Qualcuno dice che analizzando le opere di un pittore nella sua terra d’origine si scoprono sfumature e sottigliezze che generalmente sfuggono quando si estraggono dal loro contesto territoriale. Murillo ne è un esempio, artista che si comprende solo se si studiano colori, emozioni, sentimenti della Siviglia del XVII secolo, di quella Spagna fatta grande da Carlo V e Filippo II, di cui la città era importante centro commerciale che apriva il suo porto fluviale per l’entrata di mercanzie da tutto il mondo.
Proprio in questi giorni la città ospita nel museo delle Belle Arti un’esposizione dal titolo El joven Murillo, una quarantina di tele provenienti da varie collezioni e istituzioni, tele che vogliono raffigurare l’itinerario giovanile del famoso artista.
Cosicché, trovandomi in Spagna e propriamente a Siviglia qualche giorno fa, non perdetti l’occasione di girovagare per le sale del museo, un museo che vale la pena visitare con somma attenzione anche per le opere permanenti che alberga.
L’Hotel Petit Palace Canalejas si trova proprio a due passi dall’istituzione, un piccolo ma confortevole hotel nel pieno centro storico della città. Uscendo, girando a sinistra, e dopo un centinaio di metri svoltando a destra, ecco a breve distanza il museo, davanti un vecchio giardino pubblico che accoglie piante di Ficus magnolioides che potrebbero raccontare fatti e misfatti di oltre un secolo fa. Ebbene, quella mattina, anzi tarda mattinata, giacché mi piace visitare i musei quando tutti pranzano e c’è poca gente in giro, ebbi il piacere di assaporare un pittore che è tra i miei preferiti.
Entrata gratis, come quasi in tutti i musei spagnoli, e due sale ben ricolme di quadri mi aspettavano.
Bartolomé Esteban Murillo, sivigliano di nascita (1617-1682), fu allievo di Juan del Castillo, artista locale di buone doti pittoriche. Influenzato anche da Juan de Roelas, Francisco de Zurbarán, nonché dalle opere sivigliane dello stesso Velázquez, rivela la costante inquietudine per superarsi, per dare il meglio di sé stesso, sia nella ricerca dei colori che nella tecnica. Opere come La visión de San Antonio (1655) o la monumentale Inmaculada (1653) chiamata anche La colosal, sono l’espressione di un cammino artistico iniziato con impegno e passione fin da apprendista, fin da quando legato alla tradizione naturalistica presente nella sua città. Il giovane artista è immediato, spontaneo, naturale, direi, forse, particolarmente sentimentale.
Una delle sue prime tele sembra essere stata La Virgen entregando el rosario a Santo Domingo (1638 ca.), opera di forte carica iconografica, in cui si evidenzia una certa influenza anche del manierismo italiano dell’epoca precedente. Aspetti della vita quotidiana possiamo osservare nel San Diego de Alcalá dando de comer a los pobres (1645), in cui contrasti cromatici comunicano un’immagine altamente reale della Siviglia a lui coeva, quando i conventi distribuivano alimenti fra i poveri. Per non dimenticare l’Inquisizione che Murillo raffigurerà nel San Salvador de Horta y el inquisidor de Aragón (1645), dove lo stesso inquisitore, incredulo dei miracoli del santo, andrà ad accertarsi personalmente della verità. Tutte tele, quelle dedicate alla religione, in cui risalta sempre la forte presenza umana dei personaggi.
In un’altra grande sala adeguatamente illuminata, toccanti i ritratti di due anziane, Vieja con gallina y cesta de huevos (1645 ca.) e Vieja hilandera (1650 ca.), così come El joven mendigo (1645-1648) e Dos muchachos comiendo melón y uva (1645-1648), manifestazioni di un artista alla ricerca della propria tecnica.
La mostra è davvero un piccolo gioiello, specialmente per coloro che amano i percorsi artistici, l’evoluzione di una tecnica, il cammino, spesso sofferto, della trasformazione dei colori. Murillo è uno che seppe dare al suo tempo un’impronta notevole, influenzando in modo particolare i futuri artisti, ma, nello stesso tempo, ricevendo da Siviglia stimolo e ispirazione che imprimerà nelle sue tele.
