Quando nel 1982 mi dedicai a scrivere 41 mesi di guerra, un saggio che si occupava della Prima guerra mondiale, trascorrevo intere giornate nelle biblioteche, negli archivi pubblici e privati, intervistando i superstiti, pochi in verità, di quell’immane tragedia che sconvolse la nostra Italia. Lettere, riviste, quotidiani, libri, cartine militari e civili, insomma quanto era possibile indagare fu oggetto della mia attenzione. E la loro forma era cartacea. Pagine che si toccavano, si sfogliavano, si annusavano, che era possibile vedere in controluce, che talvolta potevo analizzare solo per poco tempo. Trascorsi più di un anno viaggiando qua e là, scrivendo con una vecchia Olivetti Everest dal nastro nero-rosso, accumulando fogli sino a raggiungere, dopo tre o quattro volte, una stesura definitiva.
Quando nel 2008 si decise con Alessio Miglietta approfondire un argomento caro ad ambedue, il percorso del libro, Dal codice al libro stampato, il computer, internet, la rete ci venne in aiuto semplificando molti passaggi. Per prima cosa ci mantenevamo in contatto tramite e.mail o chat, mentre anni prima avrebbe richiesto l’impiego di lettere, le Poste, un tempo più lungo rispetto ad oggi; poi, grazie alle librerie online riuscimmo a trovare preziosi libri, anche oltre le nostre frontiere patrie, acquistandoli con un semplice click direttamente da casa nostra e recapitatici in pochissimi giorni, al contrario di una volta che bisognava andare in libreria, ordinarli, attendere, per poi sentirsi dire che erano fuori catalogo. Un’altra agevolazione fu navigare nei siti delle biblioteche e di certi archivi pubblici, ma anche privati, sfogliando testi e volumi che ci hanno aiutato, evitando di peregrinare qua e là per l’Italia talvolta in modo poco fruttifero. Per continuare con la possibilità di esaminare in forma digitale documenti che si trovavano a migliaia di chilometri di distanza, in America o in Olanda o in Germania.
Di grande aiuto è dunque il web: biblioteche che mettono online lavori oramai fuori commercio; archivi che talune istituzioni digitalizzano, per esempio, corrispondenza fra ambasciatori e capi di governo o una lettera di un soldato inglese della Seconda guerra mondiale alla moglie o un atto di donazione; appassionati che hanno catalogato e messo a disposizione documenti familiari e non, che possono collaborare nell’indagine; ricerche di gente comune o tesi di laurea che hanno un buon fondamento storico; e via dicendo.
Quale è il ruolo del web nella ricerca storica di oggi?
La risposta potrebbe essere palese: la rete aiuta, migliorando e facilitando il compito dello studioso. Potrebbe, dico potrebbe, perché bisogna pur considerare una serie di elementi che inducono a riflettere e a ponderare le notizie digitalizzate.
Il trasferimento delle informazioni dal supporto cartaceo al supporto digitale senza dubbio muta, varia in una o un’altra forma il contenuto, l’informazione riceve passivamente un cambiamento intimo, un cambiamento tattile e visivo. Inoltre: sarà diversa la lettura di un testo cartaceo a un testo su uno schermo, così come quella di un manoscritto a uno impresso con i torchi gutenberghiani? Sarà la stessa l’analisi filologica di un libro stampato con inchiostro chimico e di un libro digitalizzato?
Rifletto: una cosa è avere in mano un foglio, toccarlo, sfiorarlo, soppesarlo, verificando la grafia, l’ortografia, o le diverse mani che lo hanno scritto, le annotazioni ai margini o la presenza di cancellazioni, di timbri e sigilli, la provenienza, il tipo di inchiostro, la carta, tutta una serie di particolari che servono per accertarne l’autenticità e verificare l’attendibilità del contenuto. Un’altra cosa è leggere la stessa pagina in rete, magari poco visibile, scarsamente decifrabile, per non parlare del fatto che la si estrapola da un ben preciso contesto, inserendolo in un altro che, a volte, non ha nulla a che vedere con esso. Accade che, in certi siti, tale documento non ha dati di riferimento, da dove viene, quando fu scritto, chi è l’autore, in che situazione uscì alla luce, riferimenti necessari al tecnico per meglio capire, cosicché per una seria analisi storica ci è di ben poco aiuto. Per dirla in altre parole, il documento digitalizzato sembra acquistare una nuova ricontestualizzazione, forse impoverendo, forse arricchendo il significato intrinseco.
