Seguiamo il nostro cammino nel mondo della moda, stavolta Bianca Maria Rizzoli ci parla dei costumi nel 1800.
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“Il secolo della borghesia”, come viene a volte menzionato l’Ottocento, porta il nome della classe sociale uscita vincente dalla Rivoluzione Francese, che impose il suo stile e i suoi ideali di vita su un’aristocrazia ormai al tramonto. Fu un periodo molto complesso a causa dei rapidi cambiamenti dovuti soprattutto alla crescente industrializzazione, che influì sulla moda femminile con nuove fogge e idee, subito diffuse dai giornali di moda. Al contrario della donna, la moda maschile si era ormai fissata sul completo tre pezzi: giacca, gilet, pantaloni, e/soprabito, ricercando solo ordine, rigore e perfezione, mentre quella femminile fioriva di addobbi che l’uomo non indossava, ma che servivano ad ostentare in tal modo i mezzi economici del marito.
L’Ottocento è suddiviso in diverse fasi stilistiche: Neoclassicismo (1800 – 1821) corrispondente all’ondata di favore che suscitò l’arte greco-romana e politicamente all’ascesa e caduta di Napoleone Bonaparte. Seguì il Romanticismo, che corrispose nella sua prima fase alla Restaurazione dei governi legittimi e alla corrente letteraria che ne porta il nome. Per la moda ricopre le date 1822-1835 che corrispondono in Italia ai moti Carbonari. Nonostante la corrente romantica si fosse esaurita, il soprannome “romantico” fu comunque applicato agli abiti femminili dal 1835 al 1865 che vedono in Francia il regno dell’imperatore Napoleone III e in Italia le guerre d’Indipendenza e la proclamazione dell’Unità del paese. Infine il periodo Eclettico (1868 – 1888) indica già nel nome la mescolanza degli stili che caratterizzò la moda femminile, mentre il cosiddetto Liberty o Art Nouveau scavalcò il secolo per immettersi e spegnersi nel primo decennio del ‘900.
Il rivoluzionario significato della moda neoclassica era per la donna la nuova libertà di movimento, con l’eliminazione definitiva dei cerchi e del busto. L’esiguo numero di indumenti intimi, limitati alla camicia e alle calze, e la linea allungata dell’abito bianco con la vita sotto al seno, corrispondeva a un altrettanto nuovo concetto di femminilità ispirato all’antica Grecia. All’inizio del secolo la veste femminile era leggerissima e scopriva il corpo; la “moda del nudo” non permetteva di oltrepassare i 200 grammi tra abito e scarpe e gioielli, anche nei gelidi inverni in cui al massimo ci si poteva coprire con uno scialle di cachemire. Tuttavia, nel periodo che seguì, in parte a causa di una epidemia di influenza che causò molte morti, in parte a causa del divieto di Napoleone di importare le leggere mussole orientali, il vestito fu fatto in tessuto più pesante.
Il Romanticismo, movimento artistico, culturale e letterario sviluppatosi in Germania al termine del XVIII secolo e poi diffusosi in tutta Europa, ebbe forti ripercussioni anche sull’estetica, in particolar modo nell’amore per l’esotismo e per la storia, nel ritorno alla religiosità e nell’esaltazione del sentimento sulla ragione.
Il ruolo che la Borghesia aveva assunto esaltava i valori del lavoro e della famiglia. Ma mentre all’uomo era permesso uscire e sulle sue spalle ricadeva il compito di mantenere moglie e figli, alla donna era riservato esclusivamente lo spazio privato dove era custode dell’ordine, del buon convivere, della pace e della moralità. Rappresentata come un’ancora di salvezza spirituale, portatrice di valori e di virtù, essa incarnò almeno fino alla metà del secolo l’ideale dell’angelo del focolare, modello di tutte le virtù, completamente lontana dalla sensualità e dalla carnalità. Per la donna il romanticismo finì per generare un curioso modo di vestire con nostalgiche reminiscenze medievali, rinascimentali e settecentesche, ispirate al romanzo storico e al trionfo del Melodramma sulle scene di tutta Europa. La veste cominciò ad allargarsi espandendosi prima in modo orizzontale, poi in profondità. L’abito doveva essere chiuso durante il giorno, scollato solo alla sera. Erano permesse le maniche corte solo nelle vesti estive e negli abiti da sera. Caratteri essenziali furono la scollatura ovale e la lunghezza del corpetto, in cui la vita tornò al punto naturale, mentre la gonna lasciava appena scoperto il piedino.
La novità più assoluta fu, dopo il 1822, il ritorno del busto. D’ora in poi questo strumento di tortura entrerà stabilmente nel costume femminile ottocentesco per sparire solo nel secolo successivo.
Tra il 1836-1865 per allargare le sottane si usò la crinolina, una sottogonna di tessuto flessibile, imbottito di crine. Massima ambizione della donna era avere il vitino di vespa, ossia una circonferenza che non superava i 40 centimetri, in contrasto con la larghezza della gonna. L’uso del busto portò anche a vere e proprie tragedie, come quella riferita da un giornale parigino nel 1850 di una giovane donna, morta durante un ballo, perché il corsetto strettissimo aveva causato la perforazione del fegato da parte delle costole. Dal 1856, la gonna rigida fu sostituita da una serie di cerchi e molle di acciaio concentrici che aumentavano ulteriormente il volume delle sottane. Grazie alla meccanizzazione e alla nascita dei primi Grandi Magazzini di abiti a buon mercato, quella della crinolina diventò una vera e propria industria che permise anche alle donne di condizione sociale più modesta di indossarla.
