Periodo che caratterizzò principalmente l’Italia, il Rinascimento è considerato epoca di risveglio, epoca in cui l’uomo acquista coscienza del proprio essere, sviluppando in modo significativo la propria personalità.
Leggiamo cosa ci racconta Bianca Maria Rizzoli sulla moda di quel tempo.
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Lo sfarzo del Rinascimento
Chi non ha studiato a scuola la vita, il fasto, le feste, le battaglie delle Signorie italiane del Rinascimento? Il secolo italiano per eccellenza, imitato e invidiato in tutta Europa, dove parlare la nostra lingua era come parlare l’inglese oggi, ossia un segno di cultura con un pizzico di raffinatezza. La documentazione che ci è rimasta è notevole, sia attraverso gli scritti e le lettere, sia attraverso le magnifiche opere d’arte. Il gusto rinascimentale italiano, dal punto di vista della moda, durò per tutto il Quattrocento e parte del Cinquecento, quando l’Italia cadde sotto il dominio di Carlo V di Spagna, incoronato nel 1530 a Bologna imperatore del Sacro Romano Impero.
La pittura del tempo illustra in modo chiaro la ricchezza dei vestiti, che erano considerati un bene di grande valore, sia per i tessuti adoperati, sia per le fodere altrettanto preziose, sia per i colori, sia per le decorazioni in gemme e i ricami in oro che spesso li ornavano. Per fare una pezza di seta, occorreva inoltre un’enorme mano d’opera: tessitori, tintori, disegnatori, stampatori, ricamatori, orafi, battitori (che lavoravano le lamine in oro da attorcigliare sui fili di seta). Alcune parti delle vesti, come le maniche, erano talvolta così preziose che venivano staccate e rinchiuse dentro a forzieri, dal momento che non poche volte venivano rubate. Il distacco era reso possibile grazie al fatto che la manica quattrocentesca non era cucita al vestito, ma costruita in pezzi di stoffa uniti tra loro da cordoncini che terminavano in un puntale d’oro. Dai buchi sbuffava la camicia di lino ricamata. Maniche e vestiti erano lasciati in eredità, e i testamenti sono un’altra fonte importante di documentazione sulla moda dell’epoca.
Una gara di moda tra due sorelle
Le Corti italiane brillavano per lo sfarzo mondano e la ricchezza che esibivano anche nelle vesti. Due donne in particolare furono considerate tra le più eleganti e raffinate d’Italia: Beatrice d’Este (1475 – 1497) moglie di Ludovico il Moro, signore di Milano, e la sorella Isabella (1474 – 1539) sposata a Francesco Gonzaga, marchese di Mantova. Come si vede dalle date Beatrice morì di parto giovanissima, mentre Isabella fu considerata una delle donne più colte e raffinate del Rinascimento. Beatrice era una ragazza vivace, allegra e capricciosa. Lo storico Paolo Giovio la considerava severamente come una donna superba “e di grandissima pompa”. Ma Beatrice amava talmente i vestiti che se li inventava da sola, passando le notti a cucirseli, con grande creatività personale e un notevole gusto teatrale. Il marito Ludovico ne era deliziato. La sorella Isabella, che pure non era da meno per eleganza, le metteva alle calcagna degli informatori per sapere quali modelli indossava. Ad esempio, Bernardino Prosperi le descriveva in una lettera una ricca veste cremisi ornata di fiocchi d’argento filato, indossata da Beatrice per carnevale. Con tale abito è probabilmente raffigurata sulla scultura tombale su cui giace assieme al marito, ora conservata nella Certosa di Pavia. Non meno sfarzosi gli abiti da lei indossati dopo le nozze con Ludovico il Moro. Pur essendosi portata dietro un ricchissimo corredo personale, si fece fare ben altri 84 vestiti descritti maliziosamente dal Prosperi alla sorella come “una sacrestia apparata di piviali”.