Eppure vi è il risvolto della medaglia, quel risvolto che la rete e il computer aiuta nella ricerca della possibile verità, il paragonare due, tre, quattro prove della stessa testimonianza, magari una depositata in Francia, una in Spagna, un’altra in Italia, poter inviare rapidamente l’oggetto digitalizzato a un nostro amico o collaboratore affinché ci dica la sua opinione, stamparlo e tenerlo a portata di mano, oppure riuscire a scovare un poco noto documento di storia locale, possibilmente messo in rete da un amatore che lo aveva comprato nei bouquinistes lungo la Senna, e che ci porterebbe a un nuovo percorso storico – avendone accertato la veridicità -: tutte opzioni che un tempo non c’erano. Ricordando la diffusione della stampa ai tempi di Gutenberg, quando uno stesso volume poteva essere messo a confronto da più studiosi, potendosi comunicare pareri e impressioni magari facendo riferimento al paragrafo due del quinto capitolo, cosa impensabile prima dell’avvento dei torchi.
Ma chi ci dice che in rete non vengono messe determinate testimonianze e non altre? Chi ci dice che una certa entità privata o pubblica non sia interessata solo a digitalizzare un elemento e non un altro? Ecco allora che per Lorenzo De Carli
“L’esito della contesa tra digitale e analogico inciderà sulla storia come una rivoluzione. È un momento propizio per cancellare archivi, cancellare culture, fare roghi di libri senza nemmeno toccarli, inventarsi una tradizione.” (1)
A mio avviso forse una leggera esagerazione, sebbene non tutti i Paesi sono liberi e democratici, per cui il potere che governa potrebbe decidere cosa rendere pubblico e cosa no, magari distruggendo ciò che non interessa o proibendone altri nocivi alla sua immagine. Dopotutto la Storia ce lo dimostra.
Viceversa la rete può mettere in evidenza materiali poco adoperati, o forse sconosciuti ai più, materiali che una volta digitalizzati possono essere presi in considerazione contemporaneamente da 5-10-15 addetti ai lavori, una e più volte, materiali che si possono scaricare, stampare, riprodurre ogni qualvolta desideriamo, esaminare anche di notte, archiviare nel nostro pc., essere presenti nei computer di tutto il mondo.
Ci dice Stefano Vitali che
“A seconda infatti dei materiali che vengono pubblicati online e di come vengono pubblicati si può assistere un maggiore o minore ricorso da parte dei ricercatori a Internet come strumento utile al reperimento di fonti storiche.” (2)
Ecco allora l’importanza di certi siti che facilitano la ricerca, come l’History Virtual Library, o il Social Sciences Information Gateway, ma anche biblioteche come la Library of Congress, National Archives and Records Administration, o il nostro Progetto Manuzio, o ancora l’Istituto Luce, o l’archivio Mediceo avanti il Principato conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze, o gli stessi quotidiani come il Corriere della Sera o Repubblica o il New York Times, che hanno digitalizzato, chi più chi meno, gli ultimi anni delle loro uscite, per non dimenticare le teche della Rai. E la lista potrebbe essere ancora più lunga, lista che comprenderebbe la Russia, il Giappone, la Francia, il Sud Africa, tutto il mondo.
A volte basta una ricerca serendipitosa, una ricerca in cui il caso, il destino, la fortuna ci porta a ritrovare un qualcosa che non cercavamo, o di cui sconoscevamo l’esistenza, ma che ci sarà utile nel nostro lavoro. Lo stesso Thomas Merton scrive:
“Da semplice novizio quale sono nell’arte di navigare in Internet alla ricerca dei dati giusti, perfino io posso testimoniare che si tratta di un’autentica fonte di serendipity.” (3)
Certo, può accadere lo stesso sbirciando in libreria o biblioteca, ma la quantità delle possibilità è di molto inferiore rispetto a una ricerca in rete. L’immensità del web, senza frontiere, senza ostacoli, senza limitazioni, aiuta di molto l’investigazione, collabora come non prima allo svolgimento di un tema, e maggiore ancora sarà nel futuro.
