Prendiamo in esame le carte da gioco di fine medioevo inizi del rinascimento per esaminare la moda dell’epoca, carte in cui venivano rappresentate figure che ci servono per approfondire lo studio del costume. Bianca Maria Rizzoli ce ne fa un interessante quadro.
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Le carte da gioco, probabilmente arrivate in Europa dall’Oriente durante il Medio Evo, dettero il via ad una curiosa variante: i Tarocchi. Formati da 78 carte, erano suddivisi in due sottogruppi: il primo di 22 carte illustrate con figure simboliche, anticamente chiamate Trionfi, e dall’Ottocento Arcani maggiori, l’altro in 56 carte suddivise in 4 serie che in Italia avevano come insegna coppe, danari, bastoni e spade, con quattro figure per ciascuno, comprese quindi le Regine. I documenti più antichi che testimoniano la presenza di questo tipo di mazzo di carte sono due inventari datati 1442, del ducato Estense di Ferrara. Si trattava di carte costosissime, perché dipinte a mano e rivestite di foglia d’oro e, sfatando una leggenda che li vuole nati in Egitto a scopi divinatori, erano adoperate solo per giocare. L’uso cartomantico dei Tarocchi risale al XIX secolo.
Il mazzo più completo che ci sia pervenuto fu realizzato non prima del 1450. Viene comunemente chiamato di Visconti-Sforza, perché le due famiglie erano legate nel governo del ducato di Milano, ed è conservato in tre gruppi separati all’Accademia Carrara di Bergamo, alla Pierpont Morgan Library di New York, mentre 13 carte sono di proprietà della famiglia Colleoni di Bergamo.
La moda contemporanea si dispiega nei costumi delle figure dei Tarocchi ed evidenzia in modo chiaro la differenza per classi sociali nel Quattrocento, tra dame e cavalieri, famiglie, religiosi, ricchi e poveri. Molti personaggi indossano abiti sontuosi che si inseriscono bene nello stile allora imperante del Gotico internazionale, un momento di passaggio tra Medioevo e Rinascimento in cui l’arte e la moda conservavano le forme allungate caratteristiche dello stile gotico, pur temperandole con la tendenza all’equilibrio tipica del nascente Rinascimento.
Nel periodo menzionato per la donna erano obbligatori lo strascico e le maniche lunghe fino a terra. Un tipico esempio di questa moda si trova nella figura dell’Imperatrice, seduta in trono con un velo giallo e una corona in testa, con una sopravveste interamente in tessuto d’oro ricamata, le maniche ad ala foderate di blu sopra una veste anch’essa blu. I guanti che la donna porta erano considerati un simbolo di nobiltà e un accessorio precluso alle classi più basse, perché costosissimi. Conosciuti fin dall’antichità (ne sono stati trovati un paio anche nella tomba del Faraone Tutankhamon, 1341–1323 a.C.) rinacquero nel Medioevo con la cavalleria e vennero portati anche dal clero. Solitamente in tessuto, a volte riccamente ornato di gemme, potevano essere fabbricati in cuoio pesante per sostenere gli artigli adunchi dei falconi usati per la caccia. Li si donava alle donne come pegno nuziale. Sulla veste dell’Imperatrice dei Tarocchi compaiono lo stemma e il motto Visconteo à bon droyt assieme ai simboli araldici della famiglia, come il sole raggiante, tre anelli con diamanti intrecciati, il biscione. L’anello era un simbolo importante d’eternità noto fin dai tempi dei romani, ed era usato anche dal Pontefice, nel qual caso era detto Anello Piscatorio o del Pescatore. Veniva rotto dopo la sua morte. Al diamante invece si attribuiva il potere magico di rendere invincibili.
Un’altra figura emblematica dei Tarocchi, e ancora misteriosa nel suo significato, è il Bagatto o Giocoliere. L’uomo dai corti abiti vivacissimi è seduto davanti a un tavolo con un bicchiere, un coltello e un altro oggetto di non facile interpretazione. L’enorme cappello che porta è in linea con la grandezza dei copricapi del periodo: qualche secolo più tardi, nei Tarocchi Marsigliesi, di probabile origine italiana, il Bagatto indossa l’identico esagerato cappello, in cui alcuni hanno voluto leggere un simbolo dell’infinito. Il rosso e il verde erano tipici colori diffusi tra Medioevo e Rinascimento. Il simbolismo cromatico era importante: in un contemporaneo “Trattato dei colori, nelle armi, nelle livree e nelle divise”, l’oro, il bianco, il cremisi, il verde e l’azzurro erano considerate tinte nobili. Nello stesso periodo che qui si tratta, mille combinazioni diverse potevano essere presenti sulla stessa veste con righe, doghe (strisce larghe) scacchi. Rispetto all’imperatrice il costume del Bagatto è più povero, anche se non misero, visto che la corta giacca è foderata di pelliccia. Un giocoliere di strada? Un re del carnevale? Non sappiamo. La parola ha forse origini latine e significa “figura da poco, bagatella”; non a caso nel gioco del Tarocco questa era la carta di minor valore.
