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Jan 032010
 

“La ricerca storica è per me uno spazio di gioia e di passione intellettuale. Provo sempre un brivido prima di entrare in un archivio o in una biblioteca: cosa troverò? Leggendo i registri della sua piantagione, finirò per trovare la schiava che sto cercando? Troverò la firma da lei lasciata per ragioni sue e da me accolta come segno della verità della sua esistenza e del fatto che sapesse scrivere, come sosteneva il suo amante? Che fortuna aver potuto leggere tante storie interessanti, alcune divertenti, altre da far gelare il sangue, alcune sorprendenti altre familiari.”(1)

Queste parole descrivono subito il vero essere della storica americana Natalie Zemon Davis, forse una storica sui generis, forse una storica più umana a quanto siamo abituati, forse una storica che ha un diverso approccio verso i fatti e uno stile particolare tutto suo. Nata a Detroit nel 1928 da una famiglia ebrea, si occupa principalmente di Storia moderna, con particolare riguardo verso la Francia del XVI secolo, individualizzando aspetti sociali, antropologici e culturali.
Zemon ha la peculiarità di penetrare i caratteri più intimi dei personaggi che studia, gente a volte umile e poco conosciuta come, ad esempio, gli stampatori lionesi del XVI secolo, riuscendo a scavare nel loro profondo, nella loro anima, sebbene certe volte lavori d’istinto, e allora lo dice e lo sottolinea quando inizia un discorso con “io” o “forse” o “può aver pensato”. Per lei la Storia è passione, anche, per i particolari, è gioia di leggere un documento che “parla” ancora dopo secoli, è dubbio sempre presente, è costante ricerca pur dopo aver terminato un lavoro, sempre pronta e stimolata per una nuova sfida.
Dice:

“A volte sento le mie ricerche come un dono, un dono che mi giunge dalle persone del passato e da altri storici, vivi e morti. Questo mi impone l’obbligo di raccontare le loro vite e i loro mondi nel quadro dell’esercizio della responsabilità, e di narrarli non come loro li avrebbero narrati, ma prestando attenzione ai loro racconti e alle loro istanze.”(2)

La sua forza sta nella curiosità, nella volontà di indagare quegli aspetti che spesso e volentieri si presentano ardui e difficili da concludere. Ma la Zemon va avanti, non si ferma, e se proprio deve, lascia decantare, aspetta, dopotutto afferma che bisogna accostarsi al passato con molta umiltà, non pensare troppo presto di avere le capacità di comprenderlo e assimilarlo.
Il suo vuole essere un dialogo con i lettori, i suoi libri, da Il ritorno di Martin Guerre – Un caso di doppia identità nella Francia del Cinquecento a Donne ai margini – Tre vite del XVII secolo, da Il dono – Vita familiare e relazioni pubbliche nella Francia del Cinquecento a La doppia vita di Leone l’Africano, e via dicendo, sono inviti a riflettere, a imparare, a indagare, a osservare.
Le fonti storiche per la Zemon, sia quelle dirette che indirette, non sono una prigione dentro la quale marcire e restare a vita, sono invece come un filo di Arianna, un filo quasi magico che porta all’uscita, alla scoperta, sono i mezzi che “mettono in moto la mia riflessione e la mia immaginazione, io rimango in dialogo con loro – e amo questa relazione con il passato: essa è al cuore della mia vocazione.” E allora rimane uno spazio libero per la speculazione, quella possibilità che conduce, grazie all’istinto e alla professionalità, a immaginare che forse Rabelais abbia sentito parlare di al-Hasan al-Wazzan (Leone l’Africano) e addirittura abbia consultato uno dei due manoscritti che circolavano – Descrizione dell’Africa -, quando si trovava in Italia, o tentare di dare un finale alla vita dell’africano, di cui si conosce ben poco dei suoi ultimi anni. Tenta così, lo storico Zemon, di fare dei salti con l’immaginazione partendo però da dati sicuri, dando allo studioso la parte della ricerca sia di un modo per spiegare le scelte, sia di un modo per narrarle.
La Storia deve andare oltre i confini nazionali, deve scavalcare le frontiere patrie per

“tentare un “salto di coscienza” europea o americana, di compiere uno sforzo per porre domande in un’ottica eccentrica. Dovremmo scrivere la storia degli uni in rapporto agli altri: vale a dire che agli storici europei e americani non compete solo di scrivere la propria storia o quella degli altri, di allargare gli orizzonti lavorando sulla storia degli Indiani o degli Africani, ma anche di cercare di immaginare la storia attraverso le modalità per mezzo delle quali gli Indiani e gli Africani potrebbero volerla scrivere.”(3)