Lo studioso dovrà però andare con i piedi di piombo, affidarsi a istituzioni serie, esplorare siti affidabili, e, malgrado ciò, dovrà sempre tenere in conto che prima di utilizzare l’informazione bisognerà pur sempre valutarla più di una volta. L’immaterialità di un testo digitale è evidente, come evidente è la possibilità di modificarlo, mutarne in contenuto, volontariamente o involontariamente, decontestualizzarlo, ricopiarlo malamente, pensiamo a tutte le inesattezze che si fecero nello stampare con i torchi gutenberghiani, nel trasportare un contenuto da un manoscritto, per esempio del 1200, a un libro di fine 1400. E non è detto che oggi non possa accadere la stessa cosa, o già è accaduta: il fatto di essere in un’era tecnologica non significa essere esenti da errori. Una scansione, una trasposizione, una ricopiatura, una fotoriproduzione spesso e volentieri può contenere piccoli errori che possono cambiare l’intera sostanza.
Ecco allora che di fronte a questi materiali, lo storico non dovrà essere ingenuo – se mai lo è stato -, dovrà saperli interrogare per leggervi perfino particolari che non dicono, dovrà metterli alla critica forse più di uno cartaceo, dovrà assicurarsi che contenuto e contenitore rispecchino la verità che va cercando.
Fiuto, esperienza, professionalità, e perché no, istinto, dovranno sempre essere pronti e messi all’azione.
*****
1.L. De Carli, Internet. Memoria e oblio, Bollati Boringhieri, Torino, 1997, pp.123,124.
2.S. Vitali, Passato digitale, Bruno Mondadori, Milano, 2004, pag. 103.
3.T. K. Merton, E. G. Barber, Viaggi e avventure della Serendipity. Saggio di semantica sociologica e sociologia della scienza, il Mulino, Bologna, 2002, pag. 439.












10 gennaio 2010 at 11:24 am
Vero. Uso moltissimo il web per le mie ricerche storiche, sopratutto per quelle iniziali. Però poi riconfronto il più possibile sul cartaceo, visto che di errori ne trovo sempre molti, soprattutto riguardo date o grafia dei nomi. La serendipity della ricerca online è magnifica. Ma, almeno per me, ha un difetto; a volta mi perdo inseguendo per ore cose interessantissime e meravigliose, che però nulla hanno a che fare con l’argomento che dovrei trattare
10 gennaio 2010 at 11:46 am
Mi par di capire che grazie al web la ricerca storica guadagna in quantità ed estensione, con in più l’effetto-serendipity che diventa tanto più frequente e fruttuoso quanto maggiore è il materiale sul quale tale effetto può giocare. E quindi, diciamo, lo storico è in grado di accumulare una gran quantità di materiale in un tempo decisamente ridotto. Poi, però, rimane ineliminabile il lavoro, diciamo, di fino, di “qualità”, di analisi delle fonti, di controllo della loro autenticità e attendibilità (tranne che in quelle occasioni in cui tale controllo sia già garantito, a monte, dalla autorevolezza delle istituzioni che mettono il materiale in rete). Quindi, di fatto il lavoro dello storico non cambia nelle sue pratiche: semplicemente, grazie al web ha a disposizione un’enormità di fonti che prima era impossibile o molto dispendioso (in termini economici e/o di tempo) raggiungere. In definitiva, un aumento esponenziale e pressoché istantaneo del materiale a disposizione, con la liberazione di una gran quantità di tempo che viene reso disponibile per l’esame accurato dell’attendibilità dei documenti. Sbaglio?
10 gennaio 2010 at 12:03 pm
Caro Rino,
purtroppo credo che la maggior disponibilità di informazioni, testi, documenti, ecc. in rete effettivamente comporti il rischio di strumentalizzazioni e manipolazioni. Del resto, rifletto che anche in passato sono stati tramandate notizie, testi praticamente inesistenti, mai scritti che hanno costituito filoni di pensiero nei secoli successivi.
La rete è immensa e si trova effettivamente di tutto..forse ciò che può aiutare è mantenere sempre una sorta di “dubbio” ed imparare a confrontare diverse fonti senza fermarsi ai primi link incontrati.
Non escludo, pur riconoscendo la semplificazione e la comodità che il web comporta, di continuare parallelamente la ricerca tradizionale che magari offre l’occasione di un viaggio reale verso luoghi da scoprire o incontri inaspettati ricchi di conoscenza.
Forse in rete come nella realtà tutto sta ad avere occhi e orecchie attente ed il caso a volte premia le nostre ricerche o ci induce ad effettuarne di nuove.
