Buffer
Feb 182011
 

Nicolaum Visscher, mappa d'Italia, 1690 ca.

L’economia del passato, nel nostro caso durante la Storia moderna, è stata generalmente – con le dovute eccezioni – mossa da piccoli gruppi di persone che possedevano ampie possibilità di negoziare e muovere ingenti capitali, almeno per l’epoca.
E Firenze non faceva eccezione alla regola. Sebbene già dai primi decenni del Seicento e almeno fino alla metà del Settecento, la città, e il Granducato in generale, non rappresentassero più una parte fondamentale negli affari dell’Europa – ricordiamo per esempio l’importanza dei banchieri del ’400-’500 -, Firenze restava tuttavia uno dei centri più attivi dell’area mediterranea. Si calcola che a fine del XVII secolo vi fossero, nella città dei Medici, circa 2.000 persone (1) che muovevano i loro patrimoni e che, in un modo o nell’altro, influenzavano la vita economica della zona. Cifra che col passare dei decenni andava riducendosi, fino a essere di 314 famiglie intorno al 1760. Famiglie normalmente di origine nobile, sia di dichiarata antichità sia di recente acquisizione, famiglie che partecipavano negli affari dello stato, nell’economia, nelle decisioni. Il tutto in un territorio di circa 900.000 anime (metà XVIII sec.).
Verso la metà del Settecento, la famiglia più ricca era quella dei marchesi Riccardi, casata di fresca nomina affermatasi intorno alla fine del XVI secolo, con 20.000 scudi annui (2), poi seguivano i duchi Salviati e i duchi Corsini, di vecchia nobiltà e ricchezza, per seguire con i Rinucci, i Torrigiani, i Corsi, i Capponi. Per una migliore comprensione della suddetta cifra, si stima che intorno al 1769 il reddito medio pro capite di un mezzadro in Toscana fosse circa 12 scudi all’anno (3).
Dalla seconda metà del Cinquecento e per tutto il trascorso del secolo successivo, gli acquisti immobiliari e fondiari furono parte dominante dell’economia, rallentando con l’inizio del Settecento. Giocoforza fu l’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli, per cui l’investimento in terreni coltivabili fu uno dei prodotti più redditizi, specialmente dopo il periodo di crisi bancaria avvenuta nel 1573-’75, e il lento declino dell’industria della lana dei primi decenni del Seicento. Non solo nei dintorni di Firenze i nobili si accinsero ad acquistare terreni, ma anche al di fuori della Toscana: i Corsi nell’Agro romano, i Corsini nella zona di Terni, nel Regno di Napoli e in Sicilia, i Salviati nello Stato pontificio, e via dicendo. Usualmente questi “poderi” erano tenuti da famiglie di coltivatori, in base a un contratto di mezzadria.
Un altro investimento delle famiglie ricche fiorentine era nei mercati mobiliari, perfino le famiglie giunte al successo grazie ai commerci, alle industrie, alle attività bancarie. La famiglia Frescobaldi si interessò dell’industria della seta, in particolar modo dalla metà del Seicento e parte del Settecento, così come i Ridolfi, i Capponi, i Pucci, i Gerini, etc., che operavano spesso in società accomandite, in cui la responsabilità era limitata, assicurando agli investitori una certa sicurezza. Inoltre, la famiglia Ginori che aveva una società commerciale con sede a Lisbona e operava con le terre americane. Poi ancora, Carlo, degli stessi Ginori, nel 1737, diede l’avvio alla manifattura delle porcellane, nei pressi di Firenze. I Salviati si dettero da fare anche nel campo del cuoio, della seta, della lana, in settori dove si credesse poter aver un sicuro guadagno.
Accanto a queste famiglie di origine nobiliare, si affermarono anche uomini abituati al piccolo commercio che avevano accumulato una piccola fortuna, specialmente quando gli Asburgo-Lorena, succeduti ai Medici nel 1737, presero posto nel granducato, credendo, i fiorentini, che costoro non avessero interesse a proteggere i commerci e le industrie.
Per seguire con questi accenni, bisogna pur considerare un’altra forma di investimento a cui i nobili erano dediti, i prestiti, prestiti per lo più effettuati alle società di commercio, quelle stesse società in cui erano azionisti. Di comune uso era il prestito fra nobili, o nobili con i propri coloni. L’aristocrazia fiorentina possedeva altresì titoli di debito pubblico, e non solo della stessa città (Monte del Sale, Monte di Pietà, Monte delle Graticole), perfino dei Monti di Roma, dei Monti di Bologna o dei Monti di Napoli.
Non dimentichiamo che più dell’80% della popolazione non aveva possibilità di risparmiare, giacché le esigue entrate erano divise fra alimentazione e vestiario. Pertanto, generalmente, gli investimenti, nella Firenze del Seicento e buona parte del Settecento, erano riservati all’aristocrazia e, una piccola quota, ai cittadini medi come i commercianti, i professionisti, gli artigiani agiati, persone che vivevano principalmente grazie all’economia mossa dai primi. Per fare un esempio, fra la fine del XVI secolo e tutto il XVII secolo, Firenze fu caratterizzata dalla costruzione di palazzi signorili e dalla ristrutturazione di quelli esistenti (3), per cui si muovevano capitali per comprare mobili, quadri, argenti, materiali da costruzione, manodopera semplice e specializzata, per seguire con la domanda di servitù. Oltre al fatto che già dalla fine del XVI secolo si affermò l’uso della carrozza, per cui stallieri, costruzione di stalle, mantenimento degli animali, e via dicendo. Un movimento che dava possibilità di vivere a buona parte della popolazione.

*****

1. R. B. Litchfield, Demografic characteristichs of Florentine Patrician families, sixtheenth to nineteenth centuries, in “The Journal of economic history”, 1969, p.191-205.
2. P. Malanima, I Riccardi di Firenze. Una famiglia e un patrimonio nella Toscana dei Medici. Firenze, 1977.
3. F. Paoletti, De’ veri mezzi di render felici le società, Firenze 1772, p. 12.
3. P. Malanima, L’economia dei nobili a Firenze nei secoli XVII e XVIII, in “Società e storia”, n. 54, 1991, pp. 846-47.

Comments

  2 Responses to “Gli investimenti dei nobili nella Firenze del XVII e XVIII secolo”

  1. Trovi sempre interessantissimi spunti, grazie per le piacevoli e istruttive letture!
    Buon fine settimana, Annarita

  2. Grazie Annarita, un abbraccio.

 Leave a Reply

(required)

(required)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>