Le parrucche? Ce ne parla Bianca Maria Rizzoli.
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Nella storia della moda la parrucca non aveva le connotazioni ridicole che molti oggi le attribuiscono, ma era un accessorio portato fino dall’antico Egitto da uomini e donne, non necessariamente per compensare la perdita dei capelli, ma principalmente come segno di status. In Europa ebbe il suo massimo splendore nei secoli XVII e XVIII, quando trionfarono Barocco e Rococò: se si pensa alla teatralità e al fasto di questi due stili artistici (avete presente la reggia di Versailles?) la parrucca si trovava perfettamente a suo agio tra gli stucchi, i marmi, le decorazioni, la grandiosità che essi comportavano.
La moda iniziò durante la Guerra dei Trent’anni, durata dal 1618 al 1648, che determinò un netto cambiamento del vestire maschile. A partire dagli anni Trenta del Seicento infatti, tutti gli uomini predilessero abiti in stile militaresco, portando con pose spavalde cinturoni, lunghe spade, pesanti stivali in cuoio. Trionfò la mascolinità bellicosa, e si voleva a tutti i costi esibire un rude aspetto guerresco, oltre che nel vestito anche nell’abbondante peluria, segno evidente di virilità. Parecchi aneddoti raccontano come la parrucca sia entrata nelle case reali e da qui abbracciata da quasi tutta la popolazione che – dati i costi – se la poteva permettere; le parrucche più care erano infatti fabbricate con capelli veri, mentre la gente più modesta doveva accontentarsi di peli di pecora e capra, crine di cavallo o coda di bue.
Nel Seicento e nel Settecento la Francia era considerata il centro del buon gusto europeo e sembra che sia stato proprio un monarca francese, Luigi XIII, a favorire l’uso delle parrucche per nascondere la precoce calvizie causata da una malattia. Il suo successore Luigi XIV, il Re Sole (1638 – 1715) portò quest’accessorio alla sua apoteosi. Nel 1655 il sovrano concesse la licenza di aprire bottega a 48 fabbricanti parigini di parrucche. Alla fine del Seicento, in perfetta armonia con la bizzarria del gusto Barocco, la parrucca maschile si trasformò in una monumentale torre di riccioli, con due bande che scendevano sul torace e un’altra dietro la schiena. Il peso eccessivo la rendeva molto scomoda da indossare, per cui la si portava solo a corte, mentre nel privato si preferiva la ben più comoda berretta. La circonferenza della parrucca impediva l’uso del cappello, che si portava semplicemente sotto braccio. Tuttavia oltre agli svantaggi, essa aveva vantaggi fisici e soprattutto psicologici non trascurabili: indossata sul cranio rasato, favoriva una maggior pulizia in un’epoca in cui pullulavano cimici e pidocchi. Inoltre rialzando la statura, dava alla figura maschile un senso di imponenza regale che aumentava il prestigio dell’individuo.
Durante il Settecento fino alla Rivoluzione francese, la moda della parrucca continuò a contagiare gli uomini e successivamente le donne e i bambini. Particolarità del periodo fu l’uso pressoché universale di imbiancarla cospargendola di cipria solitamente composta di polvere di riso. Un servitore la soffiava sul paziente in un apposito stanzino polverizzandola con un piccolo mantice, mentre il volto e il corpo erano protetti con un accappatoio e un cono che copriva la faccia. Oltre al riso si usavano l’amido mescolato con polvere profumata, e per quelli che non se lo potevano permettere, calcina, gesso, legno tarlato, osso bruciato, il tutto passato con cura al setaccio.
Più frequente per l’uomo che per la donna, la parrucca serviva a coprire teste pelate vuoi dall’età, vuoi da qualche malattia che causava la caduta dei capelli come il vaiolo, allora piuttosto diffuso. La tipica parrucca maschile settecentesca, di moda soprattutto verso la metà del secolo, aveva un ciuffo alto e arricciato sulla fronte, riccioli sulle orecchie e un codino avvolto in un sacchetto di seta nera. Ma i modelli erano molti di più e avevano bisogno di lavorazioni elaborate. I capelli erano impomatati, arricciati, poi, con una specie di permanente avanti lettera, bolliti e infine cuciti a una reticella e fermati da nastri nascosti.