Bell’articolo davvero!
Un abbraccio.
Stefi
10 gennaio 2010 at 12:21 pm
Una domanda Rino: contrariamente con quello che succede con la letteratura scientifica, i testi antichi o i documenti storici sono consultabili gratuitamente?
Solo in pochi casi la ricerca scientifica è gratuita. Forse è anche giusto, in fondo un libro o una rivista li compri.
Sull’utilizzo delle diverse tecniche.
Saggio è colui che non abbandona del tutto l’antico.
In fondo, se ben rifletti, prima che fosse scritta la cultura era orale. Ora, seppur in maniera molto diversa, questa oralità non è forse rimasta nel piacere che abbiamo di raccontarci storie, dico a viva voce? Se si eliminasse questa cosa, antica tra le più antiche, pure nell’ era digitale (ohhhhhh!) è perchè ne abbiamo bisogno. E’ così anche per il documento scritto, inteso soprattutto come libro o come ‘documento ufficiale’ quell’insieme di leggi e provvedimenti che ‘fanno’ la storia e che voi storici andate poi a spulciare.
Il web è un aiuto formidabile! Ma io non mi sento di abbandonare l’antico uso e piacere solo perchè ne ho scoperto uno nuovo! Chi smetterebbe di bere acqua solo perchè ha provato l’ambrosia o il nettare degli dei?
10 gennaio 2010 at 1:37 pm
Mitì: confesso che anch’io mi perdo nei meandri della rete, cerco un dato argomento e mi trovo leggendo di ben altra cosa o sbirciando una foto…
Almeno per il momento, la forma cartacea resta la base di ricerca, di indagine, di “verità”, sebbene la rete mi dà quel link che spesso vado cercando. Grazie per essere presente. Buona domenica.
Leo: benvenuto. Non sbagli, ma desidero sottolineare l’importanza di una sana criticità, di quella criticità che dovrebbe portare a indagare, confrontare, esaminare con cura e attenzione documenti che il web ci propone, e non solo dai siti amatoriali, ma anche da quelli istituzionali e seri. Dopotutto lo storico deve essere sempre pronto a verificare l’attendibilità perfino di un documento ritenuto valido.
Immaginiamo inoltre che da oggi in poi tantissime testimonianze verranno “tramandate, memorizzate” solo in rete e pochissime in forma cartacea, e sempre più lo sarà nel futuro.
Buon pomeriggio.
Stefi la rete offre di tutto, così come le biblioteche e gli archivi offrono di tutto, sta allo studioso qualificarli e giudicare se veritieri e pronti per la sua ricerca. Magari in internet trovi siti che, tramite un semplice link, ti portano a una nota che ti fa scoprire un libro che ti serviva. Il caso, la fortuna, il gioco, la serendipità può essere di un aiuto spesso imprevedibile.
E il rischio di strumentalizzazione c’è oggi come c’è stato un tempo: quante cronache del Medioevo possiamo dire essere ex-partis? Quante biografie possiamo leggere senza notare che l’autore ha una certa passione per il personaggio in questione?
Un abbraccio.
Paolo: normalmente, ma con le dovute eccezioni, testi e documenti sono di libera consultazione, basta iscriversi o registrarsi. Secondo me stiamo ritornando al “testo aperto”, quel testo che si potrà aggiornare ogni qualvolta si voglia, quel testo che matura col passare degli anni. Ricordiamoci gli scritti dei nostri nonni greci e dei nostri padri latini che venivano da loro ripresi più volte durante la loro vita per correggerli, modificarli, accrescerli, migliorarli, e via dicendo.
Indubbio, almeno per il momento lo studioso, il ricercatore dovrà appoggiarsi ai libri fisici, dovrà far riferimento alla carta scritta con inchiostro chimico, dovrà sempre esaminare quei documenti che giorno dopo giorno si scoprono, si rinvengono nelle abitazioni di privati, nelle biblioteche, nelle cantine.
Però, il web aiuta, il web è il futuro che si avvicina, il web sarà il pane quotidiano dei nostri figli, dei nativi digitali.
Parlando in generale:
non chiudiamoci, abbiamo il grande vantaggio di vivere in un’epoca che sta cambiando tantissime strutture di vita, sta cambiando la ricerca, la comunicazione, sta dando potere all’amatore, all’hobbista, al semplice pensatore, al popolo, allo sconosciuto, tutte figure che possono insegnarci tanto, tantissimo, forse più coloro che restano nei loro piedistalli a guardare il mondo dall’alto.
