«Il buon Ballanche, fra tutti i suoi oscuri romanzi mistici, ebbe talora veri lampi d’intuizione. Un giorno in cui, per metterlo in imbarazzo, gli domandammo: “Cos’è la donna secondo voi?”, sembrò sognare per qualche minuto. I suoi occhi dolci di serva spaurita si fecero più selvatici del solito. Poi arrossendo come una giovanetta, il vecchio rispose: “È iniziazione”.»
Così si conclude il libro dello storico francese Jules Michelet (1798-1874), Le donne della rivoluzione, un libro dedicato alla loro partecipazione nelle vicende di fine 1700, donne che hanno avuto un’importanza davvero rilevante nella Rivoluzione francese.
Se leggiamo alcuni cahiers de doléances dell’epoca, alcune di loro si lamentavano della poca possibilità di istruirsi, altre della quasi impossibilità di essere autonome e guadagnarsi da vivere, altre ancora della loro condizione di servilismo. Iniziarono così una serie di lotte che li condurrà, poco a poco, a una certa libertà, come quella del 24 gennaio 1789 in cui un Regolamento reale per l’elezione dei deputati agli Stati generali riconosce il diritto di voto a parecchie categorie di donne proprietarie.
Fino al 1792 libelli e periodici femminili saranno di notevole diffusione, elementi cartacei che circoleranno non solo a Parigi ma altresì nelle medie città francesi. Una libertà di stampa decretata il 24 agosto del 1789 che favorirà, anche, la divulgazione delle loro idee, delle loro aspirazioni, delle loro necessità.
E la donna, come dicevamo, avrà un ruolo di primo piano durante i mesi della Rivoluzione, versando addirittura il proprio sangue in svariate battaglie.
«Alla Bastiglia, dice Michelet, ce ne fu una che, più tardi, partì per la guerra, divenne capitano d’artiglieria; il marito era soldato. Il 18 luglio, quando il re tornò a Parigi, molte donne erano armate. Le donne furono all’avanguardia della nostra rivoluzione. […]
È una donna di trentasei anni, ben vestita, onesta, forte e ardita. Vuole che si vada a Versailles, in testa marcerà lei. Qualcuno scherza. Lei gli dà un ceffone. L’indomani, partì tra le prime, sciabola alla mano, a cavallo di un cannone preso all’Hœtel de Ville e che trascina fino a Versailles, con la miccia accesa.»
I salotti saranno uno dei punti di riferimento, luoghi di idee, focolai di pensieri pronti a esplodere al momento giusto. Chi non ricorda il genio di madame de Staël e la sua frequentatissima casa? O quello di madame de Condorcet, nel palazzo delle Monnaie, quasi di fronte alle Tuileries, il cui salotto qualcuno disse essere stato il focolare della Repubblica? Donne che con il loro coraggio tenevano testa a chiunque, pur di promuovere altresì le idee di libertà, di eguaglianza, di fraternità.
C’era, dunque, chi usava le parole e chi usava le armi, armi perfino contro coloro che, incarnando i nuovi ideali rivoluzionari, si erano corrotti strada facendo. Madamoiselle Marie-Charlotte Corday d’Armont ebbe il coraggio di entrare in casa Marat e affondargli violentemente un pugnale mentre si bagnava. La fanciulla di appena 25 anni, di nobile ma povera famiglia, ucciderà colui che riteneva aver ucciso la Legge il 2 giugno 1793, giorno in cui Marat e altri deputati della Convenzione attaccarono definitivamente la Gironda.
Michelet insiste nel ricordarci la loro determinazione, il loro sacrificio, la loro forza caratteriale. Saranno coloro che piangeranno più di tutti, forse più degli uomini, giacché si vedranno spesso privare non solo dei mariti, ma anche dei figli, dei padri. E allora si domanda se possono essere giustiziate.
«Qualunque cosa abbiano fatto, sotto qualunque aspetto appaiono, sovvertono la giustizia, ne distruggono l’idea, la fanno rinnegare e maledire. Giovani, non si possono punire. Perché? Perché sono giovani e portano con sé amore, felicità e fecondità. Vecchie, non si possono punire. Perché? Perché furono vecchie e furono madri e restano sacre, i loro capelli grigi rassomigliano a quelli di vostra madre. Incinte!… Qui la povera giustizia non osa più aprire bocca; a lei di convertirsi, umiliarsi, farsi, se occorre, ingiusta.»
Il bel libro di Michelet, scritto nell’arco di dieci anni, è pieno di esempi, di aneddoti, di storia, è pieno anche di sentimentalismo, è pieno di rispetto verso quelle donne che seppero cambiare la Francia, un libro tuttavia che bisogna prendere per quello che è.
