Le guerre di religione, nella Francia del XVI sec., furono lotte intestine che insanguinarono un paese diviso, lotte che spesso erano regolamenti di conti a prescindere dal credo religioso. Fratello contro fratello, famiglia contro famiglia, cattolici contro ugonotti, migliaia di esseri umani uccisi fronteggiandosi per la libertà di culto.
Qua di seguito, Daniela Nutini ci descrive Enrico di Guisa.
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Enrico di Guisa ha vent’anni ed è abituato alla lotta sui campi di battaglia. I suoi riccioli biondi e la sua grazia gli sono venuti in eredità da Lucrezia Borgia, nonna di sua madre, quella Anna d’Este che ebbe a sposare Francesco I di Lorena. Enrico è alto, ottimo spadaccino, uomo di corte e cattolico fervente. Nella Francia di quel tempo, lacerata dalle lotte di religione, la sua famiglia è il faro luminoso cui tutti i cattolici guardano.
La politica di Caterina dei Medici è infatti troppo altalenante fra ugonotti e cattolici, in un bilanciamento di forze che dovrebbe tenere a bada tutte le fazioni e che invece scontenta tutti. Francesco di Lorena, suo padre, è assassinato (1563). Enrico ne prende il posto, lo seguono una moltitudine di parenti e consanguinei, a vario titolo legati al partito cattolico. Intanto la vita di corte è piacevole, tra gente che, nonostante i tempi siano calamitosi, cerca di cogliere il frutto della felicità come e quando può. Le feste si susseguono alle feste, il figlio prediletto di Madama Caterina, il duca di Anjou, le anima con la sua grazia festosa mentre appare la sedicenne Margherita di Valois, ammirata e festeggiata dai cortigiani.
È bellissima, con la sua pelle bianca e i capelli neri, colta, arguta, incanta il cuore di molti con una facilità di sedurre che l’accompagnerà per tutta la vita. Enrico ne è subito preso e l’amore scoppia tra i due ragazzi. Il Guisa vorrebbe sposare Margherita ed in questo è sostenuto da tutta la sua casata. Non hanno importanza per lui le dicerie che la vogliono essere stata iniziata all’amore dai fratelli. Ne è conquistato e la osserva mentre monta all’amazzone per mostrare l’esilità delle sue caviglie, o quando si profuma, o mangia marmellate o legge i classici direttamente in latino.
Anche a Margot piace questo bel ragazzo di cui scrive un cronista dell’epoca “di quell’uomo la Francia andava pazza, dire che ne fosse innamorata sarebbe anche troppo poco”. Ma Madama Caterina decide diversamente, per un suo disegno politico. E dà in sposa Margot ad Enrico di Navarra, capo della fazione degli ugonotti, in un matrimonio fastoso che attira a Parigi tutto il fior fiore della nobiltà protestante. L’amore con il Guisa è interrotto bruscamente e Margherita sposa il parente di Navarra. Il Borbone è di bell’aspetto, ma di modi piuttosto rozzi e selvatici, allevato dalla severa madre protestante tra i suoi monti della Navarra. Ci si dimentica comunque di chiedere la dispensa al Papa per la consanguineità tra cugini e questo sarà un errore che farà molto comodo in seguito per la domanda di nullità del matrimonio.
Nella notte delle nozze regali, Enrico di Guisa, privato della ragazza che ama, delle speranze di un regno, delle sue ambizioni, attenta alla vita dell’Ammiraglio Gaspard de Coligny, uno dei capi più influenti del partito degli Ugonotti, il cui cadavere gli fu poi portato davanti e steso ai suoi piedi. Si scatena così la famosa e famigerata Notte di San Bartolomeo (24 agosto 1572), un massacro assurdo, feroce e inutile politicamente. Ripresero in Francia le guerre tra le fazioni religiose, alimentate dalle discordie tra i fratelli Valois.
Intanto muore Carlo IX e sale al trono Enrico III, con i suoi “mignon”, i suoi orecchini di diamanti, il suo pesante belletto. Egli tresca con il cognato Navarra, vengono stipulati patti che nessuno rispetta, mentre il fratello minore, Alençon, contribuisce ad intorbidire le acque con tradimenti ed ondeggiamenti tra Inghilterra e Spagna. Periodo, questo, chiamato dei “Tre Enrichi”, in cui il Guisa, il Valois e il Borbone lottano con tutte le armi in loro possesso per la conquista del potere. Vincerà il più astuto, chi si sarà malleabile agli eventi, fino al punto di arrivare ad una pubblica conversione di fede.
Frattanto la corte diviene un luogo di scandalo, fra corruzione, liberi costumi, con il re che si veste da donna, ricoperto da gioielli, il volto truccato. Enrico di Guisa sente che il suo momento è giunto e si mette a capo di una Lega di cattolici, conquista fortezze e paesi, e con l’accordo di Nemours tiene virtualmente prigionieri Caterina e il Re. Parigi è tutta per lui e quando entra il 9 maggio del 1588 nella città, a cavallo, avvolto in un ampio mantello con un cappuccio sul volto, è immediatamente riconosciuto, acclamato come re.
Gli avvenimenti languono. Caterina si ammala, poi risana, vengono convocati gli Stati Generali, favorevoli alla Lega Cattolica. Intanto matura nella mente del Re il piano dell’assassinio di Enrico di Guisa. Madama Caterina vorrebbe opporsi a questa idea sciagurata, ma ormai non ha più alcun ascendente sul figlio. Il re ha finito col pensare che l’unica soluzione del problema sarebbe quella dell’assassinio del rivale, da compiersi nel Castello di Blois, dove sono stati convocati gli Stati Generali e dove il Guisa si è attardato, anche per amore della bella Marchesa di Noirmoutier che gli ha finalmente concesso i suoi favori. Difatti trascorrerà la notte tra il 22 e il 23 dicembre 1588 con la bella marchesa così esigente in fatto d’amore che al mattino, stanchissimo, si avvierà inconsapevole dell’imminente pericolo verso la Sala del Consiglio, dove si riuniscono gli Stati Generali. Assalito da un gruppo di gentiluomini, compagni del Re, cadrà a terra, colpito a morte da più colpi di spada. “Come è alto: più di quello che non sembrasse da vivo”, è il solo commento del Re, osservando trionfante il cadavere. Lo seguirà nella morte il fratello, cardinale di Lorena, pugnalato in una cella di un torrione del castello e di lì a qualche mese anche l’irriducibile Caterina dei Medici morirà, lasciando la Francia in un vuoto di potere di cui beneficerà meritatamente Enrico di Borbone, il marito dell’irrequieta e splendida Margot.
(Daniela Nutini)
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molto ben scritto,come sempre.Complimenti vivissimi!!Emanuela
molto interessante e ben delineato questo profilo di Enrico di Guisa. Grazie Daniela!