Sappiamo che il banchetto, nell’età rinascimentale, era segno di opulenza, distintivo per mostrare e dimostrare la propria ricchezza, il proprio potere. Così, quando un trinciante, un coppiere, un cuoco in particolare si distingueva per il suo saper fare, era accolto ben volentieri nei palazzi di principi, signori, re.
E Messisbugo fu uno di questi, famoso nelle corti italiane e autore di un trattato dal titolo: Banchetti, compositioni di vivande et apparecchio in generale, manuale ricco e dettagliato che riporta ricette e suggerimenti con una sapienza e fantasia davvero unica.
C’è un particolare che risalta dalla lettura di questo libro, l’attenzione con cui Cristoforo descrive gli avvenimenti artistici che si svolgevano a corte, durante i pranzi, le cene, durante quei convivi in cui cucina, arte, poesia, musica, cultura s’intrecciavano e formavano un armonioso amalgama.
In una cena data dal cardinale Ippolito d’Este il 20 maggio 1529, annota a un certo punto:
“… Erano dunque le ore 22, quando si partirono dal salotto, essendo già finita la farsa; e mentre venivano alla tavola, gli andavano innanzi quattro Musici vestiti tutti ad una livrea, tra i quali uno sonava una cetra, l’altro un leùto, il terzo un’arpa e il quarto uno flauto, sonando però tutti insieme balli alla gagliarda, con quattro fanciulli e quattro giovinette che venivano danzando e li accompagnavano alla mensa; dove data subito l’acqua odorifera alle mani, si mangiarono le insalate, danzando tuttavia quei giovani e quelle giovanette…”.(1)
In un altro banchetto che si svolgeva in casa di Ercole II d’Este, il 24 gennaio 1529, stavolta era la commedia a essere la protagonista:
“… dove innanzi la cena si rappresentò una commedia di M. Ludovico Ariosto, chiamata La Cassaria. La quale finita, ognuno se ne andò fuori della sala, e i più nobili si ridussero nella Camera del Cavallo e nella Stufa, dove s’intertennero con musiche e diversi ragionamenti, tanto che si apparecchiò la tavola in sala…”. (2)
Tutti a ballare prima della cena in casa del Conte Alfonso di Contrari, in quel di Ferrara, poi ad ascoltare dei versi, infine a dilettarsi con le pietanze di Messisbugo:
“… Prima si adacquò e spazzò la sala nella quale avevano ballato le persone, le quali si ritirarono in un salotto, dove si recitò una predica d’amore…”. (3)
Per concludere questa breve dissertazione, un consiglio di Cristoforo su come preparare la Mostarda:
“Piglia libbra una di zuccaro chiarificato, di cannella pesta fina oncia una, di gengevero oncia una, di garofani oncia mezza, di seneva pista oncia 6; e mescola insieme, e passa per lo setazzo, ovvero macina ogni cosa insieme con una macinella; e serà perfettissima.
E non la volendo di zuzzaro, le porrai del miele.” (4)
Buon appetito!
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1. Cristoforo da Messisbugo, Banchetti, composizioni di vivande e apparecchio generale, Neri Pozza ed., 1992, pag. 32.
2. op. cit. pag. 43.
3. op. cit. pag. 57.
4. op. cit. pag. 178.
e pensare che proprio una decina di minuti fa ho postato in bacheca la ricetta dell’anatra all’arancia, della quale si dice sia stata Caterina dei Medici ad averla introdotta dalla Toscana in Francia!!!!
Onore a Cristoforo da Messisbugo e a chi ha ben pensato di parlarne qui e di darci un “assaggio” ( per rimanere in tema!) del suo trattato.
P.S. questo post lo consiglierei agli insegnanti … mi suggerisce assai “gustose ricette” per quegli alunni più golosi che amanti della Storia… i quali, trattati come si conviene, finirebbero per appassionarsi alle vicende del passato come a quelle dell’oggi!
Rosalia: grazie, la bellezza del libro sta anche nel dare informazioni storico-sociali, sul modus vivendi dell’epoca, su certi particolari tipici del periodo rinascimentale, su caratteristiche italiane, insomma uno spaccato dell’epoca. Buona serata.