Buffer
Jan 132011
 

“Ora accademico, ora invece eroe,
Ora navigatore, o carpentiere,
Lui, spirito che in sé tutto capiva,
Sul trono fu un perenne costruttore”.

(Puškin)

Per oltre 28 anni, dal 1695 al 1723, Pietro I (1672-1725) fu in guerra, sia contro gli svedesi, al nord, che contro i turchi, al sud. E fu tale lo sforzo per riformare l’esercito e la marina che le attività belliche assorbivano il 75%, nel 1701, delle entrate dello stato, raggiungendo l’80% nel 1710 e scendendo al 67% nel 1725 (1), uno sforzo che ricadeva per lo più sul popolo russo, essendo contrario, lo zar, ai prestiti provenienti dall’estero. Marina militare ed esercito furono ristrutturate secondo i parametri occidentali, considerando che Pietro non era stato né il solo né il primo a prendere come modello gli stranieri, giacché anche Ivan III, Ivan IV e Alessio avevano cercato, ognuno a suo modo, assimilare le tecniche e le conoscenze militari francesi, austriache, svedesi, inglesi e via dicendo. Anche, ma non solo, per tale scopo, Pietro aveva mandato all’estero dei giovani:

1) Apprendere l’uso dei disegni, delle carte, dei compassi e degli altri strumenti nautici.
2) Padroneggiare una nave, così come in battaglia come nella rotta ordinaria. Imparare a conoscere i paranchi e tutti gli strumenti relativi: vele, sartie, e nelle galere e vascelli consimili anche il timone ecc.
3) Cercare possibilmente l’occasione di prendere parte ad una battaglia navale; chi non può riuscirvi, deve farsi insegnare diligentemente come comportarsi il tale caso; tutti poi, abbiamo veduto o no una battaglia navale, devono farsi rilasciare dai preposti della flotta un diploma sottoscritto e timbrato, che attesti come essi siano abili al servizio di mare.
4) Chi dopo il suo ritorno vuol conseguire ancora maggior favore, deve cercare oltre ai suddetti ordini, d’imparare come si costruiscono le navi sulle quali avrà compiuto la sua istruzione.” (2)

Uno degli obiettivi dello zar era quello di “formare” il carattere al suo popolo, inculcandogli il senso del dovere, del lavoro, il senso degli obiettivi e della responsabilità, suscitando uno spirito imprenditoriale intraprendente e consentendo sfruttare le immense risorse naturali della Russia. E difatti, i decreti del 1711 spingevano in tal senso, cioè ad autorizzare chiunque volesse a commerciare qualunque bene in qualunque luogo, tentando porre fine ai monopoli e ai controlli statali. Si abolirono le restrizioni sulla produzione del sale, del tabacco, delle setole, a parte che sulla potassa e sulla resina.
Eppure lo stato doveva essere d’esempio, doveva dare il primo avvio, la prima spinta. La formazione mercantile e l’istruzione artigiana furono inoltre mete di Pietro I, si pensi solo all’invito a conciare le pelli con il grasso del montone invece che con la pece, o consigliare la tessitura di pezze di lana più larghe del normale, o ancora l’uso della falce invece che del falcetto, insomma una serie di esempi concreti che dovevano portare sia a una trasformazione di mentalità che a una trasformazione pratica.
Armi leggere, cannoni, polvere da sparo, zolfo, ferro, rame, ma anche tessuti, carta, furono i punti su cui lui insisteva, e si calcola che durante il suo regno nacquero circa 200 manifatture, di cui 86 fabbriche statali e 114 società in mano a privati (3). La produzione del ferro crebbe con più vigore rispetto ad altri beni, spinta in particolar modo dalla richiesta di armi, ferro lavorato nelle fabbriche poste a Tula, a sud di Mosca, e a Olonec, nel nord del paese. Mentre a Mosca, intorno il 1705, e a Voronež, nel 1704, nascevano le prime filande statali che provvedevano alle uniformi dell’esercito. Con l’introduzione di migliorie, si aumentò finanche la produzione cerealicola, a tal punto da essere, il surplus, esportato in Europa occidentale.
Tutto ciò condusse a un certo rinnovamento delle comunicazioni, il fondo delle arterie stradali fu corretto, si svilupparono le vie fluviali costruendo nuovi canali di collegamento come quello che univa la Neva al Volga, i porti furono ampliati.
Grazie a ingegneri e collaboratori occidentali, ma a capitali russi, le riforme di Pietro I presero vita, non sempre ben accettate – ricordiamo che lottava anche contro una forte e radicata immobilità e mancanza di iniziativa -, ma che alla fine continuarono, seppur meno vistosamente, durante i periodi successivi alla sua morte. La Russia entrerà a far parte come protagonista nelle decisioni delle grandi potenze.

*****
1. William Marshall, Pietro il Grande e la Russia del suo tempo, il Mulino, Bologna, 1999, pag. 47.
2. in Valentin Gitermann, Storia della Russia, La Nuova Italia ed., Firenze, 1973, pag. 899.
3. Nicholas V. Riasanovsky, Storia della Russia dalle origini ai nostri giorni, Bompiani, Milano, 2003, pag. 240.

*****

(Aggiornato e rivisto il 20 Febbraio 2012)

Comments

  2 Responses to “Pietro I di Russia e le riforme, cenni”

  1. Una grande figura storica, di profondo interesse. Grazie per i tuoi post sempre così puntuali ed esaustivi. Buon fine settimana, Annarita

  2. Complimentissimi per l’articolo. Mi piace molto il modo in cui è stato analizzato il personaggio. :)
    Complimenti ancora!
    p.s. l’articolo mi è stato utilissimo per prepararmi ad una verifica. :)

 Leave a Reply

(required)

(required)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>