Da qui nasce forse il non volersi considerare una “storica dell’Europa”.
Su di lei, nella sua visione dei fatti, hanno avuto una certa influenza le sue radici ebraiche e le iniziali convinzioni socialiste marxiste che, addirittura, hanno indotto il governo americano a toglierle per diversi anni il passaporto, costringendola a interrompere le sue ricerche a Lione, in Francia. Anni pieni di esperienza, gli anni ’60, in cui l’ombra del comunismo sovietico sembrava aggirarsi per le strade dell’America, sono quelli che la Zemon percepisce. Addirittura il marito, Davis Chandler, accusato di andare contro gli ideali democratici, fu arrestato e tenuto in carcere per 5 mesi. Lei non si abbatte, non è sola, ha “la presenza della storia e delle persone che studiavo.”
Poi la riflessione che il socialismo non era una panacea, che il regime staliniano aveva commesso delle atrocità, e un conseguente ridimensionamento delle sue idee politiche in cui “il senso del particolare” può essere messo in relazione con “il senso della condivisione”.
I primi anni del mestiere di storica furono pieni di accadimenti, in cui ogni scoperta, ogni lavoro veniva fatto circolare con il ciclostile, tramite posta, tanta era la sua passione. Passione specialmente per la storia delle donne che la induce a indagare in particolar modo gli eventi del XVI secolo, secolo pieno di dubbi, di rivolte, secolo in cui il contrasto e la tensione sembrano essere due caratteristiche dominanti, elementi, questi, che non è possibile analizzare se si trascurano le posizioni delle donne nella produzione, nella distribuzione, nel consumo di oggetti e servizi, nella famiglia, nella religione. Ruolo femminile tanto importante che spesso è sottovalutato.

*****

1. Natalie Zemon Davis, La passione della storia, Viella, Roma, 2007, pag. 174.
2. Cit. pag. 174.
3. Cit. pag. 78.

*****
Piccola bibliografia:

- Natalie Zemon Davis, La doppia vita di Leone l’Africano, Laterza, 2008.
- Natalie Zemon Davis, La passione della storia. Un dialogo con Denis Crouzet, Viella, 2007.

Comments

  14 Responses to “Natalie Zemon Davis e la passione della storia”

  1. Emozionante e commovente, al contempo, questo post, caro Rino!
    L’impressione d’impatto è quello di una Storia che esce dai “canoni”, un approccio più istintivo, ma non per questo meno oggettivo e comunque basato sulla ricerca di fonti e dati a supporto… Forse proprio la capacità immaginativa, come in questo caso, può essere uno dei motori che induce alla ricerca!
    Poi percepisco la grande soddisfazione di trovare, in un archivio, in una lettera, ecc. la conferma che l’intuizione era esatta!
    “…Dovremmo scrivere la storia degli uni in rapporto agli altri..”
    visione “globale” la sua, che considera come le singole storie individuali sono singoli tasselli della Storia.
    …inevitabilmente mi sono segnata la bibliografia!:-)

    Grazie per lo stupendo omaggio alla Storia al femminile!
    Una felice settimana!

    Stefi

  2. A parer mio Natalie Zemon Davis predica bene e razzola molto meno bene. In tutta onestà non trovo nelle parole con le quali si descrive nemmeno l’ombra di quello che si percepisce nelle sue opere.

    La trovo di una aridità straordinaria, per nulla accattivante e, soprattutto, ben poco intuitiva. Avevo, fra l’altro, pensato a lei come una degli storici da raccontare nei miei articoli “Vite di storici”, tenendo conto delle vicende sue personali con il governo americano e della sua posizione di donna e storica in relazione a quello che viene considerato il suo miglior lavoro: “Donne ai margini”. Ho deciso di non includerla nel mio testo, proprio perché non mi ha sucitato nessuna emozione, non mi ha comunicato alcuna idea originale o spunto interessante.

    E’ una ricercatrice molto accurata, meticolosa, ma non trasmette quasi nulla. Facendo un semplice confronto con una sua contemporanea, la Eisenstein (o anche la Jardine, ad esempio), si evince quanto sia sopravvalutata.

