Si sa, Luigi XIV si lavava ben poco, i bagni erano privilegio solo di certe case, i profumi nascondevano gli odori poco gradevoli…: Bianca Maria Rizzoli ci propone un variopinto quadro.
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Cofanetti per il trucco femminile e maschile sono stati rinvenuti fin dall’antichità. Noti sono gli splendidi lavori in legno e intarsi in pietre dure degli egiziani, meno noti quegli degli antichi romani, che pure ci hanno lasciato alcuni lavori in avorio e argento di raffinata fattura, compreso lo specchio, che a quei tempi era una lastra di metallo lucidata in cui ci si vedeva poco e male (l’invenzione dello specchio attuale risale al XVI secolo). Sappiamo anche che a quei tempi si amava l’acqua e che nelle case più signorili c’erano stanze da bagno.
L’arte della cosmesi e della profumeria fu diffusa per tutto il Medioevo e Rinascimento, e benché tuttora si creda che i nostri antenati avessero poca dimestichezza con l’acqua, ricettari, miniature e dipinti ci mostrano che, almeno fino al 1400, il bagno era ancora una pratica diffusa in Europa fin dall’antichità. Vi erano bagni pubblici, le cosiddette “stufe”, dove in capaci tinozze ci si poteva prendere un bagno in due e mangiare con una tavola apparecchiata nel mezzo. In taluni casi le “stufe” avevano anche camerini appartati per incontri intimi. Nel 1500 il concetto di igiene mutò radicalmente, e dalla pulizia del medioevo si passò alla sporcizia, da cui ci si libererà solo all’inizio del XX secolo.
Diverse le cause: le città, ingranditesi troppo rapidamente per l’afflusso di molti contadini poveri, non riuscirono più a soddisfare il fabbisogno d’acqua. Si cominciò a considerare il bagno un pericoloso veicolo di malattie, la sifilide ad esempio, e moltissimi bagni pubblici furono chiusi. L’acqua dunque diventò pericolosa. Di conseguenza lavarsi significò semplicemente farsi versare liquido sulla faccia e sulle mani con uno strumento apposito, una brocca decorata detta acquamanile, mentre la mediazione della forchetta per mangiare si diffuse soprattutto nel secolo successivo. Solo pochissimi possedevano una vera e propria stanza da bagno. Le uniche che si lavavano le parti intime erano le prostitute. I denti subivano lo stesso destino e in pochi casi erano puliti da uno stuzzicadenti prezioso a forma di uncino che si poteva portare attaccato al collo. Questi oggetti sono dei veri e propri capolavori, con la punta in argento e decorazioni in pietre dure o perle. Da quando scomparve il bagno, si diffuse la mania dei profumi, anche per nascondere i terribili odori che provenivano da case e persone, mentre ingenuamente si credeva che queste essenze avessero il potere di scacciare le malattie. Venivano raccolte entro piccoli globi preziosi traforati, i pomander. La forma tondeggiante del pomander ricordava la vita eterna, mentre al suo interno erano rinchiusi, muschio (sostanza odorosa di un mammifero, il mosco, che vive in Asia) ambra (sostanza profumata ricavata dai cetacei), altre resine e profumi, come chiodi di garofano, nardo, cannella, radici di iris.