Un sempre grazie per i tuoi suggerimenti. Felice pomeriggio.
10 gennaio 2010 at 1:38 pm
Quanto sei bravo. Bravissimo! É un piacere conoscere il tuo ogni volta.
10 gennaio 2010 at 1:48 pm
Gaspare, scusa, il libro “Dal codice al libro stampato, sai se c’è in Brasile, o meglior se già è stato tradotto per il portoghese? Grazie!
10 gennaio 2010 at 1:57 pm
Ricardo: grazie per seguirmi. No, non è stato tradotto in portoghese, purtroppo. Un abbraccio dall’Italia.
10 gennaio 2010 at 9:47 pm
Ciao Rino, da quando mi sono avvicinata alla ricerca storica che riguarda il mio borgo, ho capito quanto sia difficile trovare informazioni. Mi capita spesso di visitare un sito che ha digitalizzato molte ricerche effettuate su manoscritti, li posso accedere a notizie in generale riguardanti epoche e fatti e mi sono molto utili.
Comunque trovo molto più stimolante andare a “frugare” nell’archivio storico del comune lì, trovo delle vere chicche tra le carte ingiallite e polverose;))
Con un amico ci siamo offerti a titolo gratuito di riordinarlo, crediamo che siano custodite molte informazioni ancora sconosciute.
Un caro saluto rino, forse il primo del 2010, roberta.
10 gennaio 2010 at 9:59 pm
Roberta: meraviglioso il tuo lavoro, complimenti. Qualche giorno fa si parlava con un amico dell’importanza dei siti web amatoriali, di quei siti nati per gioco, per passione, per un certo interesse culturale e che vengono gestiti da persone che, seppur non specialiste, hanno l’amore per la Storia, magari del loro paese, del loro borgo, o hanno archivi familiari che stanno digitalizzando. E ci si chiedeva se gli storici di professione dovessero tenerli in considerazione. Ebbene, a nostro umile avviso, sì, bisogna visitarli, esaminarli con cura, vagliare le loro informazioni che, a volte, risultano importanti e necessarie per una data ricerca. Bisognerà poi attrezzarsi con pala e zappa per scavare e verificarne l’attendibilità.
Buona serata, Roberta.
11 gennaio 2010 at 1:01 am
Caro Rino, intanto complimenti per lo stimolante post. Penso che nel caso della ricerca storica, nel passato come nel presente, il nodo stia nell’attendibiltà delle fonti.
Lo storico svolge un lavoro complesso e certosino, in cui riversa la propria passione, competenza, senso critico, intuito, capacità di sintetizzare le numerose informazioni dopo averle comparate.
Tali elementi sono indispensabili ieri come oggi, direi imprescindibili.
Il web fornisce una grande opportunità in termini di vastità di notizie reperibili, notizie che con un clic possono essere disponibili, annullando le distanze e i tempi di attesa.
Però, come hai ben sottolineato, il non poter toccare con mano le pagine di un testo o di altri documenti cartacei, il non poterli analizzare minuziosamente in ogni dettaglio, rende più difficile da parte dello storico il riconoscerne l’autenticità.
E allora egli deve operare una continua mediazione tra le varie istanze, servendosi più che mai delle sue capacità e competenze, non escluso un buon “fiuto”.
In definitiva, sa da lavorà di fino, caro Rino, vero?
11 gennaio 2010 at 8:19 am
Annarita: ben dici, un po’ di “fiuto” serve sempre. Seppur bisogna stare a passo con i tempi tecnologici, professionalità, esperienza, serietà devono sempre accompagnare lo storico, devono essere alcune delle armi con cui affrontare il nuovo, ma spesso e soprattutto il vecchio. Pensiamo alla immensa mole di materiale già presente in rete che si riferisce ai giorni nostri, dai giorni in cui il web è entrato a far parte della nostra vita, dalla seconda metà del secolo scorso. Dichiarazioni, filmati, documenti che vengono registrati in maniera digitale e non in forma cartacea (con le dovute eccezioni), insomma una nuova forma di supporto che investe la nuova ricerca, e non solo storica.
Buona settimana.
