Emilia Peatini è un’insegnante della scuola primaria che si occupa da molti anni di didattica della storia. Coordina la Rete di Storia di Treviso che progetta formazione per gli insegnanti e laboratori didattici per gli studenti, in collaborazione con i Musei, l’Archivio di Stato, gli Istituti di Storia del territorio ed è partner dell’Assessorato alla Cultura del Comune e della Società Iconografica Trivigiana nella progettazione della Biennale di Storia a Treviso.
- Che cos’è per te la Storia, che rapporto hai con essa?
La storia pian piano ha conquistato il posto della narrativa, della musica e di altre passioni che mi hanno fatto tanta compagnia e consolato in tempi meno favorevoli. Cos’è per me la storia? Spesso, questa domanda me la faccio anch’io. Storia permeante, penetrante nel mio lavoro e nei momenti della distensione. Passione per la storia, per le sue rappresentazioni, per le immagini mentali che un documento, un’immagine, un oggetto archeologico, un buon testo storiografico riescono a plasmare. Questa passione ho cercato e cerco di trasmettere agli alunni e agli insegnanti che lavorano con me.
Non cerco l’assoluta oggettività nella storia, quanto la costruzione della sua rappresentazione, l’analisi delle fonti e l’utilizzo che lo storico ne fa. Mi interessa lo storico, il suo presente e il suo punto di vista.
Mi scopro uno sguardo storico, ché tutto quanto mi circonda è testimonianza del passato.
- Che significa avere coscienza storica e a che serve?
La testimonianza del passato… Ma passato è una categoria troppo generica: sottende la vita di tanti uomini, donne, le opere, le aspirazioni, le mentalità, le genialità e le tragedie… le storie nascoste o negate. Sapere, avere coscienza che molto potremmo comprendere, che nulla è definivo e concluso, che siamo sempre “in ricerca”, che siamo responsabili di questa memoria e la dobbiamo tramandare… forse questa per me è coscienza storica e la sua finalità è superare la finitezza della nostra esistenza e darle un senso. Siamo chiamati alla cura di ciò che del passato è giunto a noi e, con forza, alla riflessione per non reiterare errori.
- Credi che la Storia abbia dei corsi e ricorsi?
A volte abbiamo una falsa percezione, nel ripetersi di tragedie volute o non evitate, della ricorsività della storia. Sarebbe negare la possibilità dell’uomo di intervenire sugli eventi. Sarebbe negare i principi della responsabilità e della irreversibilità della storia.
- Qualcuno parla di revisionismo storico, di rivedere la Storia – anche, ma non solo – alla luce di nuove idee, spesso politiche e di parte, che ne pensi?
La storia è stata usata fin dai tempi più antichi per avvalorare scelte politiche e tanto altro. Succede anche oggi e non mi meraviglia. Porterei l’attenzione sulla distinzione tra storia e cattiva storia. Credo che in ogni periodo l’uomo abbia posto al passato le domande che vengono dal suo presente, abbia guardato al passato con la sua mentalità. Possiamo trovarci di fronte a narrazioni che si collegano, che si integrano, che, a volte, si contraddicono. Per questo è importante contestualizzare la ricostruzione storica: occuparci del punto di vista del suo autore. La storia non è mai conclusa, finita.
Diverso è il caso di chi manipola documenti o addirittura nega la documentazione e la memoria. Oggi il caso più eclatante è la negazione della Shoah, ma c’è anche altro…
- Credi che bisogna snazionalizzare la Storia, nel senso che essa, pur concependosi in Nazioni, Paesi, va oltre?
Credo che la storia sia debitrice alla geografia di una categoria determinante: la scala spaziale. La ricerca storica gode di molte prospettive e, credo, le debba tutte comprendere: dalla storia locale fino alla storia dell’ecumene. È il tema dell’indagine che renderà possibili il coinvolgimento, il dialogo e i collegamenti tra le diverse scale… La visione attraverso uno sguardo multi prospettico sarà capace di superare confini e differenze e a farne comprendere l’umanità.
- C’è differenza fra ricerca storica condotta in Italia e in altri Paesi europei, in generale?
Penso si debba essere riconoscenti alla storiografia francese. Credo che attualmente ci sia uno scambio proficuo, grazie anche alle nuove tecnologie.
- Come si potrebbe attirare l’attenzione dei giovani verso la Storia? Come la insegni tu?
I giovani amano la storia! Non amano la disciplina (materia) della storia. Ma si fanno domande sul passato e si incantano davanti ad una pergamena, ad un coccio d’argilla o alla veduta di una città perché riconoscono nelle tracce le risposte che l’uomo ha saputo dare alle sue necessità e alle sue tensioni. Credo che la storia dovrebbe essere insegnata offrendo ai ragazzi, fin da piccoli, l’esperienza di un laboratorio di storia. Tematizzare, problematizzare, lavorare con i documenti, fare storia nei Musei, negli Archivi, nel territorio non li faranno diventare degli storici ma daranno loro gli strumenti della storia. Insegneranno loro anche una lezione importantissima: la cura, la tutela e la responsabilità verso i Beni Culturali ed il territorio.
- Un libro che consiglieresti in questo momento?
Se solo uno deve essere: Sei lezioni sulla storia di Edward Carr.
[...] – Emilia Peatini. [...]
Caro Rino, auguro un Sereno Natale a te e i tuoi affetti.
Un caro saluto .
annarita
Grazie Annarita, che siano giorni pieni di salute, serenità e pace interiore… per sempre. Buona serata.
per me è un onore avere Emilia Peatini e Gaspare Armato, come amici nei blog e network come facebook o tewitter per la profonda conoscenza e passione che diffondono con i mezzi a loro disposizione, bellissimo il blog BABILONIA 61 dove apprezzo le perle storiche che fanno la differenza e che difficile reperire anche in testi d approfondimento,e l’impegno di ambedue gaspare ed Emilia per fare si che la storia , con le diramazioni che ha in ogni campo dia stimoli d icuriosità e ci renda continuamente pensanti e dinamici allargando orizzonti e confini inesplorati di noi stessi, come si dice ,la storia siamo noi, complimenti e grazie per l’altruismo e impegno profuso per coinvolgere chiunque voglia non auto limitarsi