Anche le feste erano occasione di sfoggio. Ad una delle più famose, “La festa del Paradiso”, con marchingegni scenici inventati da Leonardo da Vinci, Isabella comparve in due balli alla spagnola con una giubba di broccato d’oro, ornamenti d’ogni colore che usavano in Spagna, e un mantello di broccato bianco (tessuto in seta). Nei balli alla “moresca” invece ci si appendevano campanelli ai vestiti. Coltissima, Isabella amava inventare motti e ricamare sugli abiti imprese personali. Le imprese, da non confondersi con le insegne araldiche, diffusissime nel Rinascimento, erano un modo per affermare la personalità del signore attraverso simboli e frasi che potevano essere cambiati. Isabella amava farsi cucire note musicali sulle vesti, oppure lacrime. Aveva inoltre come motto personale “Nec spe, nec metu” (Né con speranza né con timore) frase che fa intravvedere la forza di questa donna, ammirata in tutta Italia, che seppe reggere con abilità diplomatica il marchesato di Mantova dopo la morte del marito. Anche a lei si devono invenzioni di moda come la Capigliara in uso tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, una specie di turbante a metà fra la cuffia e l’acconciatura portata molto indietro sulla testa, in modo da mostrare la fronte e l’attaccatura dei capelli.
Bianca Maria Rizzoli.
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[...] fonte: La moda rinascimentale nelle corti italiane « babilonia61 Articolo aggregato il 20 dicembre, 2009 alle 19:48 ed archiviato in Moda. Puoi seguire il [...]
Molto interessante e piacevole questo articolo… mi ha fatto sorridere l’immagine delle spie incaricate di indagare su quali modelli indossava Beatrice…
alla fine tempi tanto lontani sembrano vicinissimi…
un abbraccio
Bell’articolo! Certo Rino che hai trovato una collaboratora mica da niente! sembra di rivivere ansie e desideri di quel tempo, modi di pensare e costumi dettati dalle tecnologie disponibili.
Dalloway: carissima, che bello leggere di te, grazie. Non sarà forse anche oggi così, che alcune case di moda cercano di spiare le anticipazioni delle altre, le novità che proporranno? Un abbraccio.
Paolo: hai ragione, una buona e colta collaboratrice. Dopotutto la gradevolezza di un blog sta anche nella possibilità di invitare altri, di compartire esperienze. La moda non è il mio forte, né il mio campo di studio, e allora ben vengano gli aiuti. Grazie sempre. Una felice serata.
Interessante articolo da leggere con estrema attenzione. Peccato la nostra lingua non sia considerata come nel quattrocento e sia stata sorpassata dall’inglese, non sapevo questa curiosità.
Mi congratulo con Bianca Maria Rizzoli per queste informazioni.
un saluto
affascinante, direi…
Buone Feste!!!
Post molto interessante. Mi ha sempre affascinato la moda nel tempo. Riguardo i vestiti femminili, preferisco le linee sobrie e severe degli abiti medievali.
Tanti cari auguri di buone feste!
Carissime/i, sono sempre stracontenta dei vostri apprezzamenti. Forse sono vanitosa come Beatrice d’Este, eh, eh! Si l’Italia era molto apprezzata e i vestiti italiani all’estero costavano una barca di soldi. Un nobile (non ricordo più chi) vendette un suo villaggio per acquistare un abito italiano in velluto.
In quanto allo spionaggio c’è sempre stato e sempre ci sarà. Ai tempi del Re Sole il suo ministro delle finanze Colbert, fu incaricato di comperare i servizi di due merlettaie di Venezia, che furono trasferite segretamente in Francia (a quei tempi c’era la pena di morte per chi divulgava segreti artigianali) e dettero il via alla produzione di trine francesi. Anticamente non c’erano giornali, ma la diffusione delle mode avveniva attraverso altre forme, le lettere appunto, oppure bambole manichino abbigliate con gli abiti di grido che viaggiavano per tutta Europa. Anche i matrimoni diffondevano moda: Caterina de’ Medici, andata in sposa a Enrico II di Francia, si portò dietro sarti e profumieri personali, tra cui uno le preparava anche veleni.
E’ così che è nata la profumeria francese. Il genio italico aveva colpito ancora.
