Inganni ad arte, il trompe l’oeil a Firenze

Dicono che la vita è un’illusione, dicono anche che la vista può essere ingannata, dicono inoltre che gli artisti ne sono esperti. Trompe l’oeil si chiama quest’arte, sebbene alcuni la trattino ingiustamente come arte minore, arte frivola, quest’arte, dicevamo, che riesce a confondere facilmente i nostri sensi, i nostri occhi, a riverlarci una verità che forse non esiste, una verità forse distorta.

Un ragazzo, suppongo spagnolo, con gli occhi spalancati, un piede quasi fuori dal quadro, con una sottile camiciola mi aspettava. Un quadro del 1874, In fuga dalla critica, del pittore catalano Pere Borrell del Caso (1835-1910), una tela in cui il giovane sembra realmente uscire dalla cornice, una pittura provocatrice al punto tale che mi avvicinai e gli sussurrai: fuggi! Un’opera che vuole essere “una metafora dell’arte stanca di sottostare immobile e indifesa ai giudizi critici”. Il ragazzo incarna, dunque, la voglia di scappare da questo ancestrale e spesso deleterio status quo.
Ma l’attrazione simpatica della prima sala è una grassoccia donna di mezza età vestita con una colorata camiciola stile hawaiano, che trattiene un passeggino pieno di pacchi, in cui un bambino sembra sonnecchiare. Stavo lì a guardare il quadro di cui sopra e non mi resi conto che quella figura in penombra non era una persona in carne e ossa, ma un meraviglioso lavoro dell’artista americano Duane Hanson (1925-1966), Donna con bambino nel passeggino (1985), lavoro tanto realistico che travisa con facilità la nostra visione della realtà. Mi soffermai un paio di minuti assorto, cercando di carpire l’iperrealismo di questo maestro che mi aveva ingannato.

A Firenze, nello storico Palazzo Strozzi, è in corso una bellissima mostra, sino al 24 gennaio 2010, dedicata proprio a meravigliare l’occhio, un itinerario che spinge il visitatore a indagare, a scoprire dove sta l’imbroglio, a toccare con mano, addirittura, in una sala dedicata alla sperimentazione.
Secoli di arte proposti davvero in maniera elegante, semplice, in una maniera che incuriosisce. Dalla natura morta all’autoritratto, dalle sculture al legno intarsiato, una deliziosa scorpacciata che per digerirla bisogna andare piano, lenti, a passo di formica, assaporando ogni singolo pezzo.
Non desidero togliervi le tante sorprese, ma altre due devo raccontarle, perché hanno avuto su di me un effetto dirompente.
Una è l’incantevole tela di Johannes Wumpp o Gumpp (1626-notizie fino al 1646), del 1646, Autoritratto. Il pittore, guardandosi in uno specchio ottagonale, dipinge con cura il suo viso. Elegante il gioco dei rimandi: lo vediamo di spalle rispecchiato mentre abbozza il suo ritratto. Inoltre: per rendere la scena realistica al massimo, un cane e un gatto sembrano litigare, mentre sul tavolo oggetti di vita quotidiana completano l’insieme. Sostai a lungo, trattenendo il respiro per meglio entrare nella dinamica, per meglio confondermi con il palpitante alito del quadro.
L’altra sorpresa fu il quadro di Gerrit Dou (1613-1675), pittore allievo di Rembrandt, Autoritratto con tenda verde, 1645 ca. Ciò che realmente colpisce è la tenda appesa da un’asta color bronzo, asta applicata in una finta cornice nera. La figura, in tal modo, sembra ancor più veritiera, in quando più profonda e più intrigante, profondità che ricalca anche il grande libro sporgendo dal davanzale della finestra. E ricordo che pure il Tiziano aveva usato tale motivo, quello della tenda, – Ritratto dell’arcivescovo Filippo Archinto, 1556-1558 ca. -, ma il contesto era ben differente.

Mi fermo. Vi suggerisco visitare la mostra.

Rino, ingannato ad arte.