Proprio in questo periodo cominciò a codificarsi per le signore l’uso di una veste per tutte le ore del giorno e le occasioni. Mentre in casa ci si vestiva con semplicità, solo quando si usciva si doveva usare una adeguata “toilette”. La scollatura in pieno giorno era considerata di pessimo gusto, come indossare abiti troppo vistosi. Le visite richiedevano un lusso modulato sulla classe sociale dei presenti: più ricco e a volte dotato di strascico per la buona società, molto semplice per la visita ai più poveri e sfortunati. Assieme alle commissioni e ai negozi, la passeggiata costituiva il punto centrale del pomeriggio. Al rientro un ulteriore tipo di abbigliamento doveva adattarsi a nuove circostanze: l’abito da ballo, in particolare, svolgeva un ruolo fondamentale nella vita della giovane donna, perché era una delle poche occasioni per incontrare futuri fidanzati.
La “parigina” veniva vista in tutta Europa come ideale di femminilità ed eleganza, e la moda femminile era ancora dominata dalla corte di Francia soprattutto con Eugenia de Montijo (1826–1920) moglie di Napoleone III: il suo sarto fu l’inglese Charles Frederick Worth (1825 –1895) a cui si fa risalire l’origine della haute couture francese ossia della figura del sarto libero, indipendente, creativo.
Nel periodo Eclettico, dal 1868 al 1878 il costume femminile diventò sempre più carico e ingombrante. Eccessivi gli orpelli e le decorazioni, con frequenti richiami al passato mescolati in modo poco organico: colli alla moschettiera, maniche pendenti, nastri, coccarde e festoni. Scomparsa definitivamente la crinolina, l’abito fu portato completamente sul retro, con l’ausilio di un aggeggio a molle detto Tournure o più volgarmente “cul de Paris”. Tra alti e bassi la Tournure si impose fino all’avvento del periodo Liberty, detto in Francia Art Nouveau.
In opposizione alla “donna angelo” trionfò la femme fatale, simbolo seducente presente fin dall’antichità, il cui fascino poteva irretire i suoi amanti fino a comprometterli pericolosamente. She is an archetypal character of literature and art. Grazie a lei nell’abbigliamento femminile cominciarono ad affacciarsi alcuni elementi erotici. Ci si tinse i capelli di rosso, si misero in risalto i fianchi rotondi, mentre si andava affermando una tendenza al verticalismo, che comportava per il giorno colli alti, per la sera scollature molto profonde. La linea della veste era determinata principalmente dal busto. Dopo il 1895 comparve un nuovo modello che scendeva sui fianchi, schiacciava il ventre, e inarcava le reni all’indietro; il petto florido era spinto esageratamente in avanti. Il sarto inglese Redfern lanciò il primo tailleur da donna. Anche la biancheria intima subì modifiche: candida e ingombrante per tutto il secolo, diventò molto più ridotta verso la fine. Le gambe furono inguainate in calze colorate o nere, probabilmente imitate dalle ballerine
parigine di can can. Il nuovo interesse per le attività sportive di fine secolo richiese vestiti più audaci di quelli precedenti. Con la nascita dei primi stabilimenti balneari si ebbero i costumi da bagno, completi di tunichetta, pantaloni alla zuava e berretto a visiera. Abiti da montagna, da tennis, da cavalcare, da viaggio avevano linee e strutture diverse tra loro. Nel 1890 sulle strade fece la sua comparsa l’automobile, che comportò l’uso di mantelli per difendersi dalla polvere detti appunto spolverini. L’invenzione della bicicletta dette il via, dopo il 1895 al costume da velocipedista, formato da un corpetto e da un paio di bragoni rigonfi. Ogni sport era praticato sempre col busto, che non si abbandonava nemmeno per nuotare: un’inserzione in un giornale americano consigliava “corsetti estivi a prova di ruggine”.
Bianca Maria Rizzoli.
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4 ottobre 2010 at 8:59 pm
Con piacere leggo questo interessante e ben fatto post, che ho prontamente inserito all’interno del mio blog sul collezionismo cartaceo.
Le copio il link qua di seguito in modo che possa vederlo e se vuole commentare.
Simona
4 ottobre 2010 at 9:03 pm
Grazie Simona: verrò quanto prima a leggere il tuo blog. Grazie ancora per essere presente. Buona serata.
16 marzo 2011 at 8:49 pm
salve, ho letto questo articolo che trovo molto interessante, complimenti a Bianca Maria Rizzoli. Avrei una domanda: vorrei approfondire questo argomento da dove posso iniziare? Quali libri? Quali siti?
grazie
16 marzo 2011 at 9:12 pm
Domen: benvenuto, ti segnalo una serie di libri che potrebbero aiutarti:
- R. Levi Pizetzky, Storia del costume in Italia (5 vol.), ed. Istituto Editoriale Italiano, 1974.
- Napoleone e l’Impero della moda (1795-1815), Skira, 2010.
- R. Turner Wilcox, The Mode in Costume: A Historical Survey with 202 Plates, Dover Pubn Inc., 2008.
- Franca Franchi, I veli della modernità. Saperi letterari sulla moda nell’Ottocento francese, Sestante, 2002.
- Paolo Peri, Eleganza e lusso nell’abbigliamento maschile fra Settecento e Ottocento, Settegiorni Editore, 2008.
Per i siti, prova a sbirciare nella mia pagina dei link, qualcosa sono sicuro troverai di interessante:
- http://babilonia61.com/2007/09/13/link-vari-e-siti-storici-interessanti/
Grazie, buona serata.