Limitando la possibilità di movimento, lo zar Boris Godunov (1551 ca.-1605) favorì l’affermarsi della servitù della gleba in Russia: siamo nei primi anni del XVII secolo. E solo sotto il governo di Alessandro II (1818-1881), nel 1861, fu in un certo qual modo abolita, più o meno una cinquantina d’anni dopo che nel resto dell’Europa occidentale.
Leggiamo di seguito le motivazioni che ne dà Sumner:
La servitù della gleba nella sua forma più completa durò più a lungo in Russia che nei paesi occidentali perché gli svantaggi economici che essa comportava non ne superarono se non tardivamente i vantaggi; ancora, perché l’incremento demografico non si tradusse in una carenza di terre sufficientemente acuta tra i contadini se non nella prima metà del XIX secolo; perché le classi medie erano deboli a paragone dei proprietari dei servi; perché le idee umanitarie e quelle sul valore dello spirito di iniziativa individuale avevano scarsa presa; perché le reazioni contro le idee della Rivoluzione francese rafforzò la vis inertiae propria di qualsiasi istituzione di lunga durata; e infine perché la servitù della gleba non costituiva semplicemente il fondamento economico di proprietari di servi ma anche il principale fondamento dello stato russo impegnato nell’enorme compito di governare, in qualche modo, tanti milioni di rozzi sudditi. (1)
Fra il 1800 e il 1801 Edward Daniel Clarke, professore a Cambridge, fece un viaggio attraverso la Russia, relazionando quanto segue.
“La ricchezza dei nobili russi è veramente immensa, ed in Inghilterra non si trova alcun privato, a qualunque classe appartenga, che possa vantare simili patrimoni. Vi sono dei nobili russi che posseggono 70-80 e fino a 100 mila contadini, giacché il loro patrimonio si calcola appunto soltanto secondo il numero dei contadini. Infatti ogni contadino deve pagare annualmente in media 10 rubli in denaro contante; siccome però è tenuto a lavorare tre giorni alla settimana per il padrone, questo canone annuo dovrebbe essere relativamente minore. Senonché, ad onta di tutte le disposizioni emanate a favore dei contadini, tanto il canone in denaro quanto la prestazioni di lavoro dipendono unicamente dall’umore e dai bisogni del padrone. Ed i lavori si esigono non soltanto dal sesso maschile, ma anche le donne e i ragazzi da 10 anni in su debbono prestare il loro proporzionato lavoro quotidiano. Inoltre da tutto quello che i contadini possono mai possedere si esige la decina parte; e ciò non soltanto per il pollame, per le uova, per il burro, per i colombi, per le pecore, per i maiali, ma anche per le tele di lino fabbricate dai contadini e per il prodotto di ogni lavoro domestico.” (2)
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- 1. Benedict Humphrey Sumner, Pietro il Grande e l’Impero ottomano, in Nicholas V. Riasanovsky, Storia della Russia, dalle origini ai nostri giorni, Bompiani, Milano, 2003, pag. 279.
- 2. in Valentin Gitermann, Storia della Russia, vol. 1, La Nuova Italia ed., Firenze 1973, pagg. 989-900.
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(Aggiornato e rivisto il 20 Febbraio 2012)

Probabilmente in Russia durò più a lungo che altrove la servitù della gleba perchè l’ignoranza dovuta alla prepotenza degli Zar nell’impedire l’istruzione del popolo riusciva a far sì che la gente si informasse e capisse le leggi e tutto ciò che riguardava i loro diritti e le leggi che lavrebbero dovuto impedire i sopprusi a loro inferti.
secondo me questo avvenimento successe a causa delle molte dittature che attraversarono la Russia e portarono all’ignoranza che già persisteva e al comunismo