Una delle fonti di ricerca per lo storico sono le lettere, corrispondenza di tutti i generi e tutti i tipi che gli permettono scoprire talvolta anche la personalità più intima dello scrivente.
Con l’espandersi dei commerci internazionali intorno alla fine del 1300 e principi del 1400, con la scoperta dell’America nel 1492 e le successive indagini geografiche, con i più frequenti rapporti diplomatici che si iniziarono a tenere con l’Oriente, con le nuove colonie oltreoceano, ma anche con lo stesso Mediterraneo, le lettere costituirono un valido supporto alla trattazione, allo scambio di idee, alla comunicazione. E il Cinquecento fu forse il punto di partenza di uno sviluppo che durò almeno sino ai primi del Novecento, sino a quando l’e.mail ha cominciato a soppiantare la penna e la carta scritta.
Dicevamo dei rapporti diplomatici, degli ambasciatori che scrivevano al sovrano, al principe, al duca, o i reali fra loro stessi: basta citare come esempio il noto affresco del Mantegna la Camera Picta (1462-1475) in cui il marchese Ludovico Gonzaga riceve una lettera e sembra leggerla, o almeno aprirla, davanti i suoi familiari. Ma non è la sola raffigurazione. In Olanda Vermeer ritrae (1657) una giovane intenta a leggere privatamente una missiva, in un luogo privato e fuori dallo sguardo altrui. Due luoghi diversi d’Europa, due epoche diverse, due aspetti diversi politicamente.
La corrispondenza poteva essere perfino fra donne, magari un po’ colte, magari nobili, o anche suore che desideravano invogliare qualcuno alla spiritualità e alla preghiera o dare consigli su un determinato problema o matrimonio, così come i gesuiti inviavano notizie al Generale della Compagnia. Potremmo considerare il carteggio un tratto distintivo, uno status, un elemento che segnalava l’appartenenza a uno specifico stato sociale. Per non dimenticare la corrispondenza fra mercanti che trattavano affari fuori dai confini del proprio stato o banchieri che possedevano filiali in altre parti d’Italia o Europa, viene alla mente la famiglia de’ Medici che aveva case di cambio fino in Olanda e i cui rappresentanti tenevano aggiornati i responsabili periodicamente. Ed ancora: gli scambi di idee fra intellettuali, noto ci è quello di Erasmo da Rotterdam, che avvenivano agilmente proprio tramite le lettere. Se certe notizie potevano essere d’interesse pubblico, immediatamente scattava il copia-incolla, cioè il riprendere quelle parti interessanti e riscriverle nelle proprie affinché il fatto, la curiosità avesse modo di viaggiare altrove.
E fu tale lo sviluppo che intorno al 1530, grazie alla diffusione dei torchi gutenberghiani, si iniziarono le pubblicazioni epistolari, raccolte di lettere, spesso di diverse persone sullo stesso argomento, che incontrarono ben presto il favore del pubblico.
Jun 022010
Le lettere, sì, sono una fonte storica e documenti di grande rilevanza. Leggerle è anche un modo per accostarsi alla storia in modo vivo e talora persino commovente. Qui a Trieste hanno allestito da qualche anno un piccolo museo alla Posta centrale in cui tra l’altro sono raccolte cartoline e lettere dei soldati al fronte durante la prima guerra mondiale….
Famosissime le lettere di Francesco Datini, mercante di Prato, alla moglie Margherita. Siamo nel trecento. Si parla di piccoli fatti privati come del lavoro della Ditta datini.
Ma bello è l’epistolario d’amore tra Lucrezia Borgia, duchessa di Ferrara e Pietro Bembo. E le lettere dello stesso Bembo ad un suo successivo amore, la veneziana Marietta Trevisan…..
Comunque le lettere ci danno uno spaccato della vita personale dei nostri antenati che sempre ci interessa e arriva spesso a commuoverci.
Rosalia: peccato mi sia sfuggito il piccolo museo alla Posta centrale di cui parli; due o tre anni fa andai da quelle parti per un paio di giorni e Trieste mi affascinò. Dovrò ritornare. Un caro saluto.
Daniela: interessanti e piene di notizie le lettere in generale quelle pubblicate sulla carta stampata, ma più interessante ancora è averne una tra le mani e poter dettagliare elementi che non si possono trasmettere con la scrittura: per esempio la variazione della calligrafia per un cambio repentino di umore, una ipotetica lacrima che sbiadisce l’inchiostro, un filo o una foglia che si conserva all’interno del foglio, una piccola annotazione al margine o a piè di pagina, insomma forse la vera essenza di una lettera. Buona giornata.
Ciao Rino,
lettere, corrispondenza, comunicazione!! che bello ritrovare come “normale, abitudinario” qualcosa che oggigiorno si è trasformato in un sms, in una mail sovente più fredda e/o necessariamente più sintetica.
Non ho ancora avuto occasioni di leggere sms di lavoro (che oggi stanno diventando l’imperativo delle pubbliche amm.ni…) e, anche solo immaginando un raffronto con omologhe missive dell’epoca, mi vengono i brividi..
Mi chiedo cosa e come uno storico del futuro saprà/potrà interpretare una personalità da un sms o da 140 caratteri in un social network.
Inoltre, collegandomi al precedente post, penso a quanto materiale d’indagine (lettere private e personali ma non meno prive di elementi di conoscenza storiche) vada costantemente perso…ma probabilmente il bisogno di scrivere (l’offerta) è sempre superiore alla necessità di avere documentazione d’indagine (richiesta).
Molto belli i due quadri che hanno attirato comunque la mia attenzione. Sempre più trovo il Vermeer capace di fissare stati emotivi!!
Un abbraccio e l’augurio di una ottima settimana!
Stefi: peccato che gli sms vengano ben presto cancellati dalla memoria del telefono o non si archivino o non si stampino, si perde una traccia del nostro presente, anche perché pochi, se non pochissimi, scrivono una lettera, a parte qualche cartolina che si manda dai luoghi di vacanza (!). Forse si perde una importante fonte storica popolare, una fonte una volta capace illustrare una famiglia, un rapporto di lavoro, e via dicendo. Restano le missive diplomatiche, quelle ufficiali, quelle di qualche istituzione pubblica e privata… ma le nostre oramai sono ridotte, come dici, a pochi caratteri di corta vita.
Felice settimana.