Abbiamo già accennato diverse volte e addirittura dedicato uno studio alla storia del libro, iniziando dai manoscritti, passando per i caratteri mobili e continuando con internet, gli e.reader, gli e.book. Una trasformazione che, oltre a interessare la vera e propria struttura del libro, si evidenziò nella forma di lettura, una volta ad alta voce, poi, pian piano, a bassa voce fino ad essere silenziosa, acquistando così, il lettore, una specie di potere sull’oggetto e sul testo scritto, un potere finanche critico.
Bene, ma come si presentava Magonza, città in cui il buon Gutenberg sviluppò l’ars artificialiter scribendi, verso la metà fine del secolo XV?
La storia di Magonza (Mainz in tedesco e Mayence in francese), oggi città nella Germania occidentale, che sorge alla confluenza dei fiumi Reno e Meno, si perde nei segni ancestrali del tempo. Di dubbie radici galliche e/o celtiche, solo con i romani, arrivati dopo le guerre galliche, si iniziano ad avere notizie sicure, siamo intorno al 52-55 a.C. Resterà sotto la cura dell’impero romano per oltre 500 anni.
Il vero sviluppo della città avvenne grazie al suo compito di evangelizzazione dei popoli germanici verso il 745-750 d.C. per opera del vescovo Bonifacio, nominato tale dal papa Gregorio III. Fu tanta la crescita religiosa del centro, che l’arcivescovo di Magonza era considerato il sostituto del pontefice al nord delle Alpi. La libera città imperiale, parte del Sacro Romano Impero, sarà punto di riferimento della chiesa Cattolica, anche per il motivo di essere stata governata generalmente da principi elettori cattolici.
Ai tempi di Gutenberg, ancora legata a tradizioni medievali, era soprattutto centro di scambi commerciali, centro particolarmente ricco per l’epoca. Nei mercati si vendevano spezie di Alessandria, limoni di Castiglia, tessuti e tele d’Olanda e di Borgogna, sete del Levante. La città, quando il nostro personaggio era giovane, era governata dagli uomini della Zecca, ma col passare degli anni l’influenza dei nuovi reggitori provenienti dalle gilde si fece palese. Proprio poco tempo dopo l’uscita della Bibbia, la città raggiunse il massimo dello splendore, seppur in un periodo di cambi sociali e di conflitti.
Grazie alla stampa e all’interesse sia dei governanti che degli studiosi, nel 1477 sorse la prima università con annessa la prima biblioteca, Bibliotheca Universitatis Moguntinae: la nuova classe, il nuovo ceto borghese aveva voglia di sapere, di conoscere, di studiare, di fare quel salto sociale che lo avrebbe portato, in un futuro prossimo, a prendere decisioni che avrebbero influito sulla politica, sull’economia.
Tutto ciò è importante per capire in quale ambiente nascerà e si svilupperà l’opera di Johann Gutenberg, giacché il contesto in cui scaturisce e si sviluppa un progetto, una idea, è sempre e indissolubilmente legato ad essa e lo influenzerà vuoi in modo positivo o negativo o vuoi con indifferenza.
Giovanni Gutenberg fino a 40 anni sembra abbia dimorato a Strasburgo, dove già aveva cominciato a lavorare alla sua pressa; divenne cittadino di Magonza nel 1448 e sembra che il 22 agosto del 1450 abbia stipulato un contratto con Giovanni Fust: lui gli cedeva la sua pressa da stampa e il Fust gli prestava 800 nfiorini… ma Gutenberg non riuscì’ a restituirglieli….ebbe bisognodi altri fondi per lavorare alla sua pressa! non certo potè egli godere della protezione di qualche mecenate…. Quando Magonza fu saccheggiata dall’esercito di Adolfo di Nassau, i tipografi fuggitivi finironno col diffondewre in Europa la nuova arte : Strasburgo,Colonia, Basilea, Ulma…. incredibile pensare a quale ” rivoluzione” egli abbbia dato vita!! E’ certamente Magonza da si diffuse la stampa, infatti anche ad Utrecht avevano installato una pressa per primi dei tedeschi di Colonia che a loro volta avebvano imparato l’arte a Magonza!…..
Lia: grazie per il tuo commento che mi spinge ad aggiungere un dettaglio: in Italia i torchi entrarono tramite il convento Santa Scolastica di Subiaco, grazie a Sweynheym e Pannartz: era il 1464-65. Già prima della fine secolo XV vi erano nel nostro Paese ben 52 botteghe tipografiche…
Buon fine settimana.
grazie Gaspare per avere aggiunto questo “dettaglio”, che non è un dettaglio da poco! Mi fa tanto piacere venire a conoscenza del fatto che proprio a Subiaco siano stati introdotti i primi torchi in Italia! Mi entusiasma! E mi fa gioire il pensiero delle già 52 botteghe tipografiche esistenti alla fine del XV secolo! Sono curiosa e mi chiedo: come mai proprio nel convento di Santa Scolastica, sarà stato solo un caso oppure…?
Lia: riporto un brano del nostro volume Dal codice al libro stampato (pagg. 116.117):
“Nel 1464-65, i benedettini del monastero di Santa Scolastica di Subiaco invitarono Konrad Sweynheym e Arnold Pannartz, il primo della diocesi di Magonza e il secondo di quella di Colonia, a pubblicare il De oratore di Cicerone, primo libro stampato fuori Germania. L’anno dopo Ulrich Han è a Roma, dando alla luce le Meditationes Vitae Christi del cardinale Torquemada. Nel 1467 Sweynheym e Pannartz si trasferiranno a Roma dove continueranno la loro attività di stampatori con una serie di libri di Tito Livio, Plinio, Sant’Agostino, e via dicendo, esortando il papa Sisto IV (1414-1484) a dare loro una mano di aiuto nel commerciare i loro testi, almeno quelli di argomento religioso. Durante gli anni 1467-1500, si daranno alle stampe, nella sola Roma, ben 1.825 titoli, libri dei Padri e Dottori della Chiesa, guide per i pellegrini, manuali di diritto canonico e civile, pochi invece quelli dedicati all’università. Nello stesso tempo, 1468-69, a Venezia, Johann von Speyer stamperà le Epistulae ad familiares, di Cicerone, mentre, nel 1470, Numeister e compagni daranno alla luce a Foligno il De Bello italico adversus Gothos, dell’umanista italiano Leonardo Bruni. Pochi anni e l’Italia sarà invasa da tipografi principalmente tedeschi: a Trevi, 1470, Johann Reinhard; a Napoli, 1470-71, Sixtus Riessinger; a Milano, 1471, Antonio Zarotto; a Bologna, 1470, Baldassare Azzoguidi; a Ferrara, intorno il 1471, André Belfort…”.
Grazie sempre. Una buona serata.