Indelebilmente legati alla storia di Firenze, i Medici ebbero un ruolo di primo piano nella conduzione e nell’edificazione della città, nonché nell’economia e nella cultura. Iniziando da Cosimo il Vecchio, padre riconosciuto della Firenze tardo medievale, sino all’ultimo Granduca, Gian Gastone, la famiglia de’ Medici esercitò un potere che durò, fra momenti aurei e meno aurei, circa quattro secoli, grazie anche all’appoggio imperiale, alla loro ricchezza, certe volte al consenso popolare, certe volte al sostegno del papato.
In questo breve articolo prenderemo in esame gli ultimi Medici che governarono Firenze.
Ferdinando II (1610-1670) era figlio di Cosimo II e Maria Maddalena d’Austria. Di carattere mite, cercò di vivere in modo semplice, diminuendo le spese di corte. Sebbene la Toscana in quegli anni viveva un lento periodo di declino economico e sociale, durante il suo regno si cercò di diminuire i dazi e agevolare il commercio, riorganizzando le culture agricole e favorendo la produzione di vini e oli. Ricordiamo il suo mecenatismo, specialmente in campo scientifico, appoggiando la prima società scientifica europea a carattere sperimentale, l’Accademia del Cimento, fondata dal fratello Leopoldo nel 1657. Scrive di lui Acton: “Era un toscano frugale e furbo, con molta bonarietà inconcludente, studioso, ma amante degli scherzi. Durante la peste del 1630, mentre tutti i cittadini ricchi fuggivano o si rinchiudevano nelle loro ville, Ferdinando, che allora aveva vent’anni, rimase coi suoi fratelli in città, facendo tutto quello che poteva per alleviare l’angoscia generale. I suoi sudditi non lo dimenticarono mai.” (1)
Cosimo III (1642-1723) nacque dall’unione di Ferdinando II e Vittoria della Rovere. Il carattere religioso e pio della madre influenzò il figlio che si rivelerà fervente cattolico. Dedicato alla religione, trascurò lo stato, in un’epoca in cui l’economia versava in brutte acque. Contro gli ebrei e le prostitute emise una serie di leggi che li condannavano e li costringeva a pagare ingenti tasse. Firenze diventerà una città piena di prelati, monaci, religiosi di ogni classe e ordine. Il suo sogno era quello di trasformare il granducato in un regno, per cui dilapidò ingenti somme di denaro in spese di rappresentanza. Uno dei tanti pensieri del Granduca era quello di trovare una degna successione al trono, successione che lo farà impensierire a tal punto da indurre il fratello cardinale, Francesco Maria, a rinunciare alla porpora e sposarsi. Ma la storia prese ben altro percorso.
Il governo di Cosimo III fu, in ordine di tempo, il più lungo a durare di ogni altro principe della Casa de’ Medici, poco più di 53 anni.
Gian Gastone (1671-1737), terzogenito di Cosimo III e Margherita Luisa d’Orléans, era un tipo sensibile e intelligente, ma poco adatto a dirigere un regno che oramai volgeva alla fine. Di dichiarate tendenze omosessuali, il Medici si dedicò soprattutto alla bella vita, sebbene abbia diminuito le tasse, abolito vecchie leggi restrittive, specialmente contro ebrei e prostitute, e favorito in un certo qual modo il commercio, riducendo addirittura l’enorme debito pubblico. Il carattere laico prevalse durante la sua reggenza.
Dal suo matrimonio con Anna Maria Francesca di Sassonia-Lauenburg, non ebbe figli, per cui l’esperienza della vecchia casata de’ Medici si poteva dire conclusa. Le potenze europee stabiliranno che la Toscana sarebbe passata a Francesco Stefano di Lorena, degli Asburgo-Lorena.
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1. Harold Acton, Gli ultimi Medici, Einaudi, 1966, pag. 13.



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