11 gennaio 2010 at 11:18 am
il tema è interessantissimo. Io penso che manovre dirette a mettere documenti in primo piano e ad occultarne altri esistono da millenni. Influenzare la ricostruzione storica è sempre stata ua tentazione del potere. Oggi i diversivi possono essere messi in atto da molti più soggetti ma sono anche molti i più i soggetti che possono controllare o rettificare. Insomma tendo a vedere soprattutto l’aspetto positivo di questa rivoluzione. Certo ogni nuovo mezzo va usato cum grano salis.
grazie per la bibliografia che ci hai indicata, ne approfitterò
marina
11 gennaio 2010 at 2:36 pm
Condivido il tuo pensiero Rino. Il web è una grande miniera da usare però cum grano salis. E al solito tu approfondisci con circospezione e saggezza di storico. Buon 2010
U.
Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle blog
11 gennaio 2010 at 3:20 pm
Marina: certo, vediamo il lato positivo, esaminiamo con cura materiali e documenti, immergiamoci nella ricerca in rete, a volte bisogna varcare le frontiere patrie, adoperare l’inglese, il francese, lo spagnolo per trovare ciò che ci serve… il mondo è grande. Un abbraccio.
Ubaldo: sono contento rileggerti. Nel web si trova di tutto, sta allo studioso adoperare ciò che ritiene valido, veritiero e che potrebbe apportare nuove conoscenze alle sue indagini. Un caro saluto.
11 gennaio 2010 at 9:51 pm
Cercherò di essere sintetico, proverò a elencare alcuni punti che potrebbero aggiungere alcuni spunti di riflessione.
1) io credo che più che di modernità si possa parlare di medioevo. La nuova cultura e la nuova ricerca (a qualunque livello) avviene tramite internet attraverso la ricerca dell’informazione singola. Un carattere “enciclopedico” che ha forti analogie con il modo di scrivere, e di leggere, del medioevo, molto diverso da quello “moderno” che invece predilige il discorso ampio, il trattato (o il romanzo, che ha radici medievali ma che è una delle produzioni più “moderne” di quell’epoca).
2) Dico medioevo anche perché, esattamente come capitava allora, la scrittura e la lettura non sono mediate da un vero e proprio editore ma dal discernimento del lettore e, soprattutto, dal concetto, tutto medievale appunto, di auctoritas. La massa di informazioni è enorme e una buona parte è totalmente INAFFIDABILE, soprattutto per scopi scientifici. Lo è solo, e questo può essere alla lunga un limite, solo il sito “attendibile”, cioé l’auctoritas, che non è però un editore ma spesso solo un contenitore. Lo storico avveduto sa come districarsi ma è certo che la storia al grande pubblico su internet è alla mercé di chiunque abbia voglia di spararla più grossa.
3) Dico, infine, medioevo, per la caratteristica di internet di stratificare versioni (come quelle digitalizzate di documenti e fonti manoscritte) ogni volta diverse e portatrici, a seconda del caso, di involontari o volontari errori e omissioni, esattamente come capitava con i manoscritti monastici e non.
4) Un modello di sito intelligente, che grazie alla sua limpidezza e precisione consente allo studioso di avere una discreta idea della documentazione e che non si limita a creare versioni elettroniche del testo, ma che ne pubblica anche una versione corredata da tutte le correzioni e le aggiunte e un’altra fotostatica.
Ecco, ad esempio, il testo “normale” digitalizzato:
http://www.newtonproject.sussex.ac.uk/catalogue/record/ALCH00110
Ecco poi il testo con le cancellazioni:
http://webapp1.dlib.indiana.edu/newton/mss/norm/ALCH00110
Infine la foto del documento si può visionare cliccando sul link nella seconda pagina
Le versioni sono tutte necessarie, ma la ricerca comunque non sarà mai dello stesso livello di chi possa usufruire di quelle pagine direttamente.
5) Ultima cosa: ottime le potenzialità (largamente inespresse per ora) per le fonti dirette e PESSIMA fruibilità della letteratura secondaria, basti vedere cosa gira su google libri, in cui per esempio stanno accanto un Le Goff e un cialtrone qualunque che dice la prima sciocchezza che gli viene in mente. Certo, ci vuole discernimento, ma alla fine l’unico elemento che risulta veramente utile è l’auctoritas. E allora siamo in un nuovo medioevo della scrittura e della lettura.
