Aug 302010
 

L’albero della libertà, Jean-Baptiste Lesueur, 1790.

Entriamo ancor più negli eventi giornalieri del singolo, dell’individuo, di colui che doveva vivere a stretto contatto con una realtà in continua mutazione. Che cosa accadeva nel quotidiano popolare durante la Rivoluzione francese? Come cambiavano le abitudini, la vita, le cose, gli oggetti?

Salta immediatamente alla vista un maggiore uso di oggetti specifici come le casseruole, le zuccheriere, i macinini da caffè, tazze di varie misure, scodelle e via dicendo. Lo stagno poco a poco scompare dalla tavola popolare, mentre il grès, le terrecotte verniciate e le maioliche prendono il sopravvento: primo accenno di una società che pensa più al consumo che a far durare un oggetto.

Si abbassano certi prezzi come quelli dei piatti, delle forchette, dei coltelli; la maiolica bruna da fuoco costa 7 lire contro le 40 di quella bianca. Specchi e rasoi sono adoperati in larga misura dagli uomini che si radono e si lavano più di una volta, sebbene l’acqua costi 3-4 livres il metro cubo. I bisogni qualcuno li fa nei gabinetti collettivi, altri nelle “comode” – per lo più riservate ai ricchi -, altri ancora nei “vasi da notte” il cui contenuto si butta dalla finestra.

Per le strade si smontano o si rompono i vecchi stemmi nobiliari, oramai l’Assemblea ha abolito i titoli aristocratici, non esistono più né conti, né marchesi, né principi, addirittura qualcuno di loro cambia nome. Le insegne dei negozi, una volta poste sotto la protezione di sant’Eligio o di san Dionigi, ora sono dedicate alla “presa della Bastiglia” o “all’Assemblea nazionale”. Il linguaggio popolare è di uso frequente, lavandaie, operai, facchini parlano la lingua di tutti i giorni accettata da chiunque senza riserve.

I giornali, i fogli, le riviste aumentano la tiratura e si vendono quotidianamente con le ultime notizie della rivoluzione, delle decisioni prese, della condotta della guerra, dei problemi di ogni giorno. Vivono pubblicazioni come “Le Patriote français”, “Le Journal du soir”, “La Cronique de Paris”. Nel 1790 a Parigi ci sono 335 testate, 236 nel ’91, 216 nel ’92, 113 nel ’93, nascono facilmente e scompaiono se non hanno avuto buona accoglienza, spesso cambiando nome. Dopotutto, la libera espressione di idee e opinioni sta alla base della rivoluzione. Tiratura media di un giornale è sulle 300-500 copie, con punte di 2.000 come “L’ami du Peuple” di Marat, o di 5.000 de “L’ami du Roi” dell’abate Royu, o ancora delle 10 mila copie del giornale di Mirabeau, eccezioni queste ultime, certo, ma che fanno capire il desiderio di aver notizie sempre fresche e di essere parte di un processo rivoluzionario in atto, di un cambio come mai avvenuto, e stavolta prodotto dalla base sociale. (1)

Venditori ambulanti si affannano a vendere latte, caffè, te, tisane, versati in una tazza di terracotta da una caraffa, bastano appena 2 soldi. Altri vendono acquavite urlando: “La vita, la vita a un soldo al bicchierino” o “Alla buona acquavite per tirarsi su!” I più piccoli si avvicinano al venditore di cialde: “Due cialde per pochi soldi”, recitano.

Figura strana e curiosa è “l’ammazzatopi” che, con un cappello a piramide e una giubba oramai logora, porta con sé una scatola con una polvere velenosa. Entra nelle case, nelle cantine, nelle taverne e sparge qua e là, con cura ed esperienza, la sua formula magica. I topi, oramai migliaia, muoiono a decine, ma proliferano ancor più rapidamente.

La vita popolare di tutti i giorni è quella che fa capire la vera essenza di quegli anni.

*****

1. Jean-Paul Bertaud, La vita quotidiana in Francia al tempo della Rivoluzione (1789-1795), Rizzoli, Milano, 1997, pag. 120 e segg.

  4 Responses to “La Rivoluzione francese nella vita quotidiana”

  1. Conoscere la vita quotidiana è sempre un ottimo sistema per imparare e capire meglio la storia. È sempre un piacere leggerti, salutissimi.
    Annarita

  2. Annarita: a mio avviso è la base di partenza per meglio addentrarsi nella mentalità, negli usi e costumi, nel modus vivendi, ma anche, e soprattutto, nelle decisioni prese. Buona giornata.

  3. Ciao Rino,
    una premessa, da profana, e che a me il termine “Rivoluzione” ha sempre evocato principalmente un’idea di sconvolgimento, di caos, probabilmente indotta e condizionata da certe immagini cinematografiche, ma non solo, che hanno immortalato le vicende rivoluzionarie quasi esclusivamente attraverso scene di combattimenti e scontri fisici, anche se razionalmente so che così non sia stato..
    Leggere questo post mi ha trasmesso un’altra immagine, di maggior normalità seppur in una situazione “straordinaria”, quasi a controbilanciare la prima.

    Grazie come sempre per i ricchi spunti di riflessione che offri.
    Un caro saluto

    Stefi

  4. Stefi: spesso si fa più caso a certi eventi piuttosto che ad altri, più a quelli a sfondo sanguinario e violento che a quelli, chiamiamoli, quotidiani, umani… la Storia è anche questa.
    Grazie sempre. Buon pomeriggio.

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