Numerosi furono i missionari che insegnarono ai cinesi le tecniche di pittura occidentale, fra loro ricordiamo Ludovico Buglio e Giovanni Gherardini, che fecero conoscere, specialmente il secondo, la prospettiva, Matteo Ripa, abile nell’incisione sul rame, Giuseppe Panzi, esperto ritrattista, Bonaventura Moggi, pittore e scultore, poi ancora Cristoforo Fiori, Giovanni Sallusti, tutti attivi fra il XVII e XVIII secolo.
Ma uno solo ebbe l’onore di essere presente con due dipinti in una mostra organizzata dal governo cinese a Londra nel 1935: Giuseppe Castiglione (1688-1766), uno dei pochi italiani di cui resta ancora oggi memoria attiva nell’arte di quel Paese.
Nato a Milano nel 1688, il Castiglione era entrato all’età di 19 anni come fratello coadiutore nella Compagnia di Gesù e, dopo aver risieduto in Portogallo, a Coimbra, per 4 anni, fu mandato prima a Macao e poi a Pechino, dove giunse nel 1715, perché si richiedevano missionari capaci di dipingere.
Eppure c’è un particolare che, pur legandolo all’arte occidentale, lo fece entrare nelle grazie degli imperatori Qing: il suo essersi adattato allo stile e alla tecnica
cinese. Dunque tele con animali, piante, ritratti di concubine reali, ambienti naturali, soggetti tipici orientali che il sovrano Kangxi volle che Castiglione apprendesse a maneggiare tramite la pittura ad acquerello e l’inchiostro di China su carta e seta. E divenne tanto esperto che Qianlong lo volle al suo fianco invitandolo a ritrarre addirittura varie scene di battaglie vinte dall’imperatore, avvenute in Asia centrale contro gli eleuti o calmucchi. Non una Madonna, non un santo, non un Bambino Gesù, nulla che si rifacesse all’immaginario occidentale, salvo una serie di dipinti eseguiti per la chiesa di San Giuseppe o Nantang a Pechino, dove si rappresentava la battaglia di Ponte Milvio, in cui l’imperatore Costantino vinse Massenzio, e il seguente trionfo del vincitore; dipinti non pervenutici.
Castiglione disegnò anche, assistito dal Moggi, una serie di bassi edifici costruiti per l’imperatore Qianlong, edifici particolarmente graditi al sovrano che vennero poi distrutti dalle truppe anglo-francesi nel 1860 comandate da lord Elgin – colui che rubò anche i marmi del Partenone (1) – , prima barbaramente saccheggiati e poi dati alle fiamme.
Insieme al cinese Nian Xiyao (m. 1738) aveva collaborato nella redazione dell’opera che metteva a conoscenza dei pittori cinesi la tecnica occidentale della prospettiva, La scienza della visione (Shixue).
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1. G. Bertolucci, F. Masini, Italia e Cina, ed. Laterza, Roma-Bari, 1996, pag. 186.

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Grazie e salutissimi, Annarita