Se la Storia non avesse immagini, sarebbe sterile, poco piacevole, una Storia quasi “sbiadita”. E allora vado sempre in cerca di foto, di figure, di acquerelli, di tele, di affreschi, di schizzi, di disegni, di incisioni, di tutto quanto possa raffigurarla e renderla più visibile e di facile memorizzazione.
Stavolta ci aiuta un inglese, un viaggiatore, un disegnatore che si cimentò a raffigurare uomini, donne, piante, frutti di quell’America scoperta quasi un secolo prima: John White (1540 ca.-1593 ca.).
Inviato da sir Walter Raleigh (1552-1618) col fine di propagandare l’interesse colonialista fra i compatrioti, White viaggiò in Nord America, principalmente nell’odierna Nord Carolina, per ben cinque volte, fra il 1584 e il 1590, accompagnato dal linguista e topografo Thomas Harriot (1560-1521). I due presentarono in Inghilterra una relazione in cui si raffiguravano gli indigeni americani, i loro usi, le armi, la flora e la fauna, le loro terre, immagini e parole che crearono il modello con cui gli europei prenderanno contatto con quel determinato mondo esotico. Il resoconto fu ben presto tradotto in varie lingue e stampato in Francoforte nel 1590 dal tipografo fiammingo Theodor de Bry (1528-1598).
White soffermò la sua attenzione, fra le altre cose, su una tribù chiamata Secotòn, rendendo immortali i suoi uomini mentre danzavano, le donne con i seni scoperti e i loro piccoli legati al corpo con delle semplici stoffe, i campi di mais, frutto base della loro alimentazione, dipingendo una delle mogli del capo indios Wingina, le loro case fatte con giunco, tutti aspetti di una quotidianità che abbozzava con estrema attenzione, forse idealizzandoli. Abbondanza, pace, tranquillità, contatto con la natura, gente sorridente sono dunque le espressioni che caratterizzano gli acquerelli di White.
Eppure la realtà era ben diversa. Gli inglesi, accusando gli indios di attaccarli e derubarli, li combatterono ferocemente, decimando la popolazione e allontanandoli sempre più dalle coste e dalle terre che abitavano da secoli, isolandoli, indios che morivano inoltre per le malattie portate dagli europei.
Di seguito tre acquerelli che descrivono la vita sociale dei popoli nord americani verso la fine del XVI secolo, disegni nitidi, forti, imponenti, e nello stesso tempo squisiti, disegni che tramandano il passato di un popolo scomparso.
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Images from Virtual Jamestown.
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Belle queste rappresentazioni sinceri e poetiche nel medesimo tempo. Siamo abituati all’iconografia dei conquistatori e queste immagini ci lasciano spiazzati. Complimenti e grazie, Annarita
Annarita: in effetti sono davvero belle, sembrano, a mio avviso, idealizzare un popolo che loro stessi, gli inglesi, stanno combattendo. Bisogna pur considerare che uno degli scopi era quello di propagandare le nuove terre, indurre a investire in quei luoghi, colonizzare. Buona serata.
Questi aquerelli sono molto belli.
Non conoscevo John White, interessante, grazie di averne parlato :)
StefiB…imparando
StefaniaB: in effetti John White non è molto conosciuto, è uno dei tanti nomi che la Storia ha tralasciato, di cui poco si è occupata. In ogni modo, i suoi dipinti hanno un senso se visti in un insieme storico, in una mentalità dell’epoca che desiderava sfruttare le nuove terre, risaltando la bellezza dei nuovi possedimenti. Buona serata.
Questi acquerelli mi fanno tornare in mente dei taccuini di viaggio illustrati da splendide immagini viste tempo fa in rete, ma anche a qualche mio scarabocchio di viaggio! Gratificante contemplare opere di “pittori ambulanti” .
Mi colpisce la seconda immagine: il fuoco come centro di raduno, che nella prima è anche il centro, il cuore del villaggio, e quattro figure che stringono in mano degli oggetti simili: cibo? strumenti di rito? armi?
Mi chiedo se una qualunque immagine di questo tipo possa essere una descrizione più oggettiva di un articolo o analisi scritta all’epoca.
Una serena giornata!
Stefi
Stefi: dovrebbero essere delle pannocchie di mais che venivano leggermente abbrustolite sul fuoco per essere croccanti. Anche oggi, girovagando per le strade del sud America – Venezuela, Colombia, Perù -, magari quelle che portano in campagna, si trovano persone che le vendono, spesso imburrate.
Le immagini erano corredo di uno scritto descrittivo più ampio, in cui venivano evidenziate caratteristiche e peculiarità degli indigeni, di quelle terre.
Grazie per lo spunto. Buona giornata.
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