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Jan 032011
 

Nel 1644 Pechino, conquistata grazie al tradimento di un generale Ming, passò in mano alla dinastia Qing. In effetti, già nei decenni precedenti, si notavano nell’aria evidenze di decadimento: forte e ampia corruzione nell’amministrazione, malgoverno degli eunuchi, una certa incapacità degli ultimi sovrani a governare, infedeltà dei generali, varie rivolte popolari. Tale era la situazione che l’ultimo imperatore Ming, Chongzhen (1611-1644), sfuggendo ai nemici, commise suicidio, dopo aver ucciso sua figlia.
La seconda metà del XVII secolo fu caratterizzata da intense lotte condotte dai mancesi vincitori per affermare il loro potere, in considerazione che alcuni generali disertori avevano organizzato dei propri domini indipendenti. La vittoria dei Qing fu totale, in pochi anni tutta la Cina passò sotto il loro controllo e visse sicuramente uno dei periodi più splendidi della propria storia. L’impero si ritrovava così multinazionale, amministrato cioè da mancesi, mongoli, cinesi: i governanti seppero ben presto capire che questa era una delle forme per evitare conflitti interni. Due furono principalmente i sovrani che seppero dare al loro impero un’epoca d’oro: Kangxi (1654-1722), che governò dal 1661 al 1722 per 61 anni, e Qianlong (1711-1799), dal 1736 al 1796, per 60 anni, avendo quest’ultimo abdicato qualche anno prima perché non riteneva opportuno superare il nonno nella durata del governo.
La Cina, dunque, grazie a una serie di scambi commerciali con le potenze europee, ma anche con l’America, crebbe di prestigio. Grande fu l’opera di evangelizzazione cristiana specialmente nei secoli XVI e XVII, seppur, col passare del tempo, subì un rallentamento. I gesuiti, residenti sul posto, avevano gestito al loro meglio la predicazione del Vangelo, poco interferiti da Roma, raggiungendo con i letterati-mandarini una specie di tacito accordo: i gesuiti accettavano molte delle pratiche di culto cinesi in cambio di poter propagare la loro religione; i letterati permettevano ai gesuiti evangelizzare ricevendo quella scienza di cui i missionari erano esperti. Tutto ciò fino a quando non si sciolse la Compagnia di Gesù, nel 1773, e Roma iniziò a intromettersi nella sovranità cinese. Ricordiamo per esempio il maceratese Matteo Ricci (1552-1610) e Michele Ruggeri (1543-1607), che si adoperarono vivacemente nella conversione del popolo cinese. Poi, nel 1632 entrarono per risiedervi i primi domenicani, uno fra tutti il fiorentino Vittorio Ricci (1) (1621-1685), omonimo del Matteo Ricci gesuita, seguiti dai francescani, come Basilio Brollo (1648-1704), spesso e volentieri in disaccordo con le opinioni dei gesuiti su come condurre l’evangelizzazione
Durante il XVIII secolo giunsero in Cina vari missionari dell’ordine francese Société des Missions Etrangéres, fondata in Francia nel 1663, missionari cui si devono varie pubblicazioni sulla cultura cinese, oltre a lettere e relazioni su quelle terre esotiche. Ciò permise far conoscere maggiormente una realtà ben diversa da quella europea, una realtà che si descrisse ben organizzata, condotta con saggezza, impostata su un apparente rispetto, e via dicendo. Colpì in modo particolare i francesi che per nominare gli amministratori dell’impero si concorreva ad esami nei quali si giudicava secondo il loro merito, in poche parole le cariche statali non erano assegnate per nobiltà di sangue, per valore militare o per eredità, bensì per meriti e capacità.

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1. Giunto in Cina, cambierà il nome in Vittorio Riccio per non essere confuso con Matteo Ricci.

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Suggerimenti di lettura:

- Michela Fontana, Matteo Ricci. Un gesuita alla corte dei Ming, Mondadori, 2008.
- a cura di, F. Mignini, Padre Matteo Ricci. L’Europa alla corte dei Ming, Mazzotta, 2005.
- Mario Sabattini, Paolo Santangelo, Storia della Cina, Laterza, 2005.
- Giuliano Bertuccioli, Federico Masini, Italia e Cina, Laterza, 1996.
- J. A. George Roberts, Storia della Cina, Newton Compton, 2009.

Comments

  One Response to “La Cina dopo i Ming e i missionari”

  1. [...] e un giusto equilibrio dei prezzi da parte dello Stato e della gentry. La dinastia dei Qing (1644-1912) favorì, fra le altre cose, la ridistribuzione di terre pubbliche ai contadini e una [...]

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