I torchi gutenberghiani, ne abbiamo scritto varie volte, hanno cambiato il modo di avvicinarsi alla cultura, oltre a quello di leggere e di rapportarsi con i libri. Chi ne era favorevole, chi invece li trovava poco utili, o chi li rifiutava del tutto. Fra questi ultimi, ricordiamo Vespasiano da Bisticci o, in un primo momento, Lorenzo de’ Medici, o addirittura Federico da Montefeltro che diceva non volere libro stampato artificialmente nella sua biblioteca.
Un’altra rivoluzione sta interessando il nostro presente, una rivoluzione, a nostro avviso – dico nostro perché ne abbiamo parlato con Alessio Miglietta nel libro dedicato al Codice -, ancor più profonda rispetto a quella della metà del XV secolo: internet, la rete, il web sta influenzando in particolar modo il relazionarci con la stessa vita, con la stessa quotidianità.
Ebbene, come allora, anche oggi ci sono coloro che accettano la novità e coloro che la rifuggono e addirittura la tacciano di “diavoleria” o mezzo per diffondere infamie, cattiverie, depravazioni, e via dicendo.
Leggiamo cosa pensava dei libri stampati Giuliano de’ Ricci, nel 1567, poco più di cento anni dopo l’invenzione di Gutenberg.
Non avremo tanti libri se non fosser le stampe che eccitassino i giovani a’ tradimenti, alle rapine, alle crapule, alle luxurie, che ammaestrasino i vecchi nell’accumular danari per fas et nefas et con essempi d’avaritia li mantenessimo in quel che la natura detta a quella età sospettosa, non sarebbe tanti dubbi nelle leggi, tante fallacie nell’astrologia, non tante vanità nella poesia, non tante bugie nell’historie, non tante sottigliezze nella grammatica, non tanta diversità d’oppinione nelle matthematiche, non tante fallenze nella musica, non tante superstizione nella filosofia, non tante falsità nella medicina se non fosse la stampa, quale ha guasto non solo queste ma tutte l’altre scientie. (1)
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1. Giuliano de’ Ricci, In biasimo della stampa, lezione tenuta a Perugia nell’Accademia degli Eccentrici, 1567, inedita, (Firenze, Biblioteca Riccardiana, ms Bigazzi 279), letta in G. Sapori, Giuliano de’ Ricci e la polemica sulla stampa nel Cinquecento, in “Nuova Rivista Storica”, 56, 1972, pp.151-164.











Al giorno d’oggi non possiamo di certo dire che l’invenzione della stampa sia stata un fatto negativo per l’umanità.
E con internet sarà lo stesso.
[...] This post was mentioned on Twitter by Gaspare Armato and Stefania Spada, Giuseppe F. Giuseppe F said: RT @GaspareArmato: Giuliano de’ Ricci, i libri e internet: http://babilonia61.com/2010/02/09/giuliano-de’-ricci-i-libri-e-internet/ [...]
Sergio: pienamente d’accordo, dopotutto non sono i mezzi che negativizzano l’umanità, ma l’uso che se ne fa. Buona giornata
Concordo con voi, è l’uso negatico del mezzo a creare problemi, non il mezzo in sé. Iil coltello da strumento utile può trasformarsi in strumento di morte, secondo le intenzioni di chi lo impugna
Salutissimi, Annarita
Annarita: certo, ben dici; sarebbe come dare la colpa, in un certo senso, alle automobili o ai camion per le migliaia di vittime stradali ogni anno! Buona serata.
Commenti ricevuti sulla nota in Facebook sino alle ore 17:15 del 09 febbraio 2010
- Monica Valentini: L’argomento non si può liquidare con due parole, è ben più complesso. Comunque, io sto qui su internet ora, e dunque...
- Francesco d’Elia: Tra Gutemberg e Zuckenberg ne hanno fatti di danni diffondendo la cultura e facilitando il dialogo reso consapevole.. Oggi i nostri Giuliano de’ Ricci sono tutti quelli che vorrebbero limitare, vietare, sanzionare.. La fatica di Vaclav Havel con i suoi ciclostilati clandestini lo ha portato nella storia, chissà cosa sarebbe potuto succedere se lui o Lech Walesa avessero avuto Facebook..?