    Il testo che citi in nota e che riporti a brevi passi è molto interessante e hai fatto benissimo a recuperarli e a commentarli. Ma veramente ritieni che la descrizione che la storica fa di se stessa e del suo lavoro orrisponda alla realtà?

    Alessio, dubbioso

  3. Stefi: a mio avviso, in generale e con le dovute eccezioni, le donne analizzano la storia con un occhio diverso rispetto ai maschi, un occhio a volte più attento a particolari che magari sfuggono agli uomini, adoperando talvolta quel sesto senso che a noi manca. Chissà! Un abbraccio.

    Alessio: indubbio, a confronto con Lisa Jardin o Elisabeth Eisenstein, che ambedue conosciamo per i nostri studi in comune, la Zemon appare più sterile, più secca, quasi asettica azzarderei. Ma tu sai che io raramente paragono, cerco sempre di prendere il meglio di ognuno di loro. E leggendo quel testo che cito, le sue parole si sono rivelate piacevoli, come simpatico d’altro canto anche l’ultimo libro che ha scritto su Leone l’Africano. Certo, sembra più un’opera letteraria che storica, specialmente alla fine quando inizia a usare le “probabilità”, le “possibilità”, e via dicendo, in ogni modo, come dici, è meticolosa e precisa, bisogna pur dargliene atto. La Zemon magari gioca d’istinto (primitivo?) o d’impulso nell’immaginare che cosa sarebbe accaduto se Rabelais si fosse recato in Italia e incontrato al-Hassan…
    Chissà poi se le parole parlano di ciò che il suo cuore vorrebbe dire.
    A presto vederci.

    Ps. ti confesso che mi è sembrato più sterile Denis Crouzet, nel loro dialogo.

  4. Rino, ti ringrazio molto. Un post veramente bello. Non ho letto nulla di questa storica, pur avendone sentito parlare.

    La tua descrizione ha suscitato la mia curiosità e sicuramente acquisterò qulacosa di suo.

    Al pari di Stefi, ti ringrazio di avere dato risalto ad una donna, una studiosa, in un campo sicuramente non facile da percorrere.

    Un caro saluto.
    annarita

  5. Annarita: grazie, spero poter parlare anche di altre storiche, di quelle studiose che talvolta hanno dovuto lottare per poter percorrere una strada usualmente al maschile. Buona giornata.

  6. Caro Gaspare complimenti,bellissimo post! non conosco questa storica e mi hai incuriosito molto raccontando il suo approccio alla storia,metodo nel quale, in quantità ovviamente infinitesimali, mi riconosco. Di sicuro leggerò qualcosa di suo!buona giornata Emanuela

  7. Emanuela: che piacere averti in questo blog, grazie. Ho cercato, con questo post, incuriosire, dare lo spunto per approfondire ulteriormente l’argomento, affinché ognuno di noi possa giudicarla a suo modo. Buona giornata.

  8. Interessante post che mi porta a conoscenza di una storica che non conoscevo. Cercherò qualcosa di lei, anche per farmi un’idea di lei come donna; sicuramente una persona che amava approfondire la storia, scavando nei recessi dell’anima dei personaggi, quindi una storica che non si fermava solo ai fatti.
    Buona giornata.
    un caro saluto

  9. Annamaria: la Zemon, mi sembra, ma posso anche sbagliarmi, è più conosciuta fra gli addetti ai lavori che fra la gente comune, in ogni modo vale la pena leggerla, quanto meno il suo ultimo libro dedicato a Leone l’Africano. Buona serata.

  10. Che invidia per chi fa questo mestiere! Come mi sarebbe piaciuto!

  11. Artemisia: bello sì, ma posso solo assicurarti che non è facile, specialmente quando si trattano argomenti, per esempio quelli contemporanei, ancora presenti nella memoria di tutti. Buona serata.

  12. Gaspare solo tu puoi avere avuto una simile genilezza e sensibilità a mettere in luce una donna in un mondo in cui l’universo femminile è relegato in un …..terzo piano! Grazie!

  13. [...] Fra le tante storiche degli ultimi decenni ricordiamo l’inglese Lisa Jardine, l’americana Natalie Zemon Davis e tante altre. Ed è proprio da quest’ultima che prendo spunto per accennare alla vita di una [...]

  14. [...] diverse volte accennato (>>qua e >> qua) alla storica americana Natalie Zemon Davis, di lei desidero ricordare qualche testo che vi invito [...]

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