Le donne si accostarono a questo accessorio con un certo ritardo. Una sera Leonard, il parrucchiere personale di Maria Antonietta d’Austria (1755 – 1793), moglie di Luigi XVI di Borbone e re di Francia (1754 – 1793), acconciò la regina con capelli rialzati artificiosamente più di mezzo metro sul capo, frammischiandoli con sciarpe di velo. Questa acconciatura, che crebbe in altezza fino a diventare mastodontica, fu di moda dal 1770 per circa 10 anni, ed era anche detta pouf o tuppè. Il tuppè era una vera e propria parrucca, fatta solo in parte coi propri capelli; aveva un’armatura nascosta di filo metallico ed era imbottito da un cuscinetto di crine. Era scomodo e malsano, sia perché portato su capelli non lavati ma tenuti in piega da oli e pomate profumate, sia perché attirava inevitabilmente ogni tipo di parassita. Ma l’aspetto più sconcertante erano le incredibili decorazioni che vi venivano appoggiate sopra. La fantasia non aveva limiti: palme, pappagalli, frutta, ghirlande d’amore, scale a chiocciole di pietre preziose, navi con le vele al vento spiegate (à la belle poule). Nomi e nomignoli francesi distinguevano i diversi modelli: à la monte du ciel, di altezza vertiginosa, il pouf à sentiment, con usignoli imbalsamati, alla cancelliera, alla flora, piena di fiori, al vezzo di perle (ovviamente circondata da giri di perle) ecc. L’acconciatura fu studiata per meravigliare gli altri, sfruttando persino la cronaca del giorno e la manifestazione dei propri sentimenti pur di attrarre teatralmente l’attenzione. Per fare un esempio, quando i fratelli Montgolfier nel 1783 alzarono per la prima volta su Parigi il primo pallone aerostatico, la moda diventò la “parrucca alla mongolfiera”.
Identificata dal popolo con l’odiata aristocrazia, la parrucca decadde con la Rivoluzione Francese. Nel periodo del Terrore addirittura, anche solo girare con una parrucca incipriata poteva portare alla ghigliottina. In Italia e nelle corti europee che rimasero fedeli alle vecchie idee, essa fu portata ancora per qualche anno. Ma già dopo le conquiste di Napoleone Bonaparte fu abbandonata e rimase a decorare le teste della servitù, o di qualche nostalgico che per scherno era chiamato “codino”.
Bianca Maria Rizzoli.
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Altri articoli di Bianca Maria Rizzoli, qua.












19 gennaio 2010 at 1:01 pm
[...] This post was mentioned on Twitter by Gaspare Armato, Stefania Spada. Stefania Spada said: RT @GaspareArmato La parrucca? http://babilonia61.com/2010/01/19/la-parrucca-simbolo-del-barocco/ [...]
19 gennaio 2010 at 4:49 pm
complimenti a Bianca Maria Rizzoli!
straordinario e interessantissimo
marina
19 gennaio 2010 at 5:21 pm
bellissimo post.
19 gennaio 2010 at 6:37 pm
Un altro post ricchissimo di spunti e di curiosità, complimenti a Bianca Maria Rizzoli e grazie e Rino!
Salutissimi, Annarita
19 gennaio 2010 at 9:10 pm
Visto che rispondo sempre a chi scrive, e che ringrazio di cuore per gli apprezzamenti, aggiungerò qualcos’altro sull’argomento. La parrucca era un accessorio indispensabile anche per le matrone dell’antica Roma, e in particolare per le imperatrici. Nel pieno periodo Imperiale, grazie all’afflusso continuo di schiavi dalle provincie, i capelli umani non mancavano. Erano particolarmente apprezzati quelli dei giovani galli, biondi e sottili, ma per chi voleva la parrucca nera c’erano anche le folte chiome delle donne orientali. Si dice che le mogli dei Cesari ne cambiassero una al giorno. Particolare curioso: dal momento che ogni romano importante si faceva fare uno o più ritratti scolpiti, c’erano scultori specializzati nel ricavare dal marmo solo parrucche e cambiarle sulla testa del ritratto che così era sempre alla moda. La parrucca decadde con l’avvento del Cristianesimo. I Padri della Chiesa, interpretando la Bibbia, combatterono tenacemente tutte le cose voluttuarie, spingedo così i primi cristiani ad abbandonare questo accessorio che sparì dalla moda ritornandovi durante il periodo Barocco.
