Omero parlava e la gente ascoltava.
La tradizione orale è stata, e lo è ancora, un mezzo per tramandare la nostra storia, quella personale, colma di esperienze da compartire, accadimenti da raccontare, fantasie da rivelare. Un mezzo che, fino a quando l’uomo sarà capace di parlare, sopravviverà a tutti i disastri naturali o artificiali che siano. La voce, dunque, forse ancora prima dell’uso di dipingere le pareti delle caverne, quella pratica pittografica che identificava scene di caccia, di vita. E siccome l’uomo ha sempre avuto necessità di comunicare, ha inventato tutta una serie di strumenti affinché non si perdesse la sua memoria. Tavolette di creta, papiri, manoscritti, libri sono stati e sono oggetti che ci permettono riscoprire la Storia della nostra presenza su questa Terra.
Corrono i tempi e cambiano i modi di divulgare: siamo nell’era di internet.
Ciò a cui stiamo assistendo è una profonda trasformazione, forse più dell’introduzione del sistema delle peciae, forse più dei torchi gutenberghiani, forse più delle rotative dei primi del ‘900, una mutazione che coinvolge non solo il letterato, l’artista, il dotto, bensì ogni singolo individuo. Un cambio, dunque, positivo per certi versi e negativo per altri, che parte dalla base della società per diffondersi ovunque, in ogni anfratto del Mondo. Tutti hanno la possibilità di riportare un evento, dal curioso allo studioso, dall’insegnante all’appassionato, dall’esperto al passante per caso.
C’è un elemento che primeggia: l’uso delle immagini, immagini presenti fin dai tempi antichi, nelle caverne, come abbiamo accennato, nei manoscritti, nei fogli esplicativi, per esempio, della Riforma e Controriforma, negli atlanti, nei libri di viaggio o di fantascienza, senza dimenticare i quadri, le xilografie, e via dicendo, immagini, dicevamo, oggi presenti più che mai.
La trasmissione della quotidiana memoria storica è piena di istantanee d’epoca, filmati, è fatta di materiali visivi che si possono addirittura scomporre, analizzare, riprodurre tutte le volte che vogliamo. L’immagine è la protagonista della nostra epoca, del nostro vivere, giacché essa rimane impressa indelebile nel nostro cervello, nei nostri occhi, è il metodo moderno di raffigurare il passato.
Pertanto, lo storico dei nostri tempi ha la possibilità di “vedere”, nel vero senso della parola, circostanze della Seconda guerra mondiale, momenti della caduta del muro di Berlino, un discorso di un presidente di Stato, una dichiarazione di un politico… Che cosa avrebbe pensato Cesare se avesse avuto a disposizione un filmato della sua guerra contro i Galli e osservarlo a distanza di anni? E Tacito nel raccontare i fatti e misfatti che descrisse nei suoi Annali?
Orbene, immagine, parola e immagine, vista e udito saranno i sensi da potenziare e da affinare ulteriormente di cui lo storico avrà bisogno più di ieri.
Di conseguenza l’importanza di ciò che si conserverà negli archivi della rete, di internet, giacché questa – ma non solo questa – sarà depositaria della nostra memoria. Con una certa difficoltà si potrà vietare a un individuo registrare e mettere on-line, per esempio, un video di un assalto a una ambasciata, o un video che testimonia la morte di una ragazza da parte di un soggetto o di una forza dell’ordine statale, o ancora un documento ritrovato per caso in un cestino della spazzatura che elenca gli appartenenti a una setta, a una loggia, ecc. Essenziale così il ruolo di archivi come quello di YouTube, quello dell’Istituto Luce, quello ancora di Flickr, della stessa Rai, e via dicendo, dove sono immagazzinati migliaia e migliaia di video oltre che di fotografie, pronti per essere adoperati in una ricerca o per semplice curiosità.