Esco dalle sale, faccio un salto nella piccola ma fornita biblioteca, compro un paio di libri e mi incammino per andare ad almorzar ne El Corte Ingles. Dopotutto sono già le tre del pomeriggio, il mio spirito è appagato, adesso tocca al corpo fisico.
Sevilla me encanta, siempre.
:::
:::
Alcune belle foto di Siviglia: qua.














5 marzo 2010 at 3:52 pm
Salve,ho potuto constatare che lei lavora molto con le immagini.
Le vorrei chiedere un aiuto se possibile.
Sto cercando delle immagini riguardanti scene di vita quotidiana nel medioevo,in particolare rappresentazioni di quelle che erano i vari modi per trasportare le cose a quei tempi,dal sacchetto per le monete al cesto fino al carrettino,senza però l’ausilio di forze animali.
Se ce le avesse a disposizione mi farebbe un grande favore.
Grazei mille!
5 marzo 2010 at 4:16 pm
IMMA: provi a ricercare nella pagina dei miei link, forse troverà qualcosa, oltre a sbirciare le immagini relative al Taccuino Sanitatis del XIV secolo, miniera di informazioni. Grazie per passare. Buona serata.
7 marzo 2010 at 1:57 am
Grazie Rino per questo “reportage” sevillano, che meglio mi fa comprendere questo artista del quale, recentemente, ho potuto ammirare quattro opere in una mostra a Pavia (“da Velázquez a Murillo”).
Di queste, più mi hanno colpita “Donne a una finestra con grata” e “Preparazione delle focacce” in cui la scena è tipica della vita quotidiana spagnola, anche se l’ispirazione è da un quadro olandese. Vedendolo mi venne in mente “I mangiatori di patate” di Van Gogh e, considerando che fu dipinto ben due secoli dopo, ho considerato Murillo di una straordinaria modernità.
Degli altri artisti che citi, nella medesima mostra, ho avuto il piacere di ammirare un profondo ed intenso “San Francesco stante con un teschio in mano”di Francisco de Zurbarán y Taller. Opera in cui l’artista ha sicuramente saputo infondere con potenza, l’intensità di questo frate eremita, ascetico che medita sulla morte e che viene naturalmente trasmessa all’osservatore.
¡Qué maravilla es el Arte!
Un caro saluto y..Feliz domingo italiano!
Stefi
7 marzo 2010 at 9:52 am
Stefi: ben dici, l’Arte è una cosa meravigliosa, è scoprire ed assaporare il bello che ci regala la Vita attraverso l’occhio degli artisti. A noi, umili mortali, non resta che trattenere i pensieri e assorbire l’estasi di colori, forme e sentimenti. ¡Que tengas un buen dia!
7 marzo 2010 at 6:09 pm
Caro Rino, che post meraviglioso, di ampio respiro. Come mi è mancata la lettura dei tuoi articoli!
Spero di poter riprendere con maggiore assiduità. E’ stato, e lo sarà ancora per un po’, un periodo molto denso di impegni.
Complimenti per la nuova testata, che trovo molto fine.
Un caro saluto e a presto.
annarita
7 marzo 2010 at 6:14 pm
Annarita: grazie, non ti preoccupare per l’assenza, anch’io in questo periodo sono immerso in una ricerca che sembra non aver fine e mi prende la maggior parte del mio tempo. A presto. Buona serata.
15 dicembre 2011 at 4:44 pm
“Murillo ha offerto alla Chiesa le immagini della fede più rispondenti all’attesa e alle nuove esigenze della Controriforma cattolica.” (Raffaello Causa)
L’ultimo grande artista del Seicento spagnolo capace di fondere armoniosamente sacro e profano, come si può vedere più compiutamente nelle grandi composizioni realizzate per l’Ospizio della Carità a Siviglia. Cordialissimi saluti, mirabile Gaspare!