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Jun 202010
 

Abbiamo già trattato su come il web potrebbe aiutare la ricerca storica e sui pro e contro del suo uso (qua). Di seguito, un’intervista al prof. Paul Arpaia, docente all’Indiana University of Pennsylvania degli Stati Uniti, sull’utilizzo di internet per lo studio e la divulgazione della storia:

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Comments

  6 Responses to “Il web e la storia, un’intervista”

  1. Ciao Rino, offri sempre stimoli di riflessione!
    E’ interessante ciò che dice il prof. Arpaia a proposito dello studiare personaggi la cui vita abbia attraversato un arco di tempo che veda differenti situazioni storiche.
    (Sicuramente sto per porti un quesito sciocco…)
    Credo che in epoca contemporanea, con il velocizzarsi degli eventi e l’allungarsi della vita, sia più facile trovare figure con queste caratteristiche, ma esistono analoghe testimonianze per l’epoca da te studiata? Personaggi consapevolmente attori e/o semplici testimoni di un cambiamento di situazione storica o il tutto si riduce ad un postumo studio storico che individua questo o quello vissuti in epoche di transizione?
    Mi appello sempre alla tua pazienza :)
    Grazie ed un caro saluto.

    Stefi

  2. Stefi: il quesito che poni non è sciocco, anzi dovrebbe far riflettere a piena mente :-)
    Parto da un concetto che mi sta a cuore: sappiamo che le divisioni storiche, storia medievale, moderna, storia contemporanea e via dicendo, si sono generalmente adottate ai fini di una migliore analisi. Vi sono persone, parlando in generale e con le dovute eccezioni, che non si accorgono di vivere un cambio epocale se non quando quei dati eventi che lo hanno caratterizzato si percepiscono proprio nell’insieme di una periodizzazione, pertanto dopo anni, dopo mesi, dopo decenni o secoli. Se ben ricordi, avevo accennato in un vecchio post a Bernardino Vitoni (qua) che, pur recependo esserci una sollevazione a Parigi – siamo durante la Rivoluzione francese – la considera di “normale amministrazione”, una fra le tante. Non si era reso conto – così almeno si crede – che era in atto una trasformazione, era in atto la crisi dell’Ancien régime. Eppure lui visse a cavallo di uno splendido periodo storico, dal 1733 al 1811, in un’Italia che lentamente lentamente si stava trasformando, in un’Europa che accennava a cambiare strada.
    Altri, invece, credevano proprio di vivere un proprio e vero cambiamento, un cambiamento storico, pensiamo a Robespierre e compagni, a Diderot e D’Alembert, gente che credeva in quello che faceva; altri ancora, e andiamo indietro nei secoli, sebbene avessero contribuito a trasformare l’approccio alla cultura, per esempio Gutenberg con i suoi torchi e i caratteri mobili, magari immaginarono solo aver dato un minimo contributo o forse ancora meno.
    Tutto questo per dire che spesso, pur vivendo in una meravigliosa epoca come la nostra, alcuni pensano non avvenga nulla, eppure tutti ricordano il novembre del 1989, tutti hanno nella loro mente la caduta del muro di Berlino, Budapest, e cose del genere: avvenimenti che hanno caratterizzato un cammino storico che alla luce del 2010 inizia a palesarsi.
    E mi sembra interessante studiare ed approfondire personaggi che hanno vissuto, coscientemente o no, sulla pelle proprio quei cambi, quelle mutazioni, quelle trasformazioni, è curioso cercare di immedesimarsi nel loro modo di pensare e agire, nel loro accettare o rifiutare di presenziare un cambio.
    … dopotutto la storia è una continua metamorfosi :-)
    Un caro saluto di inizio settimana.

  3. Apprezzo molto questa risposta datata 21 giugno, 2010 a 7:56 am babilonia61 ela condivido pienamente.

  4. Grazie Rino per la tua consueta e gentile puntualità e precisione.
    Avrei continuato con la riflessione ma nel post successivo: l’interessante intervista con la prof.ssa De Vecchi, ho trovato in gran parte delle possibili risposte.

    Un caro saluto.
    Stefi

  5. [...] Vi lascio tre link che si riferiscono a un intervento del prof. Tommaso Detti sulle fonti per il futuro storico, un convegno tenuto a Torino nell’aprile del 2010, il cui tema era: 2060: con quali fonti si [...]

  6. Mi chiedevo se la storia sulla rete, su web, tenda a dissociarsi dal dominio delle scienze naturali in senso monolitico per tornare ad una visione e ad essere sempre più umanistica, quindi se questo favorisce la comprensione della storia anche nelle sue produzioni epistemologiche e quindi l’uscita da un reticolo deterministico per una serie maggiormente concepita come civilizzazione complessiva, senza più una sola storia non negoziabile, autocentrata: far emergere le storie, qualche margine di storie dallo sfondo interculturale diverso, senza dimenticare la vocazione universalistica di alcune categorie semplici e condivise.

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