Per non dimenticare che grandi associazioni pubbliche e private stanno mettendo in rete intere biblioteche, libri rari e introvabili, testi preziosi, opere una volta destinate agli studiosi, così come vecchi filmati e fotografie dei primi anni dell’invenzione, il tutto adesso disponibile con un semplice click. Pensiamo al Progetto Manuzio, a Googlebooks, alla francese Gallica, a quello dell’immensa Library of Congress americana, solo per citarne alcune, entità che compartono l’incommensurabile ricchezza del sapere un tempo depositato solo in una sala, in un locale, in un edificio. Internet sta favorendo e agevolando il lavoro dello studioso, studioso che avrà sempre più testimonianze da valutare, e che includeranno sempre più i documenti visivi.
La Storia acquista solidamente un nuovo punto di vista.
Nov 262009
secondo la mia esperienza, nella modernità che origina nel ’900 è il cinema a riattivare la voglia di ascoltare le storie personali, come nei miti greci che anticipano la riflessione filosofica
ciao gaspare
buoni giorni
Paolo: certo, la radio, il cinema, la televisione hanno avuto una certa influenza nel raccontare e ricordare fatti e misfatti; non di meno la fotografia di fine ’800. In ogni modo, oggi la quantità di documenti è impressionante, una marea di video, immagini, foto: tutto a portata di un click, un semplice click. Buona serata.
è ben vero che questa è l’era dell’immagine. Però questa affermazione non rende perfettamente l’idea: non dell’immagine statica, che racchiude giocoforza un numero limitato di significati e che ti costringe a estrarli usando del tuo, no dell’immagine in movimento, che si dispiega e assume un solo (o pochi) significati, che ti fa faticare poco.
Tu dici: dal punto di vista dello storico è utile?
Se è una telecronaca di un avvenimento spoglia l’evento dell’interpretazione di chi la raccoglie: l’unico suo intervento è spostare la videocamera di cinque metri per escludere qualcosa o fare una scelta tra due eventi simultanei. ma ciò che racconta, non richiedondoti sforzo eccessivo, significa che non ha una sovrainterpretazione. E’ quindi sufficientemente genuina da essere utilizzata imparzialmente dallo storico.
In parte tema questo. Già si levano alti lai sul tempo che internet e blog tolgono alla vecchia cara lettura, se ci mettiamo anche l’estrema facilità di utilizzo e il poco o nulla impegno intellettuale.
Sta di fatto che se si riesce a creare un’interazione tra il video e gli osservatori, al modo dei blog, oltre all’effetto richiamo della visione si aggiunge quello del maggiore impegno cognitivo solitamente scarso nel solo guardare.
E comunque argomento interessante.
Buona, Rino.
Paolo: certo, si può spostare la telecamera di cinque metri e raccontare ciò che si vuole, e chi ti dice che i cronisti del medioevo non raccontavano solo ciò che faceva comodo (e lo facevano); dopotutto i tempi cambiano, ma i sentimenti umani, in linea di massima, restano gli stessi. Forse, dico forse, una delle differenze è che oggi si hanno più documenti da valutare rispetto un tempo, ed è anche vero che lo storico dovrà lavorare ancor più con la lente d’ingrandimento. Le immagini servono, i video servono, le fotografie servono, sono parti di un tutt’uno, sono parti che bisogna considerare, come considerare un atto di donazione, un registro di nascita, come considerare un discorso pubblico di un politico, una cronaca, e via dicendo. Nulla, nulla deve essere escluso nella ricerca storica. Parlo dei video perché è un nuovo mezzo di ricerca, sono materiali utili, materiali che, come quelli cartacei, sono da valutare, da analizzare, con lo stesso sforzo quando si esamina un manoscritto del passato… non alla leggera.
Buona serata.
Un tema interessante quello che hai posto, Rino.
Sono d’accordo quando affermi che Internet, o meglio la Internet (sembra che sia femmina!;)), stia inducendo una profonda trasformazione a carattere direi capillare, coinvolgendo i singoli individui, al di là di estrazione sociale, mestiere, provenienza, e altro.
In questa possibilità non solo di attingere alla conoscenza, ma anche di comunicare, da parte di tutti, ci trovo qualcosa di affascinante.
Concordo anche sulla funzione prevalente dell’immagine nelle sue svariate soluzioni. L’immagine unitamente ad altri documenti multimediali rendono, a mio avviso, il lavoro dello storico più completo, ma anche più complesso perché ciuascuna fonte documentale deve essere analizzata e vagliata, senza esclusione alcuna.
