Che simpatiche calzature indossa il Gesù Bambino nel bel quadro del Pinturicchio, La Madonna con il Bambino e il piccolo San Giovanni Battista; che addolorata espressione presenta l’Imago pietatis di Giovanni Bellini, quel Bellini che Dürer stimava; e il dolce viso della Madonna che Botticelli ci regala nella sua Madonna con il Bambino? Per non dimenticare le ricche vesti con cui Fra’ Galgario dipinse il Ritratto di cavaliere dell’Ordine Costantiniano, o la Madonna con il Bambino dell’insuperabile Mantegna.
Il valore di un museo non sta nella quantità di opere che contiene, ma nella qualità, quella qualità che appaga i sentimenti, che sottolinea il bello, che permette tramandare parte della memoria storica di un popolo.
23 aprile 2010. Mi trovo a Milano, girovagando per le sale del Museo Poldi Pezzoli, sale a quell’ora mattutina frequentate da poche persone, sale che inducono a soffermarmi ripetutamente per esaminare particolari e dettagli di un palazzo che coinvolge sensi ed emozioni.
Gian Giacomo Poldi Pezzoli (1822-1879) fu un grande collezionista, amante dell’arte nelle sue varie sfaccettature, amante dell’armonia, amante di quegli oggetti che hanno fatto e fanno storia. E le stanze del museo riflettono la sua passione, da quadri come quelli testé accennati o tesori come quello del Tiepolo, Allegria della Virtù e della Nobiltà, o ancora Il Prà della Valle in Padova del ben noto Canaletto, continuando con un ritratto davvero sensibile dello stesso Gian Giacomo Poldi Pezzoli di Hayez che ci accoglie all’entrata.
La mia attenzione si soffermò per una buona mezz’ora nella sala dedicata agli orologi, dove decine e decine di congegni rappresentano l’itinerario di un progresso scientifico che vuole manifestare la passione dell’uomo per la meccanica, per misurare un tempo che fugge inesorabilmente, anche mentre li guarda con ammirazione.
Qua e là, bighellonavo avanti e indietro dalla Sala Nera alla Sala degli Stucchi al Salone Dorato, poi dal Gabinetto degli Ori alla Sala del Settecento Veneto, talvolta ritornando sui miei passi per rivedere qualcosa che mi aveva attratto, per continuare ad assaporare ceramiche, oreficerie, tessili, vetri arredi, come una tela di Justus Sustermans, che ricordiamo per aver immortalato la famiglia de’ Medici, qua presente con il Ritratto del Cardinale Carlo de’ Medici. Poi un Lorenzo Lotto, una Sofonisba Anguissola, un Cosmè Tura, capolavori del Quattrocento e del Cinquecento che affollano la nostra arte e che il museo espone abilmente.
Il mio moleskine si riempiva di righe, di considerazioni, annotando artisti a me sconosciuti, sottolineando particolari che desideravo ricordare anche in un futuro lontano.
Il piano terreno merita tutto il nostro rispetto, la sala delle armi progettata da Arnaldo Pomodoro, dove armature, scudi, archibugi, lance, picche, e via dicendo, ci conducono a un passato che spesso crediamo lontano e vuoto di significato, ma che invece incombe su di noi come una spada di Damocle.
Non si può rendere omaggio in poche righe a questo eccellente museo che contiene vere e proprie preziosità, il mio invito è visitarlo, dimenticando a casa l’orologio.
Ciao Rino,
grazie per questa segnalazione!
Non conoscevo questo Museo ma, dopo il tuo stimolante post, ne ho preso nota ed alla prima occasione che andrò a Milano conto di visitarlo.
Felice giornata!
Stefi
Stefi: se hai l’opportunità ti consiglio visitarlo, trascorrerai un paio di ore in un museo che ospita davvero dei gioielli. Un abbraccio.
“Il mio moleskine si riempiva di righe, di considerazioni, annotando artisti a me sconosciuti, sottolineando particolari che desideravo ricordare anche in un futuro lontano.”
Sono sollevata di non essere l’unica a girare per musei con blocco e penna perché, hai ragione, ci sono particolari che si vogliono ricordare e custodire e questo lo ho imparato anche su queste pagine dalla tua attenzione per i dettagli, per le calzature, per le mani, per gli accessori.
Per non limitare la conoscenza a “Crocifisso di Pietro da Rimini – 1309″ tout court.
Di volta in volta mi sono sentita chiedere se studiavo per il concorso da guida o se ero una ricercatrice… come se non si conoscesse il valore della cultura senza fini.
Viva il tuo moleskine… e viva il mio semplice blocco.
Marmott: purtroppo la mia memoria è di breve durata, ho bisogno di annotare, specialmente quei particolari che mi potranno servire a svelare certi fatti, a “paragonare”, a indagare maggiormente. E allora il mio moleskine mi accompagna, fedele, sicuro che un giorno ritroverò fra le sue righe commoventi attimi del passato. Buon fine settimana.
Un prezioso suggerimento, la prossima volta in cui andrò a Milano non mi lascerò distrarre da monumenti più illustri o famosi e proporrò una visita al museo Poldi-Pezzoli. Buon fine settimana, Annarita.
Grazie a te Annarita, buon fine settimana.