Difficile, se non arduo, determinare la causa o le cause della Rivoluzione inglese della metà del XVII sec., fu un insieme di fattori, politici, sociali, economici, religiosi, più o meno manifesti, più o meno concatenati, che condussero a un rovesciamento dello status quo che molti desideravano mantenere o cambiare minimamente. Quei focolai di malcontento che covavano qua e là provocarono un fuoco, quasi una reazione a catena, che sconvolgerà e darà l’avvio a un nuovo corso storico, un corso che influenzerà negli anni successivi gli eventi europei, fino a coinvolgere finanche il continente americano.
Vari eccellenti storici si sono occupati di quel periodo, fra cui l’inglese Lawrence Stone. Leggiamo brevemente cosa ci dice in proposito:
“Nascevano nuove forze sociali, si formavano nuovi rapporti politici, irrompevano nuove correnti intellettuali, ma né il governo secolare né la Chiesa mostravano alcuna capacità di adattamento alle nuove circostanze. Grazie all’aumento del prodotto nazionale, alla diversa distribuzione della ricchezza, alla diffusione dell’istruzione superiore, al declino del predominio politico dell’aristocrazia nell’amministrazione locale, alla formulazione di nuovi ideali religiosi e secolari, e al consolidarsi di nuovi organismi amministrativi, nel secolo successivo al 1540 si fece avanti un gruppo sempre più numeroso di uomini abbienti, ricchi proprietari, professionisti e mercanti.” (1)
Cosicché
“ […] quando, nel 1640, il governo crollò, già esisteva all’interno di gruppi molti numerosi di nobili e gentiluomini – che in circostanze normali sarebbero stati conservatori – il desiderio di un vasto cambiamento, cambiamento dei miti politici, con la rinuncia al Diritto divino del re; cambiamento nella costituzione, con la rinuncia all’onnipotenza dell’esecutivo a favore di una «costituzione equilibrata» in cui l’autorità fosse distribuita in modo più equo tra il re, i suoi dipendenti e l’assemblea rappresentativa della nazione politica; cambiamento nelle strutture legali e amministrative, con la distruzione di gran parte delle cosiddette «Prerogative courts»; cambiamento nei poteri, nella ricchezza, nell’organizzazione della Chiesa nazionale costituita; e infine cambiamento, modesto e rigorosamente limitato, nel concetto di gerarchia sociale, perché i gentiluomini fossero trattati più o meno come eguali, indipendentemente dal rango che spettava loro per titolo.” (2)
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1. Lawrence Stone, Le cause della rivoluzione inglese – 1529-1642, Einaudi, Torino, 2001, pag. 141.
2. op. cit. pag 65.
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