- Stefania Bertelli: La lentezza è protettiva, la velocità invece intimorisce. Qualsiasi cambiamento che produca un’accelerazione incute apprensione. È accaduto alla stampa, al treno, alla macchina per scrivere…
Ci sono stati dei momenti, in cui l’umanità ha dovuto scegliere se restare ferma nelle proprie conoscenze tradizionali, oppure se affrontare le novità. Le reazioni sono state sempre diseguali tra le persone: chi voleva andare avanti, chi era riottoso, chi affrontava violentemente la situazione, come Ned Ludd (posto che sia esistito veramente), e spaccava tutto!
Ricordiamo che nelle epoche passate, anche la religione inibiva l’utilizzo delle nuove scoperte, per cecità mentale. Inoltre lo scarso livello di alfabetizzazione contribuiva all’affermarsi di una cultura di “resistenza”.
Io non credo si debba giudicare, a priori, qualcosa che non si conosce bene. La curiosità verso i nuovi strumenti di comunicazione può aiutare a comprenderli meglio ed anche saper premunire, se ci fossero degli aspetti negativi.
Quando mi sono laureata, mia madre mi ha portato a casa la macchina per scrivere elettrica del suo ufficio (non dirò il nome dell’ente!) per scrivere la tesi. Il ricordo delle carte stracciate per via degli errori mi fa ancora piangere, e non so se ho mai veramente ringraziato tutti quelli che mi hanno aiutato. Il passaggio al computer per me è stato una festa…l’introduzione di Internet è stata una specie di prodigio! Il poter comunicare con tante persone e così facilmente è stato un grande motivo di soddisfazione.
Perché mai si dovrebbe rinunciare a tutto questo…per un malinteso senso della “classicità”…perché in Internet c’è la pornografia…perché così ci possono controllare di più?
Io sono contenta di essere vissuta in questa rivoluzione…perché ho cercato di cogliere tutto ciò che mi facilita la vita…se mi si presenterà davanti qualche contrarietà, lo affronterò.
Interessante. C’e’ sempre chi oppone resistenza al cambiamento. Sentivo in questi giorni Alessandro Barbero che sull’Impero Ottomano indicava come una delle tante cause di decadenza di questa grande realta’ il rifiuto “per motivi religiosi” dei libri stampati.
Un caro saluto.
Artemisia: la storia lo dimostra spesso: chi è resistente ai cambi, ai mutamenti resta isolato. Il tutto sta nel riuscire ad amalgamare il vecchio con il nuovo, nelle dovute proporzioni, nelle dovute eccezioni. Buon pomeriggio.
Aggiornamenti dalla nota di Facebook, 10 febbraio 2010, ore 13:05.
- Roberta Michieletto: Mantenere le tradizioni – che è comunque cosa importante – non significa tarpare le ali al progresso!
E troppo spesso il “fare il tifo per il vecchio” è solo paura.
- Emanuela Vacca: “Qualsiasi cambiamento che produca un’accelerazione incute apprensione”..grazie per questa frase,è stata illuminante.Io sono un bradipo,odio la velocità,ma non l’innovazione tecnologica,a patto che sia ben usata.
Non mi sembra, quello del buon Giuliano, un elogio spassionato!
Qual è la differenza tra la trasmissione orale e quella scritta?
Forse, la trasmissione orale traeva autorevolezza dall’autorevolezza dell’orante, mentre quella scritta la trae dal suo contenuto.
E internet?
Aggiornamento commenti dalla nota in Facebook, 10 febbraio 2010, ore 21:21:
- Alberto Cane: Chi può dire? Siamo alla preistoria di internet anche se ha già cambiato certi comportamenti umani. Chi può sapere cosa può diventare.