Con questa curiosità vi saluto. State tutti bene e alla prossima.
Bianca
19 gennaio 2010 at 9:29 pm
Grazie delle succose informazioni, Bianca. Le ho trovate molto interessanti.
Mi è venuto spontaneo pensare come l’uomo sia ricorso, diversamente attraverso le epoche storiche, a qualche strumento per sancire una distinzione e operare una classificazione o categorizzazione dei suoi simili, sopportando a volte dei disagi non trascurabili.
Questa della parrucca è una delle sue trovate…esagerate e di cattivo gusto, a mio parere opinabile.
Ringrazio il cielo di non essere vissuta in epoca che l’ha vista in auge.
Complimenti per la significatività dell’articolo.
Annarita
20 gennaio 2010 at 2:15 am
Rifletto come l’essere umano, dagli albori ai giorni nostri abbia dovuto ricorrere non solo all’abito ma a tutta una serie di accessori per contraddistinguersi o, viceversa, per omologarsi (p.es.ad un clan piuttosto che ad una professione).
Attraverso gli interessantissimi articoli di Bianca, ho visto abbigliamenti ed accessori trasformarsi, nel tempo, per foggia, uso e tessuti, altri ormai solo testimoni di un passato ritornato episodicamente. Le parrucche sembrerebbero appartenere ormai ad un passato lontano ed alieno ed invece penso a quanto ancor oggi, purtroppo, siano ancora dolorosamente presenti ed attuali…
Un caro saluto a Bianca ed a Rino.
Stefi
20 gennaio 2010 at 9:19 am
Cara Annarita: sì la parrucca, e non solo questa, serviva a classificare gli esseri umani. Quando dico che li rialzava in altezza devo aggiungere che per la prima volta nella storia del costume l’uomo aveva scarpe col tacco, ulteriore rimedio per nascondere la bassa statura.
Sono d’accordo con te sull’esagerazione e il cattivo gusto, anche perchè andavano contro la naturalità del corpo umano e offendevano quelli che non potevano indossarla, cioè le classi che avevano poco più che un tozzo di pane da mangiare.
Cara Stefi, in quanto agli accessori non puoi avere idea della loro ricchezza e varietà durante il Barocco. Soprattutto quelli relativi alla toeletta, fabbricati da orafi professionisti e ormai pezzi di antiquariato introvabili. Erano sorattutto boccette di profumo o bruciaprofumi che naturalmente servivano a nascondere l’aroma grasso dei nobili e il terribile puzzo che si respirava sulle scale di Versailles. Si trovavano in tutta Europa, e se ti capiterà mai di andare a Dresda ti consiglio di visitare la Grunes Gewolbe, dove sono conservati questi pezzi inestimabili (ci sono perfino stuzzicadenti preziosi da collo) e fatti solo per il collezionismo dei signori.
21 gennaio 2010 at 2:46 pm
Post molto interessante, scoprire i costumi e il loro significato lo trovo molto istruttivo, poi, ci raccontano, il modo d’essere di una generazione.
Grazie per le notizie riportate, Roberta.
11 aprile 2011 at 11:05 am
molto interessante e ben fatto
vi consiglio anche questo articolo
http://www.baroque.it/barocco-moda/moda-barocca.php?link=4
16 settembre 2011 at 12:05 pm
…e poi ci sono le parrucche indossate dalle donne ebree ancora oggi; Singer ne parla diffusamente, nei racconti e nei romanzi, vedi, La famiglia Moskat.
Ma non è il solo, ricordo un libro edito da Einaudi, La lettrice di romanzi d’amore di Pearl Abraham, che narra le “tribolazioni” emotive di una giovane donna decisa a vivere la sua contemporaneità e a non radersi i capelli dopo il matrimonio…
Pure nei film ambientati nelle comunità ebraiche americane si fa riferimento alle parrucche delle signore, per conformismo religioso e non solo…orgogliosamente etnico, proprio come altre indossano il velo…