Nel barocco (XVII–XVIII secolo) la situazione non era migliorata. L’acqua era profusa in grande quantità nei leggendari giardini di Versailles, tuttavia aveva solo una funzione monumentale e simbolica, servendo soprattutto ad esaltare la figura di Luigi XIV. Il “Journal de la santé” redatto dai suoi medici farebbe intendere che il re dal 1647 alla sua morte avesse fatto un solo bagno. Si puliva unicamente il viso ogni due giorni con un batuffolo intriso di alcool etilico. Nonostante ciò gli oggetti di toeletta diventarono più numerosi. Il termine “toilette” era un diminutivo della parola francese toile (tela) e indicava pezzi di lino o taffetà in cui si avvolgevano scatolette, vasetti, bottigliette, nonché pettine e spazzole, per proteggerli dalla polvere. Il che ci fa intendere che non esistessero mobili adeguati. La toilette e i suoi oggetti erano un lusso e un dono molto apprezzato. Luigi XIV ne possedeva parecchie, alcune contenenti addirittura cinquanta pezzi, che comprendevano tazze, brocche, catini, bruciaprofumi, scatolette da cipria, ecc. Le scatolette erano, come si può immaginare, fabbricate da rinomati orafi, maiolicai, lavoratori in pietre dure. C’erano anche quelle portanei, ossia pezzetti di taffetà incollati alla pelle detti in francese “mouches”. I nei (portati da uomini e da donne) erano qualificati a seconda del punto particolare dove si applicavano: il maestoso sulla fronte, l’appassionato vicino all’occhio, il tirabaci, il galante sulla guancia, lo sfrontato all’angolo del naso, il birichino o civettuolo vicino alla bocca, il brioso in una fossetta, il ladro per nascondere un foruncolo. Si poteva così utilizzare una sorta di codice per rendere noto se si fosse o meno disponibili a seconda dei giorni.
Nel Settecento cominciarono a praticarsi i primi bagni di bellezza, ma l’idea di vedersi nudi era talmente intollerabile che si scioglieva nell’acqua una polvere intorbidante. Ricchissima invece era la dotazione di oggetti per la cosmesi, alcuni veri e propri capolavori artistici. Le boccette dei sali soccorrevano i malori delle signore, mentre nacque una vera e propria mania per i flaconcini, che si portavano in tasca o sul tavolino da toilette. I flaconi erano realizzati con materiali nuovi, tra cui il cristallo e la porcellana (che permetteva un’infinita varietà di forme). Certe tecniche riconobbero rinnovato favore, in particolare la lavorazione delle pietre dure e dello smalto. La decorazione di questi oggetti artistici testimonia la ricerca, tipica dell’aristocrazia Settecentesca, del piacere e della gioia di vivere. Gli oggetti erano riposti in cofanetti o astucci da viaggio, menzionati per la prima volta nel 1718. Flaconi chiamati vinaigrette avevano una piccola grata entro cui si metteva una spugna imbevuta di essenze preziose. Per migliorare l’odore dell’ambiente si usavano bruciaprofumi o fornellini dove si facevano ardere pastiglie.
Durante tutto l’Ottocento, ad eccezione degli anni fine secolo, l’ideale femminile fu di restare naturale mentre una pelle candida era l’imperativo per tutte le signore. Molto curati erano i capelli delle donne, anche se i pettini, assai costosi, non erano alla portata di tutti. La cosmesi moderna nacque alla fine dell’Ottocento, e quasi subito i sarti di Parigi cominciarono ad abbinare abiti e profumi. Uno dei primi fu Paul Poiret, noto per aver lanciato una moda che liberò definitivamente le donne dal busto. Uno dei suoi profumi, le Minaret o Nuit de Chine, che aveva la forma di un emanatore da oppio.
Bianca Maria Rizzoli.
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Interessantissimo excursus. Complimenti per l’esposizione stringata eppure esaustiva.
A presto, al piacere di rilleggere tutto ciò che di bello c’è qui.
Annarita
Cara Bianca, intanto complimenti per il godibilissimo articolo affrescato con la solita maestria.
Devo confessare che pensare a quanto le persone non si lavassero a partire dal 1500 mi ha fatto venire i brividi…di disgusto. Persino sua magnificenza Re Sole non si lavava!
Che sporcizia in un’epoca magnifica quale era il Rinascimento e oltre!
Cara ti invito a fare un salto qui:
http://scientificando.splinder.com/post/22346393/Carnevale+Della+Fisica++5%3A+Pri
Il tuo contributo con un articolo sulla storia della Fisica sarebbe prezioso. L’evento merita.
Un caro saluto
ananrita
Carissime, scusate il ritardo della risposta ma è un periodo che sono molto presa. Vi ringrazio per la vostra preziosa presenza e spero che ci risentiremo quanto prima.
Cara Annarita, al Liceo sono quasi stata bocciata per la matematica. Temo che sulla Storia della Fisica riuscirebbe un guazzabuglio improponibile. Grazie comunque per l’invito.
Abbracci a tutte e due.
Bianca