- Daniel Duque: Il rifiuto durante i secoli XVI e XVII da parte dell’impero ottomano ad accettare la stampa a caratteri mobili è un altro esempio che viene a collazione con quello che si dice in questo articolo. Gli ambasciatori francesi ed anche quelli della Serenissima tentarono parecchie volte di introdurre la stampa in quel grande impero, ma la Divina Porta rifiutò con cieca ostinazione e per molto tempo l’introduzione di questa invenzione.
- Francesco d’Elia: Direi comunque che il libro come lo conosciamo sia un media insostituibile sia per la lettura che per lo studio.. Il monitor è distraente mentre il libro richiede comunque grande attenzione e concentrazione, cosa che un media digitale non può dare.. La democratizzazione del sapere indotta da Gutemberg passava anche attraverso una diversificazione del prodotto libro, da pezzo unico ingombrante, costoso e delicato da consultarsi in genere solo sul posto a volumi più piccoli e leggeri e di scarso valore intrinseco perché riproducibili molte volte fino ad arrivare al paperback tascabile dei giorni nostri.. Kinle o iPad vanno bene per la consultazione di manuali tecnici per la presenza della funzione ricerca.. Un libro di carta non perderà mai nè il suo fascino nè la sua funzione mentre i media digitali possono espanderne la diffusione in quanto contenuto ma l’oggetto libro sarà sempre sui nostri comodini..
Internet ha portato non solo un cambiamento tecnologico, ma anche culturale e di percezione del reale.
“In questa ottica la rete non è esclusivamente un canale attraverso cui scambiare messaggi, ma spazio, fisico e virtuale allo stesso tempo, in cui confrontarsi, elaborare e operare sia in modo asincrono che sincrono.”
P.G. Rossi, Dal testo alla rete, Tecnodid, 2000
Sono d’accordo con te, Rino, sul fatto che siamo di fronte ad un nuovo paradigma forse più profondo di quello relativo ai torchi gutemberghiani.
La Rete sta cambiando profondamente le modalità di comunicazione e di trasmissione della conoscenza, e, di conseguenza, le visioni del sapere.
Internet presenta senza dubbio dei limiti, ma, come non si può magnificarlo acriticamente, così è insensato sottovalutarlo o peggio ancora demonizzarlo.
E’ uno strumento molto potente e come tale occorre utilizzarlo consapevolmente.
Salutoni.
annarita
Paolo: dell’autorevolezza di internet, quanto meno nel campo storico, ne ho parlato in un altro post, per quanto riguarda in generale, beh, come tutto nella vita: indagare, approfondire, scoprire, curiosare, affidarsi, avere coscienza… e sembra facile, ma non lo è
Grazie. Buona giornata.
Annarita: pienamente d’accordo con te. Certamente siamo ancora agli inizi, siamo, direi, in una fase sperimentale, in ogni modo i cambi si vedono, si notano, si toccano e, come ben dici, bisogna adoperare la rete in modo consapevole. Un caro saluto.
Aggiornamento commenti dalla nota in Facebook, 26 febbraio 2010, ore 13:40:
Bianca Maria Rizzoli: Non sono contraria ad Internet. Sarebbe come dire che si è contrari al futuro, il che è effettivamente un controsenso. La vita se ne scorre veloce, e le innovazioni arrivano. Sarebbe stupido rifiutarle. Farei soltanto un paio di osservazoni: riguardo alla lettura il Web è più faticoso, mentre sulla buona ,vecchia carta stampata, puoi scrivere annotazioni, glosse e quant’altro. A parte il (mio) piacere personale di annusare l’odore della carta e dell’inchiostro e l’altrettanto (mio) piacere personale di sentire la tattilità del foglio e la finezza o meno della grana. L’altro aspetto non proprio positivo del Web è la distanza che lascia tra di noi. Anche questo sembra un controsenso. Io scrivo di moda sul blog di Gaspare e ci sono persone che mi rispondono, quindi comunico le mie idee, la distanza sembra scomparire. Mi fa molto piacere, naturalmente, ma sarei curiosa di conoscere la gente che mi legge. Insomma, mi manca il contatto fisico, e non credo che sia un difetto, ma solo la nostalgia dei nostri buoni, arcaici cinque sensi. E’ questo che mi preoccupa in Internet.