Una delle tante opportunità che ci dà internet è di entrare in contatto con persone che hanno la stessa passione, pronte a condividere le proprie esperienze, disponibili a partecipare attivamente con le proprie conoscenze. E grazie alla rete conobbi, qualche mese fa, il blog di Marina Minelli, un blog che tratta di “Altezze reali” e che invito a scoprire insieme alla sua autrice.
Che cos’è per te la Storia, che rapporto hai con essa?
Posso dire che la Storia è la passione della mia vita? In senso culturale ovvio. È una materia che ho adorato a scuola, nonostante insegnanti non sempre interessanti, però venendo da una famiglia di grandi lettori, non avevo problemi a procurarmi libri e ad approfondire qualsiasi argomento destasse la mia curiosità. Ho comperato il mio primo libro di storia verso gli 8 anni, mettendo da parte ogni settimana quella che allora si chiamava “paghetta”. Il titolo? Grandi Regine, naturalmente. Un bel volume illustrato per bambini edito da Mondatori e scritto da Giuliana Pistoso. Nello stesso periodo sono andata a vedere “Anna dei mille giorni”, un film storico con Richard Burton nella parte di Enrico VIII. A ripensarci era un po’ crudo per una bambina, però che bello. Al liceo la mia era considerata solo una “mania”, all’epoca andava di moda la filosofia e il fatto che nei licei la cattedra sia storia e filosofia crea confusione e non aiuta perché in genere i docenti sono laureati in filosofia e tendono a dare più spazio alla loro materia. Mi sono rifatta all’università con una laurea in Storia indirizzo moderno all’Università di Bologna. Gli anni più belli della mia vita. Poi ho fatto altro, cioè la giornalista di cronaca, ma due anni fa ho deciso che era ora di ricominciare a parlare con la storia e l’ho fatto aprendo un sito.
- Che significa avere coscienza storica e a che serve?
La Storia, come dice De’ Gregori, siamo noi. La Storia è il passato che ci consente di capire il presente e di affrontare il futuro. La coscienza storica vuol dire conoscersi, sapere chi siamo e da dove veniamo, con la speranza di non commettere più gli stessi errori. Mi sono laureata con una tesi su una grande famiglia di Ancona, i conti Ferretti di Castelferretto e trovavo meraviglioso che gli attuali componenti della famiglia conoscessero il nome dei loro antenati, le loro gesta, i loro pensieri. Mi affascina essere in luoghi storici, sapere che lì prima di me altri sono passati. Ogni volta che capito a Bologna faccio una sosta a San Petronio e mi dico “l’imperatore Carlo V era qui…”.
- Credi che la Storia abbia dei corsi e ricorsi?
Assolutamente sì, peccato che la stupidità umana a volte non consenta di vederli. Ad ogni modo è come nelle storie d’amore, nulla di nuovo sotto il sole, perché gli uomini quelli sono e spesso tendono a ripetersi.
- Qualcuno parla di revisionismo storico, di rivedere la Storia – anche, ma non solo – alla luce di nuove idee, spesso politiche e di parte, che ne pensi?
Sinceramente sono abbastanza turbata dai revisionismi, da quelli che tentano di riabilitare certi personaggi o periodi storici e, adesso, dal revisionismo feroce a cui si sta sottoponendo tutto il nostro Risorgimento.
- Credi che bisogna snazionalizzare la Storia, nel senso che essa, pur concependosi in Nazioni, Paesi, va oltre?
Be’ sì, direi che è fondamentale. Purtroppo noi siamo un po’ troppo legati al “libro di testo” delle superiori che per la Storia (e per altre materie, purtroppo) è saldamente ancorato all’italianità, punto e basta. Una visione di insieme sarebbe molto più utile, specie oggi, in una Europa senza frontiere e in un mondo molto più vicino.
- C’è differenza fra ricerca storica condotta in Italia e in altri Paesi europei, in generale?
Non mi occupo di ricerca storica – in senso accademico/universitario – da molti anni, però direi che all’estero c’è molta più passione. E in generale l’interesse per la Storia è sicuramente più elevato rispetto all’Italia, dove questa materia continua ad essere estremamente marginale o talmente di nicchia da non essere neanche presa in considerazione.
- Come si potrebbe attirare l’attenzione dei giovani verso la Storia?
Smettendo di dire che la Storia è noiosa e che non serve a niente, come fanno da anni quelli che scrivono i programmi per le scuole i quali sembrano averci preso gusto a sminuire l’importanza della Storia. Facendola vivere sul campo e soprattutto considerandola perno attorno al quale possono ruotare tante altre materie, dalla letteratura, alla storia dell’arte, dalla musica, alla storia delle religioni e del pensiero.
- Un libro che consiglieresti in questo momento?
La mia passione sono le biografie, che in Italia o non vengono scritte o sono prese a piè pari dall’estero e tradotte spesso malamente per non dire altro. Sì, vai lo dico. Mi è capitata per le mani una biografia su Eleonora d’Aquitania, la celebre reine Aliénor, peccato che in copertina come illustrazione ci fosse un ritratto di Eleonora d’Austria, la sorella di Carlo V, nata qualche secolo dopo. Però di recente è uscita una bellissima biografia di un personaggio sui generis scritta da Pablo Dell’Osa (uscita per i tipi di Mursia), un bravissimo ricercatore, che per vivere fa il giornalista a Pescara. Dell’Osa ha studiato per quattro anni la vita di Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, il figlio di quell’Amedeo duca d’Aosta che la politica mette per un brevissimo periodo sul trono spagnolo. Al giovanotto i panni eleganti e disimpegnati del rampollo reale nulla facente o al più destinato a qualche vago incarico onorifico o ad un comando militare del tutto simbolico, stanno stretti, anzi strettissimi. Così Luigi (cadetto del ramo cadetto) parte per destinazioni ancora ignote e la sua vita si trasforma quasi in un romanzo che Dell’Osa ci racconta con prosa brillante e dovizia di particolari. Il libro si intitola “Il principe esploratore”.
[...] sito si. Gaspare Armato che ha un interessante blog sulla storia mi ha fatto qualche domanda, ecco qua se avete voglia di sapere cosa penso della [...]