Nella Russia del XVI secolo, Ivan IV rappresenta l’inizio dell’assolutismo moscovita, essendo stato il primo a essere incoronato zar e adoperare il titolo sia nei rapporti con l’estero che nel governare i suoi stessi territori. Ivan IV (1530-1584) usualmente viene identificato come un tiranno, un tiranno che amministrava in modo dispotico, secondo gli interessi personali, eppure la prima parte del governo del suo regno registra dei risultati che bisogna pur considerare.
Nato nel 1530 da Basilio III (1479-1533) e dalla moglie Elena Glinskaja (?-1538), si ritrovò ben presto senza padre, morto quando il futuro zar aveva appena tre anni. Qualche anno dopo anche la madre muore, si dice avvelenata. Il decennio successivo fu un periodo d’incertezze e di continue lotte intestine, un periodo caratterizzato da versamenti di sangue e anarchia. In questo ambiente non certo piacevole, che influenzerà il carattere e il futuro modo di operare, crebbe Ivan IV, che i resoconti dell’epoca indicano come ragazzo sensibile, intelligente, divoratore di libri. A tredici anni ebbe la forza di arrestare Andrej Šujskij, suo oppositore, e porre fine al periodo di guerra civile. Il 1547 viene considerato come l’anno in cui ebbe inizio il suo regno, anno in cui sposò Anastasia (?-1560), della famiglia Romanov (1), anno in cui un incendio percuoteva Mosca.
Quella che avvenne fu epoca di riforme, convocando il Zemskij Sobor, una specie di assemblea dei rappresentanti delle classi sociali (1549), per approvare un nuovo codice di leggi e nello stesso tempo ascoltare le loro lamentele. Poi ancora nel 1551 una serie di decreti che disciplinavano i rapporti tra chiesa e stato, tra chiesa e società civile. Seguirono norme per il servizio militare e si fissò un parametro per il numero di militi che i proprietari terrieri dovevano fornire, oltre a formare i primi reggimenti permanenti per la difesa dello stato. Cercando di aprirsi verso le potenze europee, si intraprese una serie di scambi commerciali con l’Inghilterra.
L’ormai vasto impero russo fu ripetutamente attaccato alle frontiere dai tatari, spesso con incursioni a sorpresa e su larga scala, vuoi alla ricerca di un bottino, vuoi per la cattura di schiavi, vuoi per destabilizzare e disorganizzare la struttura militare moscovita. Particolarmente accanita fu la Crimea negli anni 1554, 1557, 1558, attacchi respinti a duro prezzo, così come la Livonia, nel nord-ovest, intorno al 1558.
La svolta governativa di Ivan IV si verificò, più o meno, con la rottura con il “consiglio eletto” e la successiva violenza esercitata dallo zar nei confronti dei suoi componenti, fino a colpire i boiari, che, sebbene poco organizzati e poco solidari fra loro, erano pur sempre un pensiero nel potere assolutistico dello zar. Quando nel 1560 morì Anastasia, i boiari furono accusati di avvelenarla, con la conseguente ira di Ivan IV, che, sconvolto e in piena crisi di nervi (forse con un ben preciso scopo), nel 1564 abbandonò Mosca per andare a vivere nella piccola Aleksandrov, cittadina a un centinaio di chilometri dalla capitale. Accadde che ben presto gente di Mosca e boiari, dopo due lettere inviate dallo zar in cui, in una di queste, si accusava i boiari per la lamentevole situazione del paese, si recarono da lui supplicandolo di ritornare e, difatti, rientrò nella città nel febbraio del 1565, creando un’istituzione, la Opričnina, uno strumento da lui diretto con il fine di punire o allontanare ogni traditore.
“Quanto mai erroneo sarebbe negare che nella lotta di Ivan con i boiari fosse in gioco un principio, o voler vedere in questa lotta un momento di stagnazione politica. Che Ivan IV ne sia stato o meno l’iniziatore – e con ogni probabilità no – è d’altro canto innegabile che la sua Opričnina fu un tentativo, compiuto centocinquant’anni prima di Pietro il Grande, di fondare un’autocrazia personale simile appunto alla monarchia petrina […]. Così come le “riforme” erano state opera di una coalizione della borghesia e dei boiari, il colpo di mano del 1564 fu reso possibile da una coalizione degli abitanti delle città e dei piccoli vassalli.” (2)
Il terrore che seguì fu la diretta conseguenza: sospettati, presunti infedeli, sleali e via dicendo, furono messi in carcere o fatti passare ad altra vita, i beni confiscati, vari villaggi incendiati. Ivan IV, Ivan il Terribile, non accettava opposizioni. Come se non bastasse, nel 1571, i tatari di Crimea attaccarono Mosca, dando alle fiamme buona parte della città e ritirandosi con un ingente bottino e decine di mila di prigionieri.
Nel 1581 lo zar, in un momento di collera, colpì il figlio, erede al trono, con un bastone appuntito, morendo poco dopo. Nel 1584, a 54 anni, oramai sulla via della follia, lo zar perse la vita, sicuramente avvelenato. Il figlio Fëdor I (1557-1598) sarà suo erede.
*****
1. Anastasia, mite e fedele, dicono, ebbe una buona influenza sul marito, cercando di frenare gli slanci nervosi dello zar.
2. Michail Nikolaevič Pokrovskij in Nicholas V. Riasanovky, Storia della Russia, dalle origini ai nostri giorni, Bompiani, 2010, pag. 149.
*****

Comments