Strettamente legato alla regina Maria de’ Medici, Richelieu (1585-1642) si adoperò nel rafforzare l’autorità statale e concentrare nelle mani del re quanto più potere possibile, lottando contro chiunque ostacolasse il suo disegno.
Leggiamo come lo descrive lo storico svizzero ottocentesco Jacob Burckhardt:
“[Richelieu] È il grande acceleratore del futuro sviluppo politico della Francia, sia nel bene che nel male.
Egli si erge solitario con la sua idea di Stato, che identificava con la propria persona, di fronte a un mondo di egoismo. […]
Richelieu sceglieva i suoi mezzi senza scrupolo alcuno. I suoi strumenti erano per lui sicuri solo se poteva usarli senza incertezze. […] Egli difese la sicurezza della nazione contro coloro che avrebbero dovuto esserne i tutori. […]
Richelieu costruisce con la forza un sistema di obbedienza universale. Qualunque indipendenza, qualunque eredità del passato, si manifesta per lui solo in forme dannose, compresi i parlamenti, assolutamente inetti negli affari dello Stato. Per lui il bene dello Stato trascende ogni cosa, a prescindere dalla compassione o dal favore. […]
Richelieu si leva solitario con la sua idea di Stato. Deve continuamente dominarsi di fronte ai furfanti che lo circondano; abbattere i singoli avversari senza farsi scrupolo dei mezzi, cattura la nobiltà nei duelli. Lavora per chi lo vorrebbe fare impiccare. Non è un re, bensì un ministro odiato. […]
[…] è depositario dell’idea statale, che senza di lui perirebbe, perché coloro che dovrebbero esserne i sostenitori trascurano il proprio dovere e la tradiscono”.
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Jacob Burckhardt, Lezioni sulla storia d’Europa, SE ed., Milano, 2009, pag. 192, 194, 195.
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