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Jules Michelet, Le donne della rivoluzione, Bompiani, 2003.












28 dicembre 2009 at 11:11 am
[...] This post was mentioned on Twitter by Gaspare Armato, Stefania Spada. Stefania Spada said: RT @GaspareArmato Le donne della Rivoluzione francese: http://babilonia61.com/2009/12/28/le-donne-della-rivoluzione-francese/ [...]
29 dicembre 2009 at 8:29 am
Il tuo post ristabilisce il giusto equilibrio rispetto al libro di Michelet, che merita in ogni caso di essere letto come autorevole fonte documentaristica. Io ne conservo il ricordo dalla lettura in tempi scolastici e il tuo bel post me l’ha restituito. Grazie e un sincero augurio che il 2010 oramai in arrivo sia il più fecondo di soddisfazioni e di gioie. Salutissimi, Annarita
29 dicembre 2009 at 9:56 am
Annarita: scrivere sulle donne della rivoluzione quando ancora c’è l’odore della polvere da sparo e i morti da piangere, certamente non è cosa facile, come non semplice è stare al di sopra delle parti in un’epoca in cui i sentimenti condizionano palesemente certe ricerche. Michelet, come ben dici, va letto anche per le informazioni storiche che ci dà… Un felice 2010 pieno di salute e serenità.
30 dicembre 2009 at 3:02 pm
A Michelet devono molto tutti coloro che per passione e studio si rivolgono alla storia. Sono molto contento che tu spesso riprendi il suo messaggio e la sua opera.
Dei giudizi sulla sua parzialità abbiamo già discusso più volte in questo bog, ma ciò non toglie nulla alla grandezza dello storico che, comunque, rimane il più grande scrittore che questa materia abbia mai avuto. Dovrebbe prenderlo in considerazione più seriamente, ad esempio, quella schiera di storici nostri contemporanei che, pur essendo bravissimi, costruiscono la loro opera con un arido (e talvolta astruso) stile di scrittura.
Semplicità, chiarezza e qualità letteraria non inficiano il valore scientifico di un saggio, al contrario rendono il suo messaggio universale e, quindi, utile a tutti.
Sulla questione della semplicità nella Storia, mi riprometto di tornare fra qualche giorno nel mio articolo su Henri Pirenne.
Un saluto e auguri a te e a tutti gli amici del blog
30 dicembre 2009 at 6:20 pm
Alessio: Michelet ha sempre avuta una nota particolare su me, forse perché colpisce i sentimenti, forse perché è più umano, forse perché racconta la Storia come desidererei si raccontasse. E ben dici sull’aridità di certi linguaggi con cui i moderni storici scrivono e descrivono le loro ricerche. A volta sembra un guazzabuglio di notizie – per carità, scientifiche, vere, reali, documentate -, ma prive di personalità. In ogni modo, ognuno dà solo ciò che ha. Buona serata e buon anno nuovo.
P.s.: attendo tuo articolo sul buon Pirenne.
30 dicembre 2009 at 6:38 pm
a me piace molto il modo di raccontare la storia di Michele.
E’ piena del rumore della vita
auguri per il nuovo anno, marina
30 dicembre 2009 at 7:23 pm
Marina: buon anno anche a te. Un abbraccio.
31 dicembre 2009 at 1:13 am
Buon anno!!!!! Un abbraccio!
31 dicembre 2009 at 8:19 am
Grazie per le informazioni. Provvederò al più presto.
Mille auguri!
31 dicembre 2009 at 10:51 am
Francesca: grazie, ricambio con un forte e sincero abbraccio. Buona giornata.
Stefano: anche a te un anno pieno di salute e desideri appagati. A presto.
31 dicembre 2009 at 12:20 pm
Che il 2010 ci porti tanti interessanti post di Rino!
…..
E va bene saro’ buona: auguri anche a Rino!
31 dicembre 2009 at 1:04 pm
Artemisia: che il 2010 ci porti più coscienza storica
Grazie, auguri che ricambio.
31 dicembre 2009 at 2:55 pm
Auguri, per un Nuovo Anno radioso e sereno.
31 dicembre 2009 at 6:01 pm
Un bellissimo post, caro Rino.
Ti lascio i miei migliori auguri per un 2010 ricco di ogni genere di soddisfazione, salute, successo e serenità.
Un abbraccio
annarita
31 dicembre 2009 at 6:10 pm
Annamaria: grazie, buon anno anche a te, mia cara.
Annarita: un abbraccio e un augurio per uno splendido anno. Grazie.