Sganciare la storia dalla mitologia, dare rilevanza alla verità, conferire ai documenti e alle testimonianze il loro giusto peso e contesto nella prova storica, adoperare la ragione più che la memoria, “scrivere soltanto di cose nuove e vere”. Voltaire (1694-1778) aveva le idee ben chiare su come si doveva fare storia. E con lui entra nella storiografia il concetto di “civiltà”, un concetto che abbraccia l’universo umano nelle varie sfaccettature, e non più aneddoti o favole, resoconti di battaglie o esaltazioni di gesta, sterile cronaca, Voltaire vuole una storia umana, una storia che comprenda la politica, l’economia, la cultura, l’amministrazione, e via dicendo, una storia che studi a fondo e penetri l’essere. “Quel che manca di solito a coloro che scrivono di storia è lo spirito filosofico: la maggior parte, invece di discutere dei fatti con gli uomini, raccontano storielle a dei bambini” (1).
La studio della storia deve andare oltre i singoli avvenimenti, o addirittura i singoli archivi, la storia, interessandosi degli uomini, deve curiosare nei loro comportamenti, nelle mutazioni che avvengono, nei vizi e nelle virtù dei personaggi:
“Io vorrei sapere quali erano le forze di un paese prima di una certa guerra, e se questa le abbia aumentate o diminuite. Prima della conquista del Nuovo Mondo la Spagna era o no più ricca di oggi? Quant’era più popolata nei tempi di Carlo V che non in quelli di Filippo II? Perché Amsterdam duecento anni fa contava soltanto ventimila abitanti? E come lo si sa in modo positivo? Quant’è più popolata oggi l‘Inghilterra che non sotto Enrico VIII?” (2).
Ma la storia non si ferma qua, la storia non è solo questo, potrebbe essere il punto di partenza, lo spunto, affinché l’uomo curioso entri in un contesto nel quale:
“Cercherà quale sia stato il vizio radicale e la virtù dominante di una nazione; perché sia stata potente o debole sul mare; come e sino a qual punto si sia arricchita nell’ultimo secolo” (3).
E andrà oltre, approfondirà la cultura, le arti, la moda, s’interesserà dei particolari, entrerà nelle dinamiche, nei flussi, nei riflussi, considererà anche i minuscoli tasselli che compongono il grande mosaico:
“Vorrà sapere come si siano affermate le arti e le manifatture; ne seguirà il passaggio e il ritorno da un paese in un altro. Ma il suo grande oggetto saranno i mutamenti intervenuti nei costumi e nelle leggi. Si saprebbe così la storia degli uomini, e non soltanto di una piccola parte della storia dei re e delle corti”(4).
Una storia laica, al lume della ragione, una storia fatta da uomini per gli uomini, in cui sensazionalismo, falsità, leggende, fantasticherie sono bandite.
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1. Voltaire, Scritti filosofici, Laterza, 1972, vol. I, pag. 268.
2. 3. 4. Voltaire, op. cit., pag. 273-276.
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