Vi sono personaggi che la Storia ha poco studiato, sia perché lavoravano dietro le quinte, sia perché ritenuti poco influenti, sia perché la loro vita è poco documentata. Eppure, quella di Bonbon Robespierre, oltre a essere interessante, ci parla di una parte della Rivoluzione francese nascosta ai più.
Nato nel 1763, cinque anni dopo il fratello Maximilien e tre dopo la sorella Charlotte, Augustin fu legato indissolubilmente alla vita politica del più conosciuto Robespierre, quel personaggio Incorruttibile che vide gli anni del Terrore nella Francia dilaniata da una guerra spesso fratricida che non vedeva la fine.
Ma a differenza del fratello, preciso, austero, disciplinato, Bonbon era un bon vivant, quasi sfaccendato, più facile ai piaceri che ai doveri. La vita lo porterà a percorrere le strade della Francia, da Arras, paese natale, a Parigi, a Tolone, a Marsiglia, a Oneglia, a Nizza, a contatto col futuro imperatore Napoleone Bonaparte. E ciò lo renderà partecipe attivamente, più del fratello che rimase per sempre nelle sale del palazzo decisionale, presente anima e corpo in quei luoghi dove la ghigliottina tagliava teste come pane quotidiano.
Augustin, per il suo modo più umano di vedere la Rivoluzione, aveva un cuore, un cuore che lo porterà a scarcerare spesso e volentieri detenuti solo perché ubriachi, o gente che ignorava ciò che stava accadendo in quegli anni, o frati incarcerati perché cattolici, o donne perché madri di realisti, a volte confrontandosi con personaggi oscuri il cui unico scopo era quello della vendetta. Nelle sezioni, ho visto un sacco di attivisti che erano la stupidità personificata, avrebbe detto al fratello.
E l’amore del piccolo Robespierre verso Maximilien era tanto grande che un giorno gli scrisse:
Caro fratello, non riesco a nasconderti i miei timori, tu suggellerai la causa del popolo con il tuo sangue, e forse il popolo stesso sarà così disgraziato da colpirti; ma io giuro di vendicare la tua morte, e di meritarla con me.
Mai parole furono più profetiche, come vedremo.
Fu grazie al maggiore che Robespierre jeune fu eletto alla Convenzione come deputato di Parigi, in quell’assemblea sostanzialmente controllata proprio da Maximilien. Motivo per il quale Augustin lasciò, insieme alla sorella Charlotte, la città d’origine, Arras, per spostarsi nella sempre desiderata capitale: era il settembre 1792, lui appena trentenne.
La Francia di quegli anni era una terra devastata da un dramma inenarrabile, sangue, teste tagliate, odio, rancore, terrore, guerra civile e guerra oltre frontiera, una guerra che stava abolendo l’ancien régine e dando vita alla repubblica. I rappresentanti in missione, come lui, inviati dalla Convenzione per controllare e propagandare la nuova fede rivoluzionaria, viaggiavano a due a due, in carrozze spesso della vecchia aristocrazia, decisi a tutto pur di seguire con il processo innovatore che talvolta vecchi, contadini, popolazione analfabeta non riusciva a comprendere. Una Francia, dunque, in un disordine tale che anarchia e confusione erano elementi, forse, indispensabili per la riuscita, per il cambio.
Eppure Robespierre jeune avrebbe ben interpretato la sua parte, la parte che la rivoluzione gli aveva assegnato, una parte anche di eroe. Come a Tolone, quando Augustin si distinse inaspettatamente. Scrisse:
Sono stupitissimo di essere un eroe. Mi rassicurano che lo sono, mentre io non ci pensavo proprio. Ero tra i ranghi, durante l’azione non ho visto né pallottole, né palle di cannone, né bombe, non vedevo che il fortino da prendere. Al fortino! È nostro, andiamo, coraggio, amici miei! Sono giunto ai suoi piedi senza neppure accorgemene…
La sua donna favorita era l’ex marchesa La Saudraye, una donna chiacchierata che lo accompagnerà nel suo viaggiare per la nazione, una donna che, si dice, abbia avuto una certa influenza su lui, più o meno come tutte coloro che erano al fianco dei grandi protagonisti dell’epoca. Non dimentichiamo il loro ruolo spesso decisivo, nella Rivoluzione francese – lo storico francese Michelet ne ha scritto un libro che vale la pena leggere.
Augustin era del parere che bisognava terminare con la Rivoluzione, affinché questa vincesse, che bisognava garantire la libertà di culto, che uno degli errori era stato quello di ingaggiare una guerra contro la chiesa cattolica. Così come rivedere i concetti dell’amministrazione della giustizia, aprire a nuove idee meno drastiche, meno feroci, meno personali. Il Terrore, dopotutto, faceva male alla Nazione. Un Terrore che si riverserà addirittura sui due fratelli, sull’Incorruttibile e su Bonbon.
Il 10 termidoro, 28 luglio, 1794 Maximilien e Augustin Robespierre venivano ghigliottinati.
Rino, addentrandosi nei fatti.
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- Sergio Luzzatto, Bonbon Robespierre, Einaudi, 2009.
- Jules Michelet, Le donne della Rivoluzione, Bompiani, 2003.
- Charlotte Robespierre, Ricordi sui miei fratelli, Sellerio, 1989.






Tra i miei progetti di studio per quando sarò in pensione c’è quello di approfondire il periodo del Terrore e la figura di Robespierre.
Ringrazio perciò per questo interessante post e per la bibliografia.
franca
Ma che bel personaggio che emerge dal tuo articolo, caro Rino!
Assolutamente a me sconosciuto…ma è proprio ciò che mi affascina del tuo Blog, l’entrare in contatto con aspetti e soggetti della Storia che, diversamente, rimangono sconosciuti ai non addetti ai lavori!
Un sempre semplice ma sincero Grazie!
Stefi
Franca: interessante periodo quello del Terrore, nella Francia di fine XVIII secolo. Ma per capirlo doverosamente bisogna partire magari qualche decina di anni prima, forse meglio da fine ‘600, e ancor più ti consiglio indagare la base, la società, l’economia, la cultura di quel periodo. Grazie per commentare. Buona giornata.
Stefi: personaggio secondario, ma non tanto, giacché parte della famiglia Robespierre che ha avuto una certa rilevanza nei fatti rivoluzionari. Oltre al libro che raccomando, il volume di Luzzatto, un altro è doveroso leggerne, della sorella Charlotte, anche se, dicono, il testo sia stato un po’ manipolato. Un caro abbraccio.
Non ho letto il libro di Luzzatto ma vado a comprarlo. Ho ascoltato e visto la presentazione nella trasmissione di Augias. Il personaggio di Augustin mi pare molto interessante specie per il suo contatto con il “paese reale”!
Liliana: se non ricordo male, potrei sbagliarmi, vi sono pochissime opere in italiano dedicate ad Augustin Robespierre, e questo di Luzzatto a me è sembrato interessante. Buon pomeriggio e grazie per commentare.
spesso è la cosiddetta storia minore che ci fa conoscere meglio i grandi avvenimenti.Grazie!