Un’altra figura dei Trionfi ricorda individui più sfortunati relegati ai margini della società: emblematico è il Matto, un mendicante gozzuto, evidente allusione all’ipertrofia della ghiandola tiroidea, allora tipica malattia dei montanari delle zone prealpine con scarsa presenza di iodio. Il matto indossa una camicia rattoppata, allora unico indumento della gente povera, un paio di mutande, delle calze sfondate.
La figura più curiosa dei Trionfi è quella della Papessa, una donna seduta sul solito trono, con saio marrone cinto da un cordone a tre nodi (forse appartenente all’ordine delle Umiliate) e in testa un velo bianco, sormontato dal copricapo papale a forma ogivale detto Triregno, al giorno d’oggi non più in uso. Esso era cinto da tre corone che rappresentavano la sovranità della Chiesa universale. Questa strana carta che attribuisce il potere femminile sulla Chiesa cattolica è tuttora presente nei Tarocchi marsigliesi col significato divinatorio di introspezione e saggezza.
Bianca Maria Rizzoli
sono una grande studiosa di tarocchi e collezionista,ne annovero una discreta serie nel mio archivio e possiedo una copia dei viscontei,sono convinta della loro importantissima funzione storica,a prescindere dalla divinazione nella quale non credo,ma sono un coacervo di saggezza antica e religiosità pagane.grazie
Un post davvero interessante. Un caro saluto
U.
Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle
che post interessante e ricco di spunti, l’ho segnalato su twitter, complimenti a Bianca Maria!
Cara Emanuela,
riguardo alla divinazione ci si può credere o non credere. I Tarocchi non sono che l’unico strumento – tra le migliaia – per vedere nel futuro. E non bisogna dimenticare che nel Rinascimento erano usati come giochi di carte oppure per formulare indovinelli. Il gioco si chiamava “Dei Tarocchi appropriati” e funzionava abbinando persone socialmente note ad una particolare carta. A noi sembra ingenuo, ma in un’epoca in cui non esistevano né Internet né la Tv ci si divertiva così. Ciò che è veramente interessante, a mio parere, è la simbologia che si intravede nelle figure. Nelle opere d’arte dell’epoca sono nascosti molti messaggi che ora noi facciamo fatica a decifrare. Nel Rinascimento queste cose erano prese molto sul serio. Per esempio nei Tarocchi dei Visconti la carta dell’Innamorato è rappresentata da due giovani riccamente vestiti che, in un giardino, congiungono le destre in pegno d’amore. La simbologia del giardino è molto antica: nota fin dal tempo dei babilonesi, era rappresentatata dai famosi “Giardini pensili” che Senofonte per primo descrisse chiamandoli Paradeisos, nome di origine persiana che significa “recinto circolare”. Questi giardini erano creati per la cura del corpo e dell’anima. Il tema è stato poi sviluppato dalla Bibbia nel Cantico dei Cantici e dall’Islam, che nella LV Sura descrive i giardini dell’Eterno. Solitamente una fontana, simbolo di vita, si trovava al centro. Alcuni studosi vi hanno voluto vedere l’unione mistica dell’anima con Dio, altri una simbologia più erotica, se pur castamente velata. Anche nel Medioevo europeo il giardino era legato alla santità: molte sono le immagini della Madonna seduta davanti a un roseto, e la rosa il fiore che rappresenta la Vergine mistica.
Si potrebbero scrivere delle pagine. Ben documentato in questo senso è il catalogo “Le carte di corte – I TAROCCHI – gioco e magia alla corte degli estensi. Nuova Alfa editoriale, 1987. E’ quasi introvabile ma chissà, in qualche biblioteca…
Grazie e ciao,
Bianca
Un post interessantissimo ed intrigante che illustra la storia dei tarocchi. Bianca Maria è come al solito molto convincente.
Congratulazioni. Mi sono veramente divertita.
Un caro saluto
annarita:)
Ciao Annarita! sentivo la tua mancanza…
Grazie, Bianca