9 Risposte

  1. Il trompe l’oeil è certamente un elemento di grande fascino della storia dell’arte. Lo è perchè invita lo spettatore ad entrare nel quadro, a farne parte. Non lo lascia esclusivo fruitore, ma ammicca verso di lui e gli pone una domanda sottile: sei tu che osserìvi il quadro o è il quadro che osserva te? Nella splendida opera di Gerrit Dou, che ho avuto modo di ammirare ad Amsterdam, il pittore si sporge dalla cornice guardando intensamente chi lo guarda, come ad invitarlo ad entrare nel suo mondo. Questa magnifica ambiguità mi ricorda una storia raccontata da Chiang Tzu, un saggio Taoista vissuto prima di Cristo che diceva: “Ho sognato di essere una farfalla. Ero io che sognavo di essere la farfalla o la farfalla sognava di essere me?”. E sì, la realtà è molto più ambigua di quanto i nostri modesti sensi tendano a giudicarla. Vi invito a ricercare e considerare due magnifiche opere che ripercorrono lo stesso tema. Una si trova alla National Gallery di Londra e rappresenta i “Coniugi Arnolfini”, dipinti da Jan Van Eich, un pittore fiammingo 1390(?) 1431, che li ha dipinti in un interno con uno specchio sul fondo in cui sono riflessi di spalle assieme al pittore che li ritrae. L’altro è il celeberrimo “Las Meninas” di Velazquez (1599 – 1660) dove in un gioco di specchi riflessi viene mostrato il pittore che lavora, le figlie dei reali di Spagna e i reali stessi. Entrambe scene aperte a chi guarda, come se il quadro non avesse termine nella cornice, ma poroponesse uno spazio immaginario al di là della tela, da cui lo spettatore può entrare in una realtà “altra”.

  2. Bianca: parlando tu di opere, mi sovviene in questo momento la Camera degli Sposi del Mantegna nel Palazzo ducale di Mantova, un lavoro davvero stupefacente per l’epoca (XV sec.), e nello stesso tempo una pittura in una grande facciata di un edificio di Québec, Canada, che vidi qualche anno fa, in cui si rappresentava un arco, delle scalinate e sul fondo una serie di case, il tutto come fosse l’entrata a un più vecchio quartiere. Insomma, gli effetti ingannevoli di una buona pittura posso essere tali che, a primo acchito, l’occhio rimane intrappolato nel gioco, sebbene, a maggiore attenzione, si percepiscono dettagli che nella vita reale magari vengono diversamente concepiti e assorbiti. A tal punto mi chiedo se l’occhio intuisce la realtà o solo ciò che desideriamo vedere… ma questa è un’altra questione.
    Grazie per il tuo commento. Buona giornata.

  3. Veramente ingannato ad arte. Da fermare e chiamare al dialogo. l’articolo è sincero, così come l’ opere. Bravo.

  4. Ricardo: benvenuto e grazie per la tua presenza. Un saluto al Brasile. Buona serata.

  5. Interessante segnalazione, grazie Rino: adoro l’arte pittorica in tutte le sfaccettature, in particolar modo quella del passato e quest’arte coinvolgente è molto intrigante. Condivido: sembra di far parte del dipinto, di entrarne, di esserne risucchiati, la magia dei grandi artisti veri!
    Un caro saluto.

    p.s. (oggi con splinder ho problemi, non posso rispondere ai commenti e neanche più utilizzare il blog per i post e pvt, speriamo possano rimediare)

  6. Annamaria: anche a me piace tanto la pittura, addirittura ho scritto un saggio che tratta della storia nell’arte, di come certi eventi e certi particolari sono raffigurati grazie alla tecnica pittorica. E il Trompe l’oeil mi ha sempre affascinato, forse perché tratta di come il reale possa facilmente ingannare. Buona serata.

    p.s.: speriamo di ripristini il servizio di Splinder.

  7. Questa mostra mi incuriosiva e adesso mi riprometto proprio di andarci.
    Grazie del consiglio, Rino!
    Artemisia

  8. Grazie per la segnalazione, mi piacerebbe tantissimo trovare una giornata per andare a vedere questa mostra!
    E tra i tanti riferimenti, un pensiero riconoscente e sempre meravigliato al grande Salvador Dalì, moderno ma non per questo meno affascinante!

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