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Aug 202010
 

Con l’affissione delle sue 95 Tesi sulla porta della cattedrale di Wittenberg nel 1517, Lutero mise in dubbio una istituzione millenaria, scavando un profondo solco tra sé e la Chiesa cattolica e preparando il terreno a una riformata concezione religiosa. Nell’intimo di molti si desiderava più la distruzione dell’intero organismo che una semplice revisione, l’abolizione del culto e di numerosi sacramenti. Quasi tutti gli scritti dell’epoca, gli scritti dei riformatori, reclamavano lo sterminio della vecchia istituzione, ricordiamo Zwingli affermare che l’uccisione dei vescovi e degli ecclesiastici fosse opera comandata necessariamente da Dio o le parole di Martin Butzer che nei suoi Dialoghi del 1535 insisteva in un universale sterminio del papa, dei vescovi e di tutto il loro seguito.
Ogni mediazione, ogni contatto con il passato doveva essere rimesso in dubbio per porre le basi alla nuova fede. La predicazione da sola non poteva né sarebbe riuscita a rimuovere la vecchia e creare una nuova coscienza religiosa, e allora i governi locali dell’epoca svolsero un ruolo determinate, importante, decisivo, senza loro, senza un appoggio politico statale non sarebbe stata possibile la vittoria sul cattolicesimo. Sostenuti, è vero, anche dal fatto che alla popolazione avrebbe fatto piacere rompere con il passato, abbandonare la confessione, i digiuni, le penitenze, liberarsi dei voti, delle indulgenze: tutto ciò era una forza attraente.
Le nuove Chiese territoriali nacquero sulle ceneri delle vecchie, sui beni materiali acquisisti con la forza, con la confisca, spesso con la lotta e l’uso delle armi. Il saccheggio, azzarderemo affermare, era tollerato, le guerriglie urbane e contadine all’ordine del giorno, talvolta più per odio verso la Chiesa che non per amore al Vangelo, più per lotte tribali e personali che per vera e propria riforma. Nella Germania di quei tempi c’era più pericolo per chi restava legato al vecchio culto che non al nuovo.
Ai governi premeva una fede salda, una fede che loro stessi avrebbero adoperato per arricchirsi e per stordire la massa. Certo, le dovute eccezioni erano palesi, basti pensare alla corrente di Münzer, all’anabattismo, a Zwingli che desideravano un riconoscimento politico e poter governare. Dove c’era divisione territoriale era più facile per i protestanti prendere il sopravvento, cosa contraria in Francia dove la forza cattolica e l’appoggio del re non permise una sicura penetrazione delle nuove dottrine luterane.
Lutero non organizzò mai la sua Chiesa, si rimise ai governi laici dei luoghi che ben volentieri lo appoggiarono sia per potenziarsi sia per ampliare i propri possedimenti. Lui, Lutero, era più propenso a insegnare, a scrivere, a predicare, difeso inoltre da Federico il Savio, elettore di Sassonia, suo ammiratore, a tal punto da farlo rapire per proteggerlo dall’editto di Carlo V che lo considerava oramai un eretico e lo scacciava fuori dai suoi territori.
Il protestantesimo, dice Burckhardt, è nato come Chiesa di Stato, e quando lo Stato diventa indifferente, esso si trova in una posizione precaria” (1), i sovrani dunque avranno una funzione fondamentale e, senza che Lutero lo desiderasse, i governi diventarono così autorità religiose.

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1. Jacob Burckhardt, Lezioni sulla storia d’Europa, SE edizioni, Milano, 2009, pag.125.

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Tavola che illustra Lutero e gli eroi della Riforma

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Altri articoli correlati:
- Censura, roghi e libri clandestini nel XVI secolo.
- Zwingli e il protestantesimo in Svizzera.
- La rivolta dei contadini tedeschi del 1524-26, Münzer e Lutero.
- Il Sacro Romano Impero nell’epoca di Martin Lutero.
- L’Europa religiosa del XVI secolo.

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Piccola bibliografia:

- Roland H. Bainton, La riforma protestante, Einaudi, 2000.
- Florian Mussgnug, Lutero. Il padre della Riforma protestante, Giunti, 2008.
- Luise Schorn Schütte, La riforma protestante, il Mulino, 2001.
- Giuseppe Alberigo, La riforma protestante. Origini e cause, Queriniana, 2000.

Comments

  6 Responses to “Lutero, il protestantesimo e i governi locali”

  1. magnifico questo “pezzo”, e così vero!…
    E’ l’epoca in cui , ormai crollata la Fede nelle due istituzioni medievali, la politica con l’idea dell’Impero e la religiosa con l’idea di un capo religioso infallibile, si gettano, sia pure in modo ,troppo spesso, ahimé assai cruento le basi di un nuovo sistema produttivo ed economico che a me sembra abbbia innfluito moltissimo nella formazione della nostra epoca capitalistica.
    Sempre di grande interesse le tue proposte di riflessione storica, Gaspare, per le quali non posso fare a meno di ripeterti il mio grazie! un saluto ed una buona domenica!
    lia

  2. Lia: grazie a te per le tue interessanti riflessioni. In effetti i cambiamenti dell’epoca portarono, anche ma non solo, a un modo diverso di vedersi e rapportarsi con la religione. L’epoca è inoltre, bisogna pur sottolinearlo, l’epoca dello sviluppo della stampa, dei torchi gutenberghiani che permisero la diffusione, abbastanza rapida per quegli anni, delle idee protestanti…
    Buona domenica.

  3. Ed anche in questo stralcio di tempo storico appare evidente come il sogno di purezza morale degli utopisti venga sopraffatto dalla ragion di stato dei pratici.
    Molto interessante e chiaro questo post. Grazie

    Franca

  4. Franca: benvenuta e grazie per il tuo intervento. Buon pomeriggio.

  5. Caro Gaspare,
    è un piacere leggere il tuo blog.
    I tuoi post sono sempre un buono stimolo di partenza per approfondimenti e ricerche personali.
    Thanks.
    Matilda

  6. Matilda: grazie Matilda per leggermi. Buona settimana.

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