Mi permetto di segnalare alcune utili risorse in rete:
http://www.archividelnovecento.it/site/storia-moderna-italia-fondi-archivi-storici-gea.htm
http://www.histografica.com/
http://googleblog.blogspot.com/2008/11/life-photo-archive-available-on-google.html
http://google-latlong.blogspot.com/2009/02/new-in-google-earth-50-historical.html
Un salutone
annarita
Annarita: grazie per gli interessanti link che aggiungerò ai miei. I tempi cambiano, cambiano i modi di ricerca e di studio, si aggiungono nuove possibilità di indagine, nuove prospettive per rivedere, ristudiare la Storia, per aggiornarsi, per completare un quadro già iniziato, insomma internet ci aiuta. Ma ciò non significa superficialità, non significa accontentarsi del primo documento trovato, significa solo possibilità di ampliare le conoscenze, confrontare, analizzare… anche tramite le immagini, i video. Lo storico dovrà sempre lavorare su tutto quanto possibile offerto dalla memoria, nulla dovrà tralasciare, neanche, addirittura, un documento a primo acchito ritenuto falso.
Un caro saluto serale.
Argomento interessante che mi trova d’accordo sulle tue affermazioni. Quanti passi avanti si sono compiuti, l’era della velocità è ovunque e ciò che prima richiedeva delle lunghe ricerche, ora è a portata di un clic. E’ bello disporre anche di filmati che fanno più presa dei lontani oratori e dei testi storici, auguriamoci che mostrando la storia nella sua cruenta esternazione, possa far riflettere i posteri.
Internet è un mezzo che avvicina le distanze e facilita le comunicazioni.
Con amicizia
annamaria
Annamaria: interessante, certo, e ancor più interessante è il futuro che verrà, la quantità di documenti che ogni giorno saranno messi in rete per essere disponibili a tutti indistintamente. L’importante è che lo storico sappia discernere, scegliere, sappia decifrare un falso… ma ciò dipende da tanti fattori. Buona serata e un sempre grazie.
Io credo che lo storico, nel suo lavoro, debba essere il più possibile imparziale, e quindi saper distinguere tra le infinite verità che gli si propongono. Certamente le immagini sono uno strumento fondamentale di comunicazione, pur non dimenticandoci che stanno all’interno di un contesto “di scelta”. Chi dipinge, chi fotografa o crea un film lo fa da una determinata angolazione, la sua. Ci si potrebbe chiedere se le immagini sono “vere” o “false”. Gli antichi Greci, ad esempio, durante il IV, V secolo, rappresentavano sè stessi senza imperfezioni fisiche. Erano guidati da un’idea del Bello, e basta osservare le mutile statue del Parteone per capire come questa idea fosse importante per loro. Non è difficile pensare che passeggiando in un’Atene immaginaria, la bellezza non sia stata poi così frequente.
Per arrivare alla nostra realtà, se pensiamo alla pubblicità che ci perseguita ogni giorno dalla televisione e sulle strade, non è difficile capire che false famiglie felici e romantici mulini, servono solo a nascondere la vendita di un prodotto. Come tutti sanno, nella difficile realtà in cui viviamo queste cose non esistono, almeno per la gente comune. Eppure l’immagine ci è necessaria per comunicare, come dimostrano secoli di storia dell’arte e, più recentemente l’avvento prepotente del cinema e di tutti i media, Internet compreso.