E forse chi veramente ne potrebbe soffrire è il romanzo come genere letterario, simbolo della lettura “moderna”.
12 gennaio 2010 at 11:26 am
Alessio: interessanti i tuoi spunti, idee che, come ben sai, condivido e di cui ne abbiamo parlato durante la stesura del nostro libro.
In un commento precedente accennavo al testo digitale come un “testo aperto”, un testo in cui si possono aggiungere e togliere informazioni, linee, si può correggere una e più volte, e via dicendo, più o meno come un testo del nostro passato classico, testo che si concludeva (!) con la morte dell’autore. E nel Medioevo, ben dici, l’auctoritas aveva una certa importanza, a loro ci si affidava per approfondire, scoprire, sapere, conoscere, a loro ci si affidava per risolvere certe diatribe (ciò non significa che avevano la verità assoluta – sic!). In internet, oggi, sembra che tutti siano qualificati a “spararla più grossa”, come scrivi, e trovare un sito, un blogger, un autore, un giornalista, una persona seria, competente, umile e filantropa non è certo facile: ma esistono, bisogna scegliere, come del resto si sceglie un libro fra le centinaia di mila che si pubblicano durante l’anno, come si scelgono gli amici con cui stare, come si scelgono gli argomenti che ci accomunano.
C’è un altro vantaggio (in questo momento mi viene in mente) che offre il web: la possibilità che dà, per esempio, a un giovane laureando che ha scritto una meravigliosa tesi e che può rendere visibile con un click, o una ricerca di uno studioso che ha trovato nella sua biblioteca documenti del padre che ha partecipato come generale alla guerra d’Etiopia, testi che una normale casa editrice non accetterebbe pubblicare perché non commerciali, testi che potrebbero essere davvero lodevoli di approfondimento e, una volta in rete, a portata di tutti. Tutto sta nel saper scegliere, vagliare, tutta sta nel dividere il seme dall’involucro, affinché sia commestibile.
Ecco, rifletto allora che bisognerebbe sviluppare la capacità di discernere, riconoscere, individuare, dividere il vero dal falso, ciò che ci serve da ciò che non ci serve; e come? L’esperienza, gli insegnamenti degli altri, la compartecipazione, affidarsi a quell’auctoritas a cui hai accennato.
Sempre piacevoli i tuoi interventi. Un abbraccio.
12 gennaio 2010 at 3:51 pm
Condivido tutto. Grazie a te e un abbraccio.
13 gennaio 2010 at 2:55 pm
Post estremamente ricco di idee e spunti su cui occorre discutere sempre di più.
Penso a google books e ai suoi algoritmi ancora tutti da mettere a punto (ricordo un pezzo di Riccardo Chiaberge sugli strafalcioni del software di google nella ricerca bibliografica) ma che già stanno cambiando il modo di fruire i libri.
L’accessibilità abbinata a una cura da parte del ricercatore/lettore sono certo porterà a risultati sempre più importanti nel campo della ricerca e della cultura tutta.
13 gennaio 2010 at 4:20 pm
Sono convinta anche io che la rete abbia aumentato enormemente le nostre possibilità di ricerca, conoscenza e confronto. Quando ho studiato Storia del cinema all’università, per esempio, leggevo di autori di cui non potevo vedere che pochi fotogrammi riprodotti sui testi. Oggi posso vedere l’intero film, o almeno interi spezzoni, su internet. Non è l’opera, è una sua parziale riproduzione, ma rispetto a prima è un passo avanti enorme. Studiando Storia dell’arte, ci si può accontentare della riproduzione della Danae di Tiziano oppure andare all’Hermitage. La Danae stampata sul testo sta al Napoleon di Abel Gance su Internet, come la Danae all’Hermitage sta al Napoleon proiettato Parigi con l’orchestra dal vivo. Provate a studiare Tiziano senza con un iconetta in bianco e nero. Spero che il paragone non sia troppo contorto…
Maria Luisa
13 gennaio 2010 at 4:40 pm
Damiani: grazie per partecipare, anche perché il punto di vista di un giovane come te che adopera regolarmente la rete è di particolare importanza. In effetti siamo ancora lontani dall’avere un motore di ricerca perfetto o che almeno soddisfi le nostre indagini e non penso che sarà possibile (forse mi sbaglio). In ogni modo, anche nell’indagare in rete ci vuole un po’ di fortuna, un pizzico di serendipità… Un caro saluto.
Maria Luisa: benvenuta. Certo, non tutto nella vita è possibile assaporare da vicino, toccare con le mani, vedere dal vivo, e se il web ci dà la possibilità di girare virtualmente per le sale del Louvre, beh, sempre meglio di niente, così come sarà difficile per me sfiorare con le mie mani il Sutra del Diamante, mi consolo con le foto che reperisco in rete. In un certo qual modo il web accorcia le distanze, unisce e riunisce, avvicina, aiuta in certi studi, collabora a divulgare informazione, insomma, a mio avviso, è una rivoluzione non meno importante di quella del buon Gutenberg. Grazie, buona serata.
13 gennaio 2010 at 8:37 pm
Argomento davvero interessante e molto ben esposto ed articolato, così come tutti gli interventi che portano riflessioni aggiuntive (Mitì sono d’accordo con te anche io mi perdo alle volte…). Ad ogni modo Gaspare condivido tutto quello che dici. Ho scoperto da poco il suo sito che per una appassionatissima di storia come me è davvero un giardino delle delizie. Buon lavoro e a presto. Intanto mi leggo gli arretrati.
13 gennaio 2010 at 8:52 pm
MarinaM.: benvenuta e grazie per commentare. Buona serata.
16 gennaio 2010 at 7:29 pm
Un link che penso sia interessante: L’Europa si fonda sul libro: qua.
28 gennaio 2010 at 6:37 pm
Un articolo dell’amico Roberto Coaloa che ritengo davvero interessante: qua.
18 marzo 2010 at 8:12 pm
Carissimo Gaspare, ho letto il tuo articolo “l’importanza del web nella ricerca storica” e l’ho trovato lucido, corretto e puntuale nei diversi aspetti valutativi dell’oggetto argomentato. E’ scorrevolissimo ed ha l’effetto di richiamare l’utilizzatore del web ad un atteggiamento critico nei confronti della massa visiva che può indurre all’over dose. Io fo da tempo, per esempio, una sintetica riflessione sulla libertà di parola sostenendo che la libertà è una strada in discesa, se non impariamo a frenare e regolarne la velocità incappiamo in una accelerazione tale da finire fuori strada ed uccidere questa libertà, ed anche se siusciamo a rimanere in equilibrio l’impegno della guida è tale da impedirci di guardarci attorno. Anche la storia può correre tale rischio, non tanto in relazione all’accadimento dei fatti (video registrati con sempre più accuratezza), ma in relazione alla loro percezione etica, sociale e politica. Ti immagini se tutti i mezzi di comunicazione di oggi fossero esistiti durante le stragi naziste? Forse la storia avrebbe preso un’altra piega, chissà… Le stragi ci sono ancora oggi, ed è uno spettacolo in più. Non so se con questo articolo intendi intraprendere un percorso-guida da mettere a disposizione dei lettori web, nel caso apprezzo molto l’impegno ritenendolo una grande fatica. Io, per quanto hai potuto intuire, amo ancora molto il confronto diretto dove i corpi e i loro umori si trasmettono reciprocamente il piacere o il fastidio di ritrovarsi. Il web è un grande strumento, ma è come un fiume sempre in piena, per il quale è prudente e responsabile curare costantemente gli argini onde evitare gravi inondazioni. Buon lavoro.
18 marzo 2010 at 8:49 pm
Calogero: è un onore avere una tua opinione. Concordo con te, dopotutto nella vita bisogna adoperare i mezzi che abbiamo a disposizione con una certa parsimonia, una certa accortezza, una certa attenzione, e il web, la rete non fa eccezione. In ogni caso, se adoperato giustamente, può essere di grande aiuto nella ricerca storica e nello sviluppo di alcune tematiche. Grazie ancora e in bocca al lupo con il periodico che, sono sicuro, riscontrerà sempre maggiore successo. Buona serata.
20 giugno 2010 at 3:13 pm
In due parole. Entrambi gli elementi possono fruttuosamente convivere. Però c’è un ma…..In rete tutti possono fare un taglia e cuci, ommettere, cambiare dati….anche i più autorevoli. E si è visto ultimamente nello scandalo delle mail sul clima falsificate da illustri scienziati che hanno manipolato i dati a modo loro.
Quindi…..per una ricerca serissima penso che ci si possa avvalere delle biblioteche digitali in rete….ma per il resto, nulla vale la ricerca sul campo.