Cara Annarita, io posso parlare di quasi ogni tipo di costume, ma Gaspare mi chiede abiti moderni, ossia dal Rinascimento in poi. Se credi ti posso aggiungere due note sulla moda del “buio” medioevo. E’ stato durante il 1200 che sono arrivati in Europa i bottoni, mentre nello stesso secolo sono stati inventati gli occhiali. L’ombrello invece era conosciuto fin dai tempi dei Babilonesi. Credo che sbagli a parlare di severità e semplicità in questo periodo. Gli abiti trecenteschi erano coloratissimi, le maniche tagliuzzate a formare delle enormi foglie, le scarpe avevano una punta enorme (imbottita per non pestarla). La trasformazione dei Comuni in Signorie, lo sviluppo della mercatura, l’arrivo in Europa di motivi orientali attraverso la Via della seta, le Crociate stesse, avevano influito sulla moda al punto da toglierle quella semplicità che aveva avuto solo fino al Mille.
Se ti capita cerca le illustrazioni de “Les tre riches heures du duc de Berry” (e speriamo di aver pronunciato bene) oppure gli affreschi di Simone Martini con le Storie di San Martino nella Basilica inferiore di San Francesci ad Assisi. O il “De arte venandi cum avibus” di Federico II di Svevia. Credo che dovrai ripensare alla tua posizione sulla moda medievale.
Carissimi, tanti, tanti auguri, e a dopo l’anno. Bacioni a tutti,
Bianca
Cara Bianca, i tuoi suggerimenti sono preziosi. Infatti io mi riferivo proprio al quel periodo in cui la semplicità delle linee era dominante. Mi documenterò. Il post sulla moda rinascimentale è molto interessante, io sono ancora legata alla mia idea infantile di dama medievale sugli spalti in attesa dell’eroico cavaliere :-p
Tanti, tanti auguri di buone feste!
Annarita
Devo ringraziare ognuna di voi per la particolarità dei vostri interventi, interventi che mi onorano e mi spingono a proseguire: Annamaria che ha posto l’attenzione sulla nostra lingua, Francesca che è sempre benvenuta, Annarita che ha spinto la professoressa ad approfondire l’argomento moda medievale e la gentile Bianca Maria per condividere le sue esperienze, il suo sapere. Grazie di cuore.
che bel post!
grazie, Rino
e tanti tanti auguri.
cri
Grazie Cristina, auguri anche a te.
Un post intrigante. Interessante la gara tra le due potenti sorelle…
Bianca Maria Rizzoli ci sta abituando troppo bene, caro Rino.
I miei complimenti più sinceri.
Colgo l’occasione per ricambiare l’augurio di Buone Festività, che estendo ai tuoi lettori.
Un caro saluto
annarita
Annarita: sei davvero gentile. Ricambio gli auguri, che siano feste piene di salute e serenità.
Vado un po’ fuori tema, ma spero non troppo.
Mi piacerebbe tornare a quel periodo, lo so che non si può, nel senso che gli scompartimenti stagni tra l’arte e la scienza di oggigiorno ridiventino vasi comunicanti. Avete in mente Leonardo?
Ne approfitto per augurarti felici festività.
Per quanto riguarda la moda non abbiamo molto rispetto ai vestiti dei “proletari”.
Alberto: certo, sarebbe bello, però, ahimè, oltre a essere lontana l’epoca, è lontano il tipo di mentalità: oggi si è troppo specialisti, si tende a separare invece che unire, migliorare e intercomunicare. Buone festività e tanta buona salute e sogni realizzati.
Gentile Rino
non posso che augurarti a mia volta un sereno e buon Natale, a te e a tutte le persone che ti stanno vicine.
Stai sempre bene :-)
Blessed be
Carlo: che siano feste all’insegna della salute e di sogni realizzate. Un caro saluto.
gentile gaspare
sto facendo una ricerca su Bianca Sforza (figlia illegittima di Ludovico il Moro)
guardando questa immagine che allego sotto, Lei potrebbe immaginare che tipo di veste avrebbe indossato questa donna?
ito
http://webnews.textalk.com/en/article.php?id=399628&context=77499
Itaru: grazie per passare. Ti lascio una serie di link in cui tu stesso potrai cercare una ipotetica risposta:
http://www.costumes.org/history/100pages/italiRenlinks.htm
http://www.costumes.org/classes/fashiondress/latemedieval.htm
http://www.costumes.org/history/100pages/timelinepages/15thcent2.htm
Buona giornata.