La psicologia ne dà una spiegazione: l’inconscio produce immagini (i sogni e le fantasie) e comunica solo con quelle. Da ciò si evince che l’immagine ci è assolutamente necessaria, proprio perchè nostro patrimonio profodo. Tuttavia, l’accento odierno sulle immagini, l’onnipresenza della televisione, Internet, hanno tremendamente impoverito la comunicazione verbale e quella scritta. Quando ero bambina (sono nata nel dopoguerra) la sera ci si sedeva attorno al tavolo di cucina e si raccontavano storie. Si interagiva. Questo non succede più, perchè ormai la tv ci ha reso elementi passivi di quanto succede. In quanto ad Internet sarei cauta a dire che avvicina le distanze: non dimentichiamo che le relazioni che si instaurano su Internet mancano di fisicità, non usano i nostri sensi, il vedere, il toccare, l’annusare. Tutte manifestazioni fondamentali perchè la sensorialità è un’antenna dell’uomo, è coi sensi che si avvicinano la gente e la natura. La storia stessa si è costruita attraverso di essi. Credo che ci sia una notevole differenza tra lo stare su un campo di battagliae vederlo per Tv. Manca, nel secondo caso, l’emozionalità che ci pervade se stiamo in loco invece di essere comodamente seduti in poltrona. Finisco il mio lungo intervento aggiungendo che io stessa uso Internet, ma non lo considero un mezzo fondamentale. Non ho alcun rifiuto per i sistemi moderni, ma credo che non dobbiamo dimenticare i sedimenti che la lunga storia dell’uomo ci ha lasciato dentro e che fanno parte del nostro patrimonio.
Bianca: senza ombra di dubbio, lo storico deve essere imparziale o, quanto meno, cercare di esserlo, giacché non sempre è facile, Marc Bloch ce lo insegna. Ritornando alle immagini, a mio avviso queste devono essere considerate come un qualsiasi altro documento, un testamento, una lettera, un trattato di pace, e via dicendo, un documento da esaminare nei minimi particolari, partendo dall’autore, dal suo curriculum vitae, dal suo carattere, dalle circostanze, dalla veridicità dello stesso, insomma, partendo da tutto quel lavoro di analisi che c’è prima di concludere se è un materiale valido per essere considerato attendibile. Questo il primo passo, poi tutti gli altri a seguire. E i filmati, le foto di oggi, come quelle di ieri, devono essere incluse nell’analisi di un periodo storico o di un determinato accadimento, non possono venire trascurate, sta poi allo studioso catalogarle e accettarle o no. Nel frattempo, la Storia ha, oggi, il vantaggio di avvalersi anche, ma non solo, di quelle tecnologie una volta sconosciute, quel progresso che permette addentarsi e capire meglio un’epoca. Se internet, la rete, se anche un semplice telefonino ci serve, ebbene dobbiamo includerlo nelle nostre ricerche, non possiamo riferirci solo ed esclusivamente alla carta, ai libri, ai fogli, alla scrittura, dobbiamo includere una voce, un audio, un film. Cambiano i tempi, cambiano i modi, sebbene la base della ricerca resti sempre la stessa (ne ho accennato qua).
Questa la mia attitudine quando mi addentro in una ricerca.
Una buona domenica.
Caro Rino,
stimolante l’articolo, interessante la discussione.
Proprio oggi vedendo l’ultima, ahimé, puntata di Passpartout dedicata alle Biblioteche d’Europa (suggerisco di visitare il sito della Bibliothèque nationale de France, facilmente reperibile in rete), pensavo a come sia sempre più facile disporre di una quantità enorme, inaffrontabile a mio avviso e spesso inimmaginabile, di informazioni, testi, immagini, suoni (p.e. in rete ho trovato riproduzioni di musiche medievali e rinascimentali). E in questo caso non ci sarebbe nemmeno il problema della conservazione, a differenza dei codici, dei libri, dei cd, ecc., trattandosi di un’infinito archivio composto solo di 0 e 1..
Quindi sicuramente lo storico si trova con più, ma soprattutto con differenti, risorse a disposizione per svolgere il suo compito e qui mi sorgono alcuni dubbi.
- La quantità enorme di materiale da esaminare, verificare.
Spero che, come per le regole della ricerca storica, vi siano delle regole o meglio, delle modalità per poter “setacciare” le informazioni su Internet con una certa velocità e sicurezza della fonte.
- La soggettività del materiale prodotto.
Se di uno stesso evento si dispongono di più filmati o foto, fatti da soggetti ed angolazioni diverse, immagino l’analisi storica meno complicata e più “oggettivabile”; ma troppo spesso si dispone di un unico filmato che occorre, fino a prova contraria, considerare come assolutamente vero!…
Comunque sempre più soggetti sono pronti a fissare con il cellulare eventi e a ritrasmetterli in rete, forse colti da quest’ansia competitiva di essere i primi dare la notizia! Quindi, nel tempo, forse anche questo problema si risolverà.
