Come nella maggior parte delle città europee, girovagare per Parigi di notte non era certo piacevole. L’insicurezza era tale che i rapporti di polizia del secolo in questione sono pieni di episodi sanguinosi, agguati, duelli, aggressioni a mano armata a carrozze, risse spesso fra tre quattro cinque persone, e via dicendo. Le guardie che circolavano a piedi e a cavallo non riuscivano a contenere la violenza e i pochi che si azzardavano a muoversi di notte erano coloro i quali avevano una scorta, per cui nobili e privilegiati.
La vita notturna si svolgeva solitamente nei palazzi nobiliari o nelle taverne di malaffare che, nonostante le restrizioni di chiudere intorno alle ore otto in inverno e alle dieci in estate, spesso e volentieri, per racimolare qualche lira in più, restavano aperte fino a notte inoltrata. Anche le case avevano l’obbligo di essere chiuse a chiave a quell’ora; artigiani, venditori ambulanti e povera gente si coricava presto per alzarsi prima delle luci dell’alba. Chi poteva camminava in gruppo, gendarmi e ufficiali erano sempre più di 3-4, pronti a respingere ogni possibile affronto, i cocchieri delle carrozze andavano armati.
Nel 1667 si introdusse l’illuminazione pubblica e fu una grande innovazione a tal punto che vari visitatori stranieri ne rimasero sorpresi, raccontando nei loro scritti che Parigi di notte sembrava come fosse giorno. Dapprima si approntarono un migliaio di lanterne, poi ben cinque mila che rimanevano accese dal crepuscolo o poco dopo, facendo luce fino a oltre mezzanotte, fino a quando cioè durava la candela. Ciò avveniva da novembre a febbraio e dal 1671 fino alla fine di marzo. Ricordiamo che a Londra si accendevano soltanto nelle notti senza luna.
Sebbene vi fu un calo di violenza, non significò la città essere sicura, rimanevano zone all’oscuro o in completa ombra in cui ladri e assassini potevano tranquillamente portare a termine i propri colpi. In ogni caso fu un notevole passo avanti.
Rompere o spegnere una lanterna significava anche l’arresto, tanto fu considerata vitale la luce notturna. Certi giovani nobili che si divertivano a infrangere la legge furono perseguiti, sebbene il re chiudesse sempre un occhio.
Una medaglia dell’epoca, coniata nel 1669, reca la seguente iscrizione: Urbis securitas et nidor, a indicare la sicurezza e la lucentezza della città.
Sep 132010
Per contrasto penso a Lorenzo il Magnifico: durante il suo governo un contemporaneo scriveva:”….Non abbiamo né furti, nè tumulti notturni, nè assassini. Ognuno può badare ai suoi affari di notte e di giorno.”.
Non a torto il Guicciardini affermava: “Se Firenze avesse dovuto avere un tiranno, non avrebbe potuto trovare uno migliore e più simpatico.”.
Rosalia: grazie per il tuo apporto, il primo passo mi era ignoto. Buon pomeriggio.