Lo abbiamo accennato diverse volte, la storia non va giudica, né criticata, né tantomeno deve esaltare gesta e politica, uomini e fatti d’armi. Marc Bloch, fra i tanti, lo insegnava già agli inizi del Novecento. Eppur ancora prima, intorno al 166, un siriano di nome Luciano di Samosata lo scriveva nel suo “Come si deve scrivere la storia”, un libello in cui la protagonista era la “storia obiettiva”, la storia che non doveva essere di parte.
Luciano, in una lettera a Filone, suo amico – su di cui si sa ben poco -, inizia dicendo che ultimamente c’era un proliferare di nuovi storici, storici che non avevano la minima idea di come si erano svolti certi fatti, o che addirittura non sapevano come ci si muoveva sul campo di battaglia, o storici che adulavano questo o quel personaggio, nascondendo la verità degli eventi e cambiandoli per comodo. Dice:
“[…] la maggior parte degli storici, trascurando di raccontare gli eventi, si dilunga nelle lodi dei capi o dei generali, esalta quelli della propria parte e deprime oltre misura quelli nemici [...] elogiare e far contento in qualunque modo chi sia oggetto dell’elogio, e che non avrebbe problemi a raggiungere questo fine facendo ricorso alla menzogna.”
Ma non solo, afferma aver sentito un tale aver descritto eventi che dovevano ancor accadere, eventi futuri, quasi profetizzando. Accenna a particolari che aveva letto e ascoltato, di imprese mai avvenute, di storici che si dilungavano a sproposito descrivendo l’armatura di un soldato o di un luogo geografico, di uomini che morivano in modo straordinario e fuori del normale, insomma di quella storia che non è vera storia.
E Luciano di Samosata ha le idee ben chiare quando si addentra nel tema, al riguardo annota:
“Dello storico uno solo è il compito: riferire i fatti come sono stati compiuti […]”
Lui – riferendosi allo storico – è solo il narratore, colui che è franco, impavido, incorruttibile, libero, amico della franchezza e della verità:
“[…] uno che, non in base all’odio o all’amicizia, prende partito, si fa dei riguardi o prova compassione, vergogna, timore; giudice giusto, benevolo con tutti ma non fino ad assegnare a una delle due parti più del dovuto, straniero nei suoi libri e non legato a una città, non soggetto a leggi né a un sovrano; uno che non tiene conto di cosa sembrerà al tale, ma racconta quel che è stato fatto”.
Per la divulgazione si dovrebbero adoperare termini comprensibili, tali che il popolo capisse e il colto apprezzasse, evitando di parlare come se si rivolgesse a iniziati, con un lessico “chiaro e sobrio, tale da mostrare il soggetto nel modo più marcato”.
La domanda che sorge spontanea potrebbe essere: da dove prendere le notizie? Luciano afferma che la cosa migliore sarebbe quella di essere presenti e osservare con i propri occhi, nell’impossibilità rivolgersi a persone per quanto possibile imparziali e serie, persone che non aggiungano né tolgano a quanto accaduto. Aveva sempre apprezzato, nei loro limiti, i lavori di Tucidide, Erodoto, Senofonte, una triade che teneva sempre ben in vista.
Se poi un ascoltatore riesce a percepire ciò di cui si sta trattando, allora:
“[…] l’opera è giunta a perfezione e ha ricevuto l’elogio che si deve a un Fidia della storia.”












16 giugno 2010 at 11:35 am
Tucidide, Erodoto, e Senofonte, appunto. Io credo che, nonostante tutto, questi siano un modello.
16 giugno 2010 at 1:04 pm
Angelo: ben dici, da lì si dovrebbe partire, ma, ahimè, pochi li conoscono. Buona giornata.
17 giugno 2010 at 7:25 am
sto tentando di riprendere le buone abitudini di una volta, di tornare a leggere i miei blogger preferiti
quanto è difficile seguire la lezione di Luciano!
insisto nel credere che accanto agli storici bisogna leggere i grandi scrittori che raccontano storie calate nella storia di un popolo, di un paese, di un territorio
marina
17 giugno 2010 at 3:07 pm
“Luciano afferma che la cosa migliore sarebbe quella di essere presenti e osservare con i propri occhi, nell’impossibilità rivolgersi a persone per quanto possibile imparziali e serie, persone che non aggiungano né tolgano a quanto accaduto”
Ma così è quasi impossibile non essere di parte.
17 giugno 2010 at 3:25 pm
Marina: sono contento rileggerti. A mio avviso, una buona cultura parte da buone letture, un buon storico parte da fonti meritevoli di attenzione, e se i grandi scrittori raccontano storie veritiere, ben vengano. Grazie, felice pomeriggio.
Alberto: a un certo punto del trattato Luciano suggerisce: “Insomma, deve assomigliare allora allo Zeus di Omero, che guarda ora la terra dei Traci allevatori di cavalli, ora quella dei Misi: allo stesso modo , infatti, anch’egli deve guardare separatamente le vicende dei Romani e mostrarcele quali a lui apparivano osservandole dall’alto, ora quelle dei persiani, poi quelle di entrambi, qualora combattano. [...] che lo sguardo sia imparziale.”
Beato colui che ci riesce (sic). Buon pomeriggio.
P.s.: da considerare che non possiamo giudicare col pensiero di oggi un concetto di quasi duemila anni fa, le differenze culturali, caratteriali, i modi di pensare, agire, vivere erano ben diversi. Basta solo prendere nota che per l’epoca Luciano era di idee ben avanzate.
20 giugno 2010 at 10:28 pm
…se la Storia può essere intesa e descritta solo dopo molto tempo, dopo che si sia sedimentato il dolore da essa provocato, questo credo di aver appreso finora, quindi Luciano di Samosata possiamo prenderlo esclusivamente come un dotto che aveva intuito la necessità di obiettività, di narrazione fedele degli eventi (quindi partecipe) ma distaccata (umanamente impossibile). Non uno storico ma una persona dotata di notevole intuizione.
E’ inoltre interessante notare che già all’ora vi fossero polemiche o giuste osservazioni su chi e come era/avrebbe dovuto essere uno storico.
Felice settimana!
Stefi
26 agosto 2010 at 7:16 am
[...] le fonti, le notizie che sopportano i fatti, le vicende, gli eventi, che danno vita a un continuum narrativo storico che ci permette avere un quadro più o meno completo del nostro passato. E una delle principali [...]
15 settembre 2010 at 9:48 pm
Mi consento una sottile ma anche – sì, lo ammetto – amara ironia e dico: come conseguire, oggi, un vasto numero di “opere giunte a perfezione tanto da meritare l’elogio che si deve a un Fidia della storia”con questa decadenza degli studi classici e con questa insensibilità ed ignoranza dilagante nei confronti per esempio di storici impareggiabili quali questi qui nominati?
E pensare che una volta se ad un giovane di 17 anni si parlava di Tucidide o dello stesso Luciano di Samosata, si poteva ottenerne risposte interessanti, cui faceva seguito anche una conversazione, magari un pò “acerba” ma non per questo esente da un certo pathos!!
15 settembre 2010 at 10:05 pm
Rosalia: ahimè, hai ragione, gli studi classici oggi sembrano essere passati in secondo piano, e se si chiedesse a un giovane di Luciano di Samosata o dello stesso Tucidide magari penserebbero essere giocatori di calcio
Il tutto con le dovute eccezioni.
Buona serata.