Bene, penso che avrai il tuo bel da fare con tante informazioni da valutare e gestire ma confido che ciò non potrà che arricchire i tuoi studi e qui i tuoi articoli.
Quindi buon lavoro ed una proficua settimana!
Un caro saluto.
Stefi
Stefi: il mestiere dello storico, come ho prima accennato, è leggermente cambiato rispetto al passato, a 50-80 anni fa. Accanto documenti cartacei, oggi ha anche documenti visivi, sonori, ha tutta una quantità di elementi che deve, per forza e per rigore di studio, inserire nella sua analisi. Certamente non sarà compito facile, né semplice individuare il falso dal vero, dal veritiero, ma ciò non significa dover tralasciare certi materiali perché nuovi o moderni o perché ancorato, lo storico, a vecchi parametri. Tutto serve, tutto deve essere messo sul tavolo, tutto deve essere esaminato con rigore e logica, con professionalità e serietà. E maggiore sarà col passare degli anni, il volume di dati disponibili.
Buona settimana.
A proposito di cose di interesse storico messe in rete, ho scoerto un sito carino che forse conosci già:
Il Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana
http://www.archeogr.unisi.it/repetti/index.html
molto carino. Ci ho trovato notizie sul mio quartiere, sui toponimi, ecc.
Lo conoscevi?
Un caro saluto,
Artemisia
Ciao Artemisia: sì, conoscevo il sito, lo avevo sbirciato qualche tempo fa, mi sembra interessante. Hai fatto bene, in ogni modo, a segnalarlo, quanto meno resta in questi archivi affinché anche altri possano servirsene. Buona serata.
Ricevo dalla prof. Laura Tussi una interessante iniziativa che pubblico con piacere:
PROGETTO “PER NON DIMENTICARE”
di Laura Tussi
Prosegue l’iniziativa dal titolo “Per non dimenticare”, organizzata dall’Istituto Comprensivo Prati di Desio (Monza e Brianza), con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale e dell’Assessorato alla Cultura di Nova Milanese. Questo progetto si pone l’ambizioso traguardo di unire tutte le forze democratiche che hanno a cuore i valori dell’antifascismo e della Costituzione, presenti sul territorio, in merito alle tematiche collegate al ricordo, al recupero della memoria storica e alla tutela dei diritti umani. In qualità di Docente presso l’Istituto Comprensivo via Prati Desio (Monza Brianza), ho organizzato in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Nova Milanese, l’ARCI, l’ANPI, l’ANED, l’APEI, Emergency, Peacelink, Il Dialogo e la Rete Antifascista Nord Ovest Milano, incontri a tema, volti ad approfondire il Progetto Memoria Storica a Nova Milanese, dal titolo “Per non dimenticare” intrapreso, a partire dagli anni ’70, dall’Amministrazione Comunale e dalla Biblioteca Civica di Nova Milanese, con la raccolta di videotestimonianze, interviste e documentazioni inerenti la memoria dei campi di concentramento e di sterminio nazisti.
Gli eventi del ciclo “Per non dimenticare” vogliono proporre all’attenzione del pubblico delle importanti riflessioni sull’attualità dei valori sociali e dei diritti civili e umani, di cui occorre continuamente fare memoria, ripercorrendo l’analisi del passato storico, per evitare di compiere gli errori della storia, a livello di violazione della dignità delle persone, sotto varie forme e vari aspetti, dall’intolleranza per le diversità, dall’oppressione delle differenze, alla considerazione del dialogo tra le parti e le categorie e tipologie umane, nel rispetto dell’ambiente circostante e dell’ecosistema, per un futuro a misura di persona, in un contesto ecosostenibile e nonviolento, basato sui valori della pace e della valorizzazione delle differenze di ogni genere e tipologia umana, nella libertà di espressione e di pensiero.
Laura Tussi, docente Istituto Comprensivo Prati di Desio (Monza e Brianza)
In questo link sono visibili i video del ciclo di eventi “Per Non Dimenticare”
http://www.youtube.com/lauratussi