Dalla Prefazione de: Dal codice al libro stampato, la millenaria storia di un oggetto che ha cambiato il nostro mondo.
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E tutto nacque col passare del tempo, dalla voglia insita nell’uomo di comunicare, esprimersi, narrare. Le prime forme di geroglifici, cioè un sistema di forma di scrittura pittografica i cui caratteri rappresentavano e rappresentano oggetti di facile riconoscimento, sembra siano nate fra gli egizi, intorno al 3000 a.C. Da allora, alle tavolette di creta, ai rotoli dei papiri, ai codici manoscritti, ai libri stampati, è passato tanto, ma tanto tempo: un processo di sviluppo che ha interessato la nostra storia di abitanti di questa Terra. Ma non è finita. L’evoluzione segue con una nuova creazione di una ventina di anni fa: la scrittura virtuale, la lettura virtuale, per mezzo di internet, la rete. Cosa, dunque, resta del passato? La memoria, quella memoria storica che deve farci riflettere, deve farci capire che siamo figli di un corso evolutivo che continua ancora oggi e che continuerà con i nostri figli, con i figli dei nostri figli, e via dicendo. Ed è proprio questa memoria storica che cerchiamo di raccontare, nei nostri limiti, in queste pagine che seguono, concentrandoci in particolare sul percorso secolare di un oggetto che ha accompagnato e influenzato la cultura e la società umana: il codice manoscritto e le sue successive evoluzioni, l’incunabolo e il libro stampato.
Definiamo “codice” (dal latino codex) quello strumento della comunicazione scritta, nato nei primi secoli dell’era volgare e in grado di sostituirsi al più antico rotolo di papiro (il volumen), costituito da fogli scritti in entrambe le facciate (recto e verso), legati assieme, e protetto da due copertine di un materiale più rigido. Le sue evoluzioni, l’incunabolo e il libro stampato, non sono che perfezionamenti di una stessa idea originale.
Partiamo così dal codice manoscritto e dal suo rapporto con la cultura cristiana, analizziamo la produzione libraria nei monasteri, poi passiamo a Gutenberg e ai suoi caratteri mobili, continuiamo con la storia del libro nell’epoca moderna, sino ad arrivare al secolo appena trascorso, e volgendo poi lo sguardo ancora più avanti, al futuro, con l’avvento dell’e.book.
Il modo di fare cultura si sta trasformando e i libri riflettono questo passaggio, il passaggio dallo scritto pubblicato da pochi a quello pubblicato da tutti, così come avvenne una volta con la lettura che, prima della stampa con i torchi, era praticata quasi esclusivamente dai ricchi, dai principi, dai signori, poi passò a essere disponibile a molti.
Tutto cambia, e il cambiamento sembra essere una delle poche verità inconfutabili di questa vita. Pertanto, siamo coscienti che sicuramente un giorno, fra molti anni, l’ars artificialiter scribendi, ovvero l’arte di scrittura artificiale, così come venne chiamata allora la nuova tecnica gutenberghiana, lascerà sempre più spazio a nuove forme di comunicazione scritta e allora queste parole saranno lette chissà in quale altra forma, se riusciranno a sopravvivere alla severa prova del tempo. Il tutto con la sincera speranza che a questa evoluzione tecnologica possa seguire anche quella sociale, quella culturale, quella… umana.
Abbiamo la netta percezione che il momento che stiamo vivendo sia testimone del definitivo, seppur lento, declino del codice, così come lo conosciamo. Per questo motivo riteniamo di poter oggi volgerci al passato per ricostruirne l’intero percorso storico, dal punto di vista privilegiato di chi si trova innanzi a un fenomeno che, essendo prossimo a esaurirsi, ora è possibile analizzare nell’intero suo sviluppo.
Malesherbes, nella seconda metà del XVIII secolo, individuò la sua come l’età della stampa, che aveva seguito quella della parola, nell’antichità, e quella della scrittura, nel medioevo. Barbier, in un recente lavoro, colloca agli inizi del XX secolo il principio dell’età della comunicazione di massa, la quarta. Ci chiediamo se la recente informatizzazione della cultura e della comunicazione possa autorizzarci a considerare il momento presente come il principio di una quinta età. Crediamo che sia possibile rispondere affermativamente, anzi, in realtà ci sentiamo di affermare che ciò di cui siamo testimoni sia ben altro che un passaggio da un’età a un’altra, bensì una vera e propria cesura di due processi di “lunga durata” completamente differenti, uno destinato a esaurirsi, l’epoca del codice (inteso nella sua accezione più comprensiva che abbraccia sia il codice in senso stretto che le sue due successive evoluzioni: l’incunabolo e il libro a stampa), che copre gli ultimi duemila anni della nostra storia, l’altra appena sbocciata, dove la comunicazione scritta telematica sarà l’unica vera protagonista.
Affronteremo questi duemila anni di storia del codice analizzando le fonti e riportando i maggiori studi della contemporanea letteratura specialistica, con l’intento di presentare un lavoro dallo stile chiaro e comprensibile, cercando sempre di mantenere un taglio semplice e divulgativo.
Ci auguriamo che questo libro, che ripetiamo vuole essere un manuale agile e di facile consultazione, possa rappresentare per il lettore uno stimolo ad approfondire questa straordinaria materia che ci ha così tanto appassionato e che riteniamo di fondamentale importanza per la storia della nostra civiltà.
Gaspare Armato
Alessio Miglietta
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Un abbraccio al sempre splendido storico
U.
Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle blog
Ubaldo: grazie sempre, una felice domenica.
Cari Autori,
molto semplicemente: grazie per averlo scritto!
Un caro saluto.
Stefi
Stefi: grazie a te, attenta lettrice oramai da anni. Una buona domenica.
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