Di seguito quattro immagini di imperatori cinesi della dinastia Qing che regnarono durante il XVIII secolo. La dinastia Qing, che governò dal 1644 al 1912, subentrò a quella Ming, 1368-1644.

L’imperatore Kangxi (1654-1722) fu il secondo imperatore della dinastia Qing a governare su tutta la Cina dal 1661 al 1722. Il suo fu uno dei regni più lunghi della storia cinese, 61 anni.
***

Yongzheng (1678-1735), terzo imperatore Qing a reggere la Cina dal 1723 fino alla sua morte. Riuscì forzatamente a risanare i conti statali che versavano in brutte acque.
***

Qianlong (1711-1799) resse l’impero cinese dal 1735 al 1796, abdicando in favore del figlio Jiaqing. Era il quarto in linea diretta della dinastia Qing.
***

L’imperatore Jiaqing (1760-1820) subentrò al padre ancora vivo perché questi non riteneva giusto regnare più a lungo del nonno, l’imperatore Kangxi. Tentò invano di ridare forza all’economia riducendo le spese militari e riequilibrando il carico fiscale.
[...] Kangxi (1654-1722) fu un personaggio energico e capace che già a quattordici anni iniziò a governare con determinazione, rafforzando il sistema burocratico-imperiale di stampo cinese e ridimensionando il potere della nobiltà mancese. Di ampie aperture mentali, sebbene attribuisse al neoconfucianesimo grande importanza, non ostacolò né il buddismo né i missionari gesuiti, pur tuttavia limitando l’attività di questi ultimi alla sola capitale. L’imperatore si prodigò nel patrocinare le lettere e le arti, promovendo la cultura e gli studi. Durante il suo regno furono intraprese varie opere per migliorare l’economia, regolamentare le acque del Fiume Giallo e sistemare il Grande Canale imperiale. Corruzione e slealtà furono colpite con accadimento. In sintesi si potrebbe dire essere stato un periodo in cui si incarnarono gli ideali confuciani di benevolenza, cultura, equità, non mancando l’autorità. Yongzhen (1678-1735) proseguì le opere del padre, sebbene il suo regno sia stato all’insegna del sospetto e della severità. Eliminò fisicamente i suoi fratelli e tutti coloro che gli si opponevano, sottoponendo la burocrazia a un rigido controllo. Quantunque riuscisse a tenere il paese in pace, dovette affrontare le rivolte degli aborigeni nello Yunnan. Una delle sue priorità era risanare le casse dello stato, per cui semplificò il sistema delle retribuzioni, si oppose ai privilegi e alle esenzioni fiscali dei gentry. Come il padre, fu tollerante verso le altre forme di culto, islamismo compreso, a tal punto da favorire la stampa di varie opere di ispirazione buddista e permettere la diffusione del lamaismo. Verso i missionari cristiani ebbe un certo atteggiamento ostile. Alla sua morte salì al trono Qianlong (1711-1799), che, seguendo le orme del nonno, fu uno dei più grandi sovrani dell’impero cinese. Abile nella poesia, nella scrittura, nella pittura, promosse le arti e la cultura in generale, sebbene non mancassero i controlli, intensificando la cosiddetta “inquisizione letteraria”. Più di duemila opere furono messe all’indice e bruciate, specialmente quelle che minavano la dignità e la sicurezza della dinastia mancese. I confini dello stato si ampliarono tanto da essere il suo uno dei più grandi imperi al mondo. Aveva l’abitudine di visitare personalmente l’esercito e le amministrazioni locali per meglio rendersi conto della loro effettività. Pur essendo un forte regno, gli ultimi anni furono segnati dal decadimento, un inizio dovuto all’eccessiva corruzione burocratica, al forte aumento demografico, e alla diffusione del malcontento popolare, con il conseguente scoppio di numerose rivolte. [...]
Caro Rino,
osservando i ritratti di questi imperatori mi viene da confrontarli con quelli dei sovrani europei, riscontro nei primi, seppur la ricchezza dei tessuti, una certa sobrietà di abiti, suppellettili ed ambienti. Particolarmente moderno quello dell’imperatore Jiaqing!
Inoltre mi colpisce che questi quando non hanno le mani impegnate a sfogliare o scrivere testi, le tengano chiuse in tasca anzichè impugnare il classico segno del comando: lo scettro.
Molto belle queste immagini.
Felice fine settimana.
Stefi
[...] la pittura ad acquerello e l’inchiostro di China su carta e seta. E divenne tanto esperto che Qianlong lo volle al suo fianco invitandolo a ritrarre addirittura varie scene di battaglie vinte [...]
[...] 1644 Pechino, conquistata grazie al tradimento di un generale Ming, passò in mano alla dinastia Qing. In effetti, già nei decenni precedenti, si notavano nell’aria evidenze di decadimento: forte e [...]