Prima lezione di metodo storico, un libro

Con la sua caratteristica flemma inglese, Sherlock Holmes riusciva sempre a dipanare complicate matasse e a scoprire il vero colpevole. Pipa in una mano e lente d’ingrandimento nell’altra, il suo intuito era infallibile.
E lo storico ha ancor oggi bisogno della lente d’ingrandimento, così come dell’intuizione, elementi che aiutano nella ricerca della verità dei fatti. Non scherzo quando dico che ancora oggi la lente d’ingrandimento è un oggetto utile, anzi, a volte necessario per evidenziare una nota a margine di un documento manoscritto, una firma quasi illeggibile in una lettera, uno scarabocchio che ha bisogno essere ingigantito per potersi meglio identificare.
Fonti epistolari, notarili, contabili, epigrafiche, per continuare con quelle cronachistiche e oratorie, iconografiche e diaristiche: alcune delle tante prove da esaminare con estrema cura e attenzione affinché possano essere considerati, per prima cosa, elementi utili dell’indagine. Già, perché la storia della stessa fonte è il primo passo per individuarne la corretta utilizzazione. Un elemento che a primo acchito si rivela conclusivo può apparire, alla luce di ulteriori ricerche o confronti, privo di validità, poco attendibile o falso in parte. Lo storico deve andare cauto nelle conclusioni, deve saper porre le giuste domande all’archivio che in quel dato momento ha sotto gli occhi, deve soppesare addirittura le eventuali risposte e vagliarne l’attendibilità svariate volte, capita sovente che qualcosa sfugga a una prima analisi.

Un interessante libro a cura di Sergio Luzzatto, Prima lezione di metodo storico, in cui concorrono altri eminenti storici, rivela come avvicinarsi ai documenti, alla metodologia adoperata, accenna a come si possono scoprire certi falsi, il tutto sulla base di esempi concreti. Alessandro Barbero inizia parlandoci di documenti notarili nel XIII secolo, di una lite fra il vescovo d’Ivrea e un suo dipendente, Bongiovanni d’Albiano, per certe prestazioni che questi doveva in cambio delle terre che teneva in feudo dalla Chiesa. Ottavia Niccoli affronta una storia di fantasmi, Roberto Bizzocchi ci delucida sulle fonti epigrafiche e sul CIL, ovvero sul Corpus Inscriptionum Latinarum, segue l’omicidio del principe Savelli di Lisa Roscioni, che ci invita a soppesare le fonti cronachistiche spesso di parte o volutamente manomesse. Fino ai diari di Anne Frank e le varie edizioni, descritto dallo stesso Luzzatto, e all’utilizzo della nuova fonte elettronica, Wikipedia, da parte di Miguel Gotor. Alcuni dei temi affrontati dal libro.
Un volume, dunque, che ci aiuta a capire come lavorano gli storici e quali difficoltà incontrano nella ricerca della verità, storici spesso a contatto con la polvere di volumi e archivi da decenni chiusi e sepolti nelle cantine di privati e pubblici uffici, spesso dovendo affrontare centinaia di chilometri solo per prendere visione di una lettera, spesso intervistando personaggi contemporanei minacciati di morte o che vivono in condizioni davvero disastrose: il mestiere dello storico è tanto avventuroso come quello del buon Sherlock Holmes.

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- Sergio Luzzatto, Prima lezione di metodo storico, Laterza, 2010.


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