo, di viaggiare, di dirigere con una certa sapienza il suo piccolo regno. Si dilettava intrattenendosi, fra le tante cose, con trattati di architettura, stimava la pittura, i manoscritti, si circondava di poeti, scrittori, dotti, gli piaceva ascoltare la lettura di interi brani così come canti e musiche durante la pausa del pranzo o della cena, magari accompagnato da invitati di un certo rilievo.
Ciò che ci interessa in questo breve articolo sono le lettere di stato, documenti che portano a conoscere, oltre le vicende politiche economiche sociali, oltre la sua personalità morale e intellettuale, portano a scoprire, dicevamo, come il Montefeltro interagiva e si rapportava con i suoi contemporanei, vuoi principi re imperatori, vuoi vescovi papi artisti. Lettere dirette ai più disparati personaggi pubblici e privati, si crede, dettate al suo scrivano o a persone a lui vicine e della massima fiducia.
In una missiva, per fare un esempio, informava Sisto IV (1414-1484) di aver suggerito agli ambasciatori del re d’Ungheria, che nel frattempo si trovavano a Urbino, di non intraprendere il viaggio verso Roma, sia perché il pontefice era assente dalla città, sia per evitare rischi e pericoli del viaggio.
Dice:
“Neque ob hoc viderentur a praecepto sibi iniuncto discedere, cum tunc Serenissimus eorum Rex crediderit Sanctitatem V (estram) fore Romae et non his in locis in quibus posset eorum adventus esse ob multitudinem incomodus et difficilimus” (1).
E al papa aveva inviato più di una carta, almeno nel periodo fra il 1470 e il 1480, fra cui un ringraziamento per le condoglianze che Sisto IV gli aveva mandato per la morte della moglie Battista Sforza avvenuta il 6 luglio 1472, o in occasione della nascita del primogenito Guidobaldo nel gennaio 1472, o ancora quando gli ricordava la fedeltà del re di Napoli o per congratularsi con lui per la pace fra il re d’Ungheria e quello di Polonia.
A Edoardo IV d’Inghilterra (1442-1483) scriverà una serie di lettere, di cui ricordiamo un messaggio di gratitudine per averlo decorato con le insegne dell’ordine della Giarrettiera o una in cui riaffermava la sua devozione, lettere che, sebbene diplomatiche, rivelano un Federico servile, umano, un Federico attento alla parola data, ai particolari, sempre disponibile. Lo stesso si evince nella corrispondenza con il doge di Venezia Niccolò Marcello (?), riconoscendogli lo sforzo che questi, i veneziani, sostenevano nella lotta contro i turchi, o negli scambi di opinione con Mattia Corvino (1443-1490), quando, nel 1475 s’imparentava con Ferdinando I di Napoli (1424-1494) prendendo in sposa la figlia Beatrice d’Aragona (1457-1508). Proprio in una di queste il Montefeltro si scusava non poter intraprendere un viaggio verso l’Ungheria, giacché trattenuto da impegni presi con il papa e il re di Napoli.
“[…] sed nihil est quod de me possim quicquam polliceri, cum sim obligatus servire imperis Sanct (issimi) D (omini) nostri Papae nec non Ser (enissimi) Regis Siciliae domini mei, in quorum manu est mihi praecipere et imperare, et meum est illis obedire” (2).
Ferdinando il Cattolico (1452-1516) sarà un altro dei suoi interlocutori, così come il re di Francia Luigi XI (1423-1483), o il cardinale Giovanni Battista Mellini (1405-1478), vescovo di Urbino dal 1468, che Federico invitava essere suo ospite durante il periodo di convalescenza o ringraziandolo per le lettere di conforto ricevute durante la sua (di Montefeltro) malattia.
Si potrebbe continuare a elencare decine di altri destinatari, il cardinale Gabriele Rangoni, il vescovo inglese Richard Beauchamp, il vescovo Niccolò Modrussiense, poi Thomas Rotherham arcivescovo di York, il cardinale Bessarione, Lorenzo e Giuliano de’ Medici, per seguire con il sultano di Persia Uzun Hasan (1423-1478), e tanti tanti altri. Uomo, Federico da Montefeltro, capace di sostenere egregiamente la parte di attore principale negli eventi italiani del XV secolo, tanto principale che ai suoi funerali erano presenti ambasciatori italiani di tutti gli stati, principati, repubbliche con cui il duca si era confrontato o aveva difeso, ma mai tradito durante circa quarantacinque anni di guerre.
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1. a cura di Paolo Alatri, Federico da Montefeltro, Lettere di Stato e d’Arte, 1470-1480, Edizioni di “Storia e Letteratura”, Roma, 1949, pag. 3.
